
Lo stile di Manfredi è inconfondibile e con particolare efficacia, coinvolge la sua esperienza di storico, di archeologo, di narratore.
Antica madre richiama alcuni precedenti romanzi di Manfredi di scenario esotico (La torre della solitudine, Il faraone delle sabbie ) ma è incentrato su una vicenda storica narrata in modo rigoroso anche nei particolari : la spedizione inviata da Nerone nel 65 d.c. a scoprire la sorgente del Nilo (o forse per trovare la mitica città d’oro Berenice Pancrisia citata da Plinio il Vecchio?)
Manfredi ha ambientato vari libri nell’antica Roma. Ma in questo, che pure è ambientato in parte nella capitale dell’ Impero, il vero focus è in un’Africa misteriosa e impenetrabile, che offre scenari inauditi e rappresenta, in modo reale e simbolico, i confini del mondo.
Confini sfuggevoli perché oltre il mare di sabbia, le cateratte del Nilo, gli altipiani dell’Etiopia, le montagne della Luna, c’è sempre un “oltre” che determina un senso di infinito.
Inoltre, accanto alla spedizione storicamente documentata, è che è un affascinante racconto delle cateratte del Nilo, di deserti, foreste, animali mai visti, s’ innesta quella che Manfredi ha chiamato un’ “avventura parallela”, la vicenda della splendida e temibile Varea, la ragazza selvaggia, che discende da una civiltà antichissima e sconosciuta.
Il romanzo prende avvio da una carovana che dalla Numidia nel 62 d.c. porta a Roma animali esotici per esibirli nell’arena. Ma la preda più preziosa è una giovane donna con la pelle color ebano, fiera e selvatica come un leopardo e dotata di un’ incredibile forza. Appena giunta nell’Urbe, rinchiusa in una gabbia come una belva, le voci che presto si diffondono sulla sua belluina agilità accendono l’interesse e il desiderio di Nerone, tiranno abituato a soddisfare ogni suo capriccio.
La ragazza selvaggia riesce rapidamente a imparare il latino e ad adottare costumi romani. Ma il suo destino è di combattere nell’arena. Per sottrarla ad una morte quasi sicura, il centurione Voreno ottiene il permesso di portarla con sé come guida nell’Africa equatoriale, nell’impresa voluta dallo stesso imperatore – su suggerimento del suo consigliere, il filosofo Seneca – non solo perché vuole ricavarne una gloria da tramandare ai posteri, ma anche perché intende estendere la sfera d’influenza del suo Impero ben oltre il bacino mediterraneo.
Ma questo avventuroso viaggio riserverà molte sorprese e Varea (la “solitaria”) svelerà il suo incredibile segreto.
Non a caso la narrazione evoca mondi remoti, miti ancestrali e scenari futuribili, con richiami a mondi lontani, alla guerra di Troia, al regno etiope, ai faraoni neri di Meroe.
Gabriele Parenti

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