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Arcitaliana Ida, l’antieuropea

Ida Magli, scomparsa a 91 anni, aveva adattato l’entoantropologia dedicata alle popolazioni primitive, allo studio delle società italiane ed europee passate e presenti.  

di Giuseppe Mele | 27 Febbraio 2016

91enne, è venuta a mancare la professoressa romana Ida Magli, a 10 anni dalla scomparsa della fiorentina Oriana Fallaci. Ida non può essere considerata, come fatto da molti, l’erede della prima. Sono state infatti due contemporanee. Due donne che insieme adolescenti vissero il fascismo e ventenni il dopoguerra; e che, nell’accademia e nel giornalismo, si ritrovarono dopo paladine della stagione del femminismo quando questo era un tutto unico con la protesta contro gli americani in Vietnam.

L’Ida, colonna della rivista filoPci Noi Donne, era l’accademica de Gli Uomini della Penitenza. Lineamenti antropologici del medioevo italiano del ’67, del Matriarcato e potere alle donne del ’78 e del Gesù di Nazaret dell’82 che le valse il premio Brancati. Aveva adattato l’entoantropologia dedicata alle popolazioni primitive, allo studio delle società italiane ed europee passate e presenti.

Una rifondazione che andava di pari passo con quelle coeve su sociologia, estetica, semiotica. Uno straordinario sforzo alternativo che toglieva al pensiero conservatore, proprio quelle scienze umanistiche che storicamente ne erano fondamento. Per questo Ida Magli era un mito per noi giovani donne degli anni’70 impegnate sul fronte politico e sociale del femminismo, dicono le fan di ND. Proprio come lo era, per l’insieme della sinistra, l’altro letterato scomparso di questi giorni, Umberto Eco.

Poi d’improvviso tutto un mondo che l’aveva vista protagonista, dall’Università, abbandonata nell’88, a Repubblica e L’Espresso, dalle Enciclopedie alle riviste femministe ed antropologiche, l’abiurò, di colpo, per molti gravi delitti di lesa maestà, tra cui anche la regale Bruxelles.

Agli esordi della seconda repubblica, con La bandiera strappata, la Magli non esitò a denunciare la fuga dei progressisti, impegnati a buttare al macero  idee e programmi per aderire incondizionatamente alla Supereuropa dell’accordo di Maastricht della cui ignoranza sui contenuti , da parte di politici e popolo, Ida si diceva convinta. Tanto da spiegarli dettagliattamente nel Contro l’Europa, tutto quello che non vi hanno detto di Maastricht. 

Non era stata Ida a cambiare. Eppure il nero sudario che le si strinse attorno, senza neanche l’attenzione dei violenti attacchi riservati alla più celebre Oriana, ne sviluppò il percorso, tra la critica laica all’abbandono delle radici cristiane ed all’avanzante colonizzazione italiana ed europea con strali indirizzati tanto a Papa Wojtyla, quanto alla finanza filoterzomondista ed islamica.

Munita dei preziosi concetti di Parola contro Immagine, non rinunciò alla sua battaglia per la donna, trovando nuove alleate nelle vicende delle religiose, di Santa Teresa di Lisieux fino alla Madre di Dio, in un percorso sempre più a rischio davanti all’accettazione passiva del brutale ritorno indietro indotto dall’invasione immigrata islamica, come ricorda il suo discepolo Pierfranco Bruni.  

Quasi non volendo, Ida si trovò alla testa del mondo conservatore, realista, liberale, populista, cattolico, nazionalista e postfascista; anche qui sollevando non pochi sopraccigli tra i nuovi amici, che sentivano quasi un’usurpazione la voce diretta della scrittrice, che nell’enfasi antifinanziaria arrivava anche ai toni antisemiti. Ed il suo disilluso j’accuse sulla pochezza politica femminile non poteva offrirgli i favori delle donne di destra e di sinistra.

Non meraviglia dunque la disattenzione per la scomparsa di questa grande donna dall’onestà intellettuale inattaccabile, che letta, decenni dopo, sorprende come una vaticinatrice eccellente.

L’ultima speranza Ida, l’ha consegnata alla bellezza. Non quella dell’arte o dei paesaggi, ma ad una terza, quella della nostra storia, tradita nei secoli come gli italiani lo sono stati dai loro governanti. E’ la tesi dell’ultimo volume, Omaggio agli italiani: una storia per tradimenti. Non c’è dubbio che nel tempo non si potrà che dare ragione a questa pura arcitaliana.

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, battaglia, bruxelles, europa, fascismo, fiorentina, giovani, Ida Magli, mondo, populista, repubblica, rifondazione, seconda repubblica, speranza

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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