Due tecnici di centro-sinistra sono assessori con Alemanno, un ex
assessore di Veltroni aspetta dal medesimo un incarico di prestigio,
altri sono stati e sono in fila per incarichi istituzionali romani o
nazionali. Finora non c’è stata alcuna massiccia transumanza fra
sinistra e destra, solo pochi passaggi. Siamo all’inizio del ciclo
politico e la destra italiana non applica il modello Attali. Tuttavia
nella sinistra si è aperto, contemporaneamente e sotterraneamente, un
dibattito inquietante e non opportunistico che provo a sintetizzare
con alcune delle domande che sento circolare. Possiamo dirci ancora
di sinistra, ha un senso, un valore, un significato? C’è la risposta
individuale, il problema vero è che forse non c’è più una risposta
collettiva. Ma si può essere individualmente di sinistra rompendo o
allentando e rendendo episodici i legami con le organizzazioni
politiche della sinistra?
È il tema di vita di molti. Alcuni hanno già scelto, altri lo
faranno, nei prossimi mesi, nelle prossime consultazioni elettorali.
C’è il pericolo di una deriva fatta da tante scissioni individuali.
Ma ci si scinde da un’idea, da un’organizzazione, o da una
inamovibile Casta politica? Nasce la sinistra fai-da-te, la
sinistra «triste, solitaria y final», l’apolide di sinistra? È gente
pazza, disorientata, fragile quella che ragiona così? Proviamo a
inserire le loro domande nello scenario che si presenta davanti ai
nostri occhi. E qui ci metto del mio.
La sinistra radicale non è più in Parlamento. Colpa dello
sbarramento, della conventio ad excludendum del Pd, ma anche colpa
sua. Era vecchia, scontata, i nutile. È sparita, forse ritornerà in
un’altra epoca! storica , con connotati diversi. L’accidia del suo
gruppo dirigente superstite ha ucciso il socialismo italiano. Il Pd
rifiuta di essere sinistra. I suoi leader fanno a gara per
discostarsi da questo marchio. Se ne impadroniscono solo quando sono
in difficoltà, lo abbandonano quando tornano al comando. Appena un
anno fa esplodeva la speranza in una sinistra democrat molto forte
sui valori e molto concretamente riformista. Tutti sanno quanta
delusione c’è ora. Vedono i campi rom bruciati e girano la testa
dall’altra parte.
Berlusconi è il vincitore assoluto della sfida post-prima repubblica.
Dopo la Dc e il Pci, c’è lui. Ha scalato le montagne processuali,
surclassato avversari e alleati. Berlusconi è un uomo di destra
moderno (solo il nostro provincialismo ci fa pensare che la destra
vera sia altrove). Liberista moderato, occidentalissimo,
compassionevole. Parla ai ricchi a cui garantisce l’alt alle
rivoluzioni, anc he a quelle giudiziarie, parla ai poveri di cui
amministra le anime e il sogno di diventare ricchi. È simpatico. La
sinistra ha divorziato dalla simpatia.
La destra di Berlusconi è all inclusive . È una destra di gente
uguale al nostro vicino di casa. Questa destra fa paura quando si
esprime con le parole di Calderoli e Borghezio o riecheggiano in
Gasparri antiche arroganze. Ma sostanzialmente siamo di fronte ad
affabulatori entusiasti di essere entrati nel salotto buono. La
destra concreta ha abolito la paura del fascismo. L’odio anti-rom è
bipartisan. In Italia, anche fra quelli che sono alle lacrime per il
successo della destra, pochi pensano – Furio Colombo a parte – che
Berlusconi e i suoi ragazzi ci porteranno al fascismo. Viene così
meno una delle ragioni per stare tutti insieme a sinistra. Non c’è
più bisogno di autodifesa.
Stare a sinistra voleva dire stare dalla parte dei popoli. L’11
settembre ha cambiato tutto. Il terrorismo e non la guerra – malgrado!
la tesi opposta dei radical e dei pacifisti – segna il nostro tempo.
Bush ha fatto la guerra. Forse non doveva farla. Ma nessuno a
sinistra dice ancora che cosa si poteva fare contro Saddam e contro
Osama. Oggi nella sinistra sono in molti a pensare che il generale
Petraeus dà una risposta ai problemi della libertà e della guerra.
Stessa cosa si può dire per il Medio Oriente. La kefia palestinese
veste molti ragazzi, ma sono meno di ieri quelli che pensano che
hezbollah e hamas valgano una manifestazione di protesta. L’America
latina ha cancellato il tema della ribellione. Recentemente in una
manifestazione per il boicottaggio di Israele alla Fiera del libro di
Torino ha parlato un rappresentante delle Farc. Le Farc tengono
prigioniera Ingrid Betancourt. Come possono i nuovi giovani essere
antimperialisti come i fratelli maggiori o i padri? Lo scenario
culturale riprende i colori dell’Occidente e anche
dell’antioccide ntalismo dell’Occidente. Le ideologie alternative sono
state seppellite dalla fine del comunismo, dal capitalismo cinese,
dai terroristi.
Scegliere di essere di sinistra sulla base dei programmi di governo è
impossibile. La società è e sarà di mercato, un po’ più di Stato lo
vogliono Bertinotti e Tremonti, il sindacato confederale sta
diventando un po’ irrilevante e un po’ leghista e molti leader della
sinistra corteggiano l’Ugl della Polverini. Scuola, sanità, servizi
pubblici possono essere un po’ privati e un po’ pubblici sia nei
programmi della destra e sia della sinistra. Le differenze epocali
non ci sono. Quando ascolti un politico che parla di economia, solo i
sottotitoli ti fanno capire se è di destra o di sinistra.
Le grandi alternative sono sparite, i progetti di società sono
simili, cambiano le sfumature, anche se talvolta le sfumature sono
importanti. I leader vogliono essere scelti per l’età , la
telegenicità, la capacità di mobilitare masse f! estanti. Le idee sono
secondarie. Il nuovo bipolarismo, tendenzialmente bipartitico, ha a
che fare con una sinistra senza una propria cultura politica. Per cui
liberi tutti. Si sceglie volta a volta. Di andare, di restare, di
tornare. E si risponde alla propria coscienza. Questo è il futuro per
noi di sinistra?
Peppino Caldarola

Ma tu intanto diventa grande Pepin.