Non vorrei essere un giudice per tutto l’oro del mondo; così come mi auguro di non essere mai chiamato a far parte di una giuria popolare. Il pensiero di condannare un imputato che si proclama innocente non mi farebbe dormire. Chi non è mai stato interrogato da un giudice o dai carabinieri, non sa di che cosa stiamo parlando…
Le persone normali crollano dopo ore, giorni di interrogatori; ho serissimi dubbi di fronte a condannati che si proclamano innocenti dopo anni e anni di carcerazione e che non hanno mai avuto un tentennamento durante interrogatori e processi.
Posso solo pensare ai dubbi di giudici e giurati, che hanno condannato le persone che si dichiarano innocenti, anche dopo molti anni di distanza dal processo.
La recente condanna in via definitiva di Antonio Logli, a 20 anni, ripropone il problema dei processi indiziari. Al termine del giudizio di terzo grado, la Corte di Cassazione ha sentenziato che Logli avrebbe ucciso la moglie Roberta Ragusa. Il corpo della presunta vittima non è mai stato trovato e ad accusare Logli c’è solo la tardiva e inattendibile testimonianza di un vicino di casa, che avrebbe visto Antonio e Roberta discutere. Non c’è neppure uno straccetto di prova, ma solo indizi.
Antonio Logli avrebbe ucciso la moglie Roberta e poi distrutto il corpo; un’accusa sostenuta solo su base indiziaria, senza alcuna prova. Eppure i figli di Antonio Logli che conoscono il padre meglio dei giudici, sono certi della sua innocenza. Così come il marito di Anna Maria Franzoni è convito dell’innocenza della moglie (gli è rimasto sempre vicino e dopo la morte di Samuele hanno concepito un figlio). Anna Maria Franzoni, anche dopo aver scontato la pena si è sempre dichiarata innocente.
Parolisi avrebbe ucciso Melania mentre la sua bambina era in macchina a pochi metri, Bossetti assassinato Yara, ma al di là del contestatissimo dna trovato insieme a quello di altri soggetti mai identficati, nessuno è riuscito a dimostrare che i due si conoscessero. Buoninconti avrebbe ucciso e poi buttato nel fossato vicino casa la moglie Elena.
E che dire di Stasi assolto in primo grado e poi condannato per l’omicidio di Chiara?
La verità è che il processo indiziario dovrebbe essere abolito e attuare il sano principio giuridico, di condannare un imputato, solo quando ci sono le prove oltre ogni ragionevole dubbio.
Colpevoli o non colpevoli non spetta ai giornali stabilirlo, ma è legittimo evidenziare l’assurdità del processo indiziario. Come pure non si può rimanere perplessi riguardo alla condanna, che appare ridicola.
Se Antonio Logli ha ucciso Roberta e poi distrutto il corpo, doveva essere condannato all’ergastolo.
Poche prove poca pena? Il vecchio adagio risulta appropriato al caso Logli.
Roberto Fronzuti

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