Il film che ha vinto 3 Oscar , il regista che è riuscito a rinascere, una sceneggiatura superba.

ad Argo, The General Staff di Ataollah Salmanian, un progetto di cui si parla da tempo e che racconta un’altra versione dei fatti. Da parte sua gradiremmo molto che, per mostrare la sua buona volontà, si battesse per la libertà di tutti i registi che nel suo paese non possono girare film. (Jafari è solo uno dei tanti privati della possibilità anche di partecipare a festival e dibattiti).
Ma parliamo di Argo. Tre Oscar (miglior film, miglior sceneggiatura non originale, miglior montaggio) il film di Ben Affleck è tornato nelle sale, pur essendo già disponibile in dvd. Ed è sempre e solo la sala il luogo privilegiato per la visione di un film.
Ci sono tante cose in questo film: c’è una pagina della storia politica degli Stati Uniti, c’è una satira garbatamente ironica di Hollywood, c’è l’amore per il fumetto, per la fantascienza e soprattutto c’è l’amore per il cinema e tutti questi temi si intersecano senza che l’uno prevarichi l’altro ma tutto tende ad una trama lucida intorno ad una storia vera, quella di Tony Mendez, uno dei migliori “esfoliatori” della Cia. (Esfoliatore è colui che ha il compito di “portare fuori dalle situazioni più difficili” uomini )
Ci si attiene strettamente alla narrazione di fatti realmente accaduti con toni ora ironici, ora drammatici:irresistibile la coppia Goodwin /Arkin “La storia comincia in tragedia e finisce in farsa. L’ha detto Marx” “Groucho?”
E’ il 4 novembre 1979, lo Scià si è rifugiato negli Usa , a Teheran è arrivato acclamato e osannato Komeini, scocca l’ora della resa dei conti. Le manifestazioni si susseguono, si bruciano bandiere, si assalta l’ambasciata americana, si fanno dei prigionieri e sei di loro riescono a mettersi in salvo trovando ospitalità in casa dell’ambasciatore canadese.
Tre i luoghi in cui viene girato il film.
Los Angeles (il lato leggero) “Vieni a Hollywood per organizzare un film che non si farà mai? Hai scelto il luogo giusto”
Washington (il dramma e gli intrighi) “Non avete una cattiva idea migliore di questa? “
“questa è la migliore cattiva idea che abbiamo, signore, di gran lunga la migliore”
e Istambul (il thriller) ed è dal possibile intreccio dei tre mondi che inizia il lavoro di Ben Affleck, lavoro che lo porterà a raccontare una storia vera ai limiti dell’incredibile. Ed è la commistione di questi tre mondi che rende necessaria la presenza costante di Tony Mendez (Ben Affleck), l’esperto esfoliatore della Cia, per tutta la durata della storia da raccontare. Quello che deve affrontare è una corsa contro il tempo, una lotta contro le forze burocratiche che rendono sempre più pericolosa e di difficile l’attuazione della missione da compiere.
Come la storia si dipana in tre mondi diversi anche la cinepresa si muove in maniera diversa. Camera a mano nelle scene di interni (nella casa dell’ambasciatore canadese), dominio del dolly (negli uffici della Cia, nella sede dell’Ambasciata Americana), mentre l’uso dello zoom è riservato alle scene che hanno come set Hollywood.
Tony Mendez deve lottare anche contro la diffidenza e la paura di coloro che vuole salvare che non riescono a credere alla storiella che dovrebbe ingannare gli iraniani.
“Pensi che la tua storiella varrà qualcosa quando avremo una pistola puntata alla tempia? “ “Credo che la mia storiella sia l’unica risorsa fra voi e la pistola”,
Ma tutto è studiato nei minimi particolari non ci possono essere errori nella messa in scena progettata dalla Cia e, partendo dall’affermazione “Se vuoi vendere una bugia lascia che sia la stampa a venderla per te” si organizzano audizioni, si elaborano bozzetti per i costumi, si scrive uno “Story board” per le scene, si arriva perfino a preparare un provino appositamente per la stampa, mentre si vende la pubblicità a tutte le principali riviste di cinema. Gli studi cinematografici si chiamano “Studio Six, Production” un sottile richiamo alla missione…salvare i sei americani, portarli fuori dall’Iran facendoli passare dal luogo più controllato: l’aeroporto di Teheran.
E durante la visione del film è successo anche a me, come allo spettatore meno smaliziato, e la colpa è di Affleck che dirige il suo film come un thriller, mantenendo sempre alta la suspence. Pur sapendo come va a finire nel momento clou, quando la falsa troupe è all’aeroporto in attesa di superare gli ultimi controlli, mi sono ritrovata ad incitare, per fortuna sottovoce, gli americani ad affrettarsi, a salire al più presto su quell’aereo che li porterà in salvo. Un respiro liberatorio quando l’aereo lascia i cieli iraniani, sospiro che resta bloccato quando, in una delle ultime scene notiamo Sahar, la governante dell’ambasciatore canadese, che è riuscita a lasciare l’Iran e viene accolta in Iraq.
Gli eventi segretati da Carter e resi finalmente pubblici da Clinton negli anni ’90, hanno fatto sì che per anni si sia creduto che erano stati i canadesi a liberare i sei americani e anche le onorificenze concesse a Mendez sono diventate effettive solo dopo che si è conosciuto il ruolo della Cia.

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