Dalla democratura alla scemocrazia. Occorrerebbe un manuale per difendersi da ogni tipo di scemo.
“Siamo disponibili con gli uni o con gli altri, alternativamente”. E menomale. Se no sarebbe un’ ammucchiata!
Giggino batte i piedini. Dialogo con PD senza Renzi e con Lega senza Cav. Poi nega di aver mai detto no a Matteo, mentre conferma il no a Silvio.
“Mai posto veti su di lui”, spergiura, oggi. Domani si vedrà.
Il veto sul Cavaliere ha portato esattamente un risultato opposto a quello sperato. quello di ricompattare il centrodestra, se ce ne fosse stato bisogno. Tajani docet.
Incastrato in una bieca retorica, in un cul de sac dal quale non sa come uscire, si sbatacchia come un povero toro nell’arena.
Speriam che resti col cerino in mano. Certo che è difficile per uno pseudoopinionista di breve corso come me, prendere posizione e fare un’analisi appena appena decente, con questa schizofrenia compulsiva di quello che si ritiene il reuccio eletto per acclamazione.
In realtà considerando tutti gli aventi diritto, compresi quelli che non hanno votato, siamo a circa il 25 percento. Un quarto del loro popolo, o meglio di quello che considerano tale e cioè di loro proprietà. Sono certi, convinti, che gli italiani abbiano scelto in modo inequivocabile le loro astratte teorie. Una cosa è certa. Sta facendo concorrenza ai vignettisti e a chi fa satira. Sta rubando il mestiere a chi fino a oggi si è dato da fare per tirarci su per non farci cadere in depressione conclamata. Ma negli ultimi tempi è sufficiente accendere la tv aprire i giornali entrare nei social e immediatamente si comincia a ridere. Giggino studia di notte le battute, aiutato e sostenuto nel mandarle a memoria, dai suoi autori/sodali, e sbatte a destra e a manca come una palla da biliardo. Riceve un colpettino qui e un colpettino là cercando di colpire il pallino. E tutti i detrattori stanno aspettando che sbagli bglia. Colpisce palle alla rinfusa imbucando quelle sbagliate. Mentre gli illusi aspettano frementi la nona palla. “Quando impari a giocare a biliardo , puoi avere l’impressione che sia un’arte. Esistono diverse varianti, strategie ed espressioni da imparare oltre a sapere come mandare la palla in buca.” (Non ho idea di come si gioca a biliardo, ma la metafora allegorica o viceversa, mi è piaciuta. Se ho sbagliato mi corigerete!).
Ma di certo “Per giocare, devi essere in grado di capire la terminologia e le regole. Prendere familiarità con il vocabolario del gioco renderà più facile e rapido il processo di apprendimento. Non sentirti troppo sicuro o frustrato. I tavoli possono cambiare padrone in un attimo. Concentrati sul migliorare la tua tecnica, non sulla vittoria”.
E invece lui è concentrato solo su quella. Volli sempre volli , fortissimamente, per dirla con
il nostro fiero Vittorio. No no, né Feltri né Sgarbi.
Mai eravamo arrivati a questo neppure nella prima repubblica. Forse il ragazzo avrebbe bisogno di un tso. Non voglio pensare che sniffa o che fuma, non pare il tipo. Certo è che, come succede spesso a chi si ritrova a livelli che non gli competono e per i quali non è preparato, il successo conquistato con pochissimo sforzo e ancor meno risorse, o addirittura con il nulla, gli ha dato alla testa. Vincere al gioco, soltanto per mera fortuna, spesso inebria/ stordisce e conduce a “completa confusione mentale dinanzi ad una situazione imprevista o che emoziona molto”. Manda in ciampanelle, come si dice a Firenze.
Intanto un personaggio di tutto rispetto, lo storico Giannuli, già collaboratore di Gianroberto Casaleggio, dagli strapuntini di vari talk sostiene di non essersi allontanato dai pentastellati, bensì sono loro che hanno intrapreso una via velleitaria e stalinista, che lo ha portato a prenderne le distanze : “in larga parte il movimento è una scatola vuota. Sui contenuti politici puoi trattare, ma su gli slogan come fai ? Finché fai opposizione ti va bene. Dopo paghi..”
Ed eccoci a Martina. Con la consueta vivacità tuona: “Di Maio propone al PD di seppellire l’ascia di guerra e di formare insieme un Governo per il Paese. Chiamate il Segretario del Partito Democratico.”
Assistente: “E’ lei il Segretario del PD.”
“Bene. Allora so già tutto. Ci facciamo un bel pranzetto?”
Note a margine.
Non è dato sapere se il Matta, scomparso momentaneamente dalle scene alle quali non è aduso, si sia rifugiato a Monte Senario, ad Assisi dai Padri Cappuccini, o in quel di San Giovanni Rotondo da San Pio, a offrire ex voto prodromici de tremebondo evento che lo attende in settimana. Oppure, molto più prosaicamente, abbia scelto un corroborante periodo di relax in una SPA. Magari vicina alla Villa del Gombo nel parco di San Rossore, dove ha sede la nota residenza estiva del Capo dello stato. Sicuramente è stato traslocato in un’auto presidenziale, forse la prestigiosa Lancia Flaminia 335, accompagnato da scorta d’ordinanza. E ci mancherebbe altro. Perdindirindina.
Carla Ceretelli

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