Invitati dalla segreteria di Spini, si va con gli amici Cardillo e Baroni alla sala riunioni della bella, luminosa, recentemente restaurata, Chiesa Evangelica Valdese di Piazza Cavour.
Sono già presenti, prima dell’orario previsto, Angius, Nigra, Spini, segno di serietà e di rispetto per i convenuti. Si salutano i tre promotori dell’iniziativa di chiarificazione all’interno di Sinistra Democratica, anzitutto per spirito di fedeltà all’ispirazione originaria e formale ‘per il Socialismo Europeo’, che era stata all’origine della scissione all’ultimo Congresso Ds, riconoscendo ad essi un doveroso, sincero apprezzamento.
E’ presente in prima fila il prof. Lucio Villari, che farà poi un prezioso intervento.
Si comincia sostanzialmente in orario per quella che sarà una riunione della loro componente, con compagni venuti da varie parti d’Italia, per partecipare alla riunione dell’Assemblea di domani di SD, durante la quale si parlerà non solo della manifestazione del 20 ottobre, che sembra essere stata l’unica vera questione della vita politica di Sd negli ultimi tempi, ma soprattutto della scelta strategica per il prossimo futuro, che vedrà la proposizione formale dell’appello per la formazione del Partito Socialista Europeo, formato da Angius, Boselli, Spini (che è distribuito in sala).
Il documento, che sarà portato formalmente alla discussione e al voto, è illustrato con una premessa da Spini ad inizio riunione, che è distribuita scritta ai presenti.
“Roma, 14 settembre 2007
Punti di sintesi della relazione dell’On.Valdo Spini alla riunione degli esponenti di Sinistra Democratica aderenti all’Appello per un Partito del Socialismo Europeo in Italia.
1. Il Governo di centro-sinistra affronta la difficile situazione italiana, mentre lo scollamento tra
base del paese e le forze politiche dell’Unione si manifesta in tutta la sua drammaticità.
Nel frattempo una politica autoreferenziale si occupa più di se stessa che dei problemi del paese. Si
manifestano continuamente episodi che fanno inquietare i cittadini.
Non è stato solo il risultato negativo delle recenti elezioni amministrative, ma fatti come il
clamoroso contrasto tra FIOM e CGIL o il successo della protesta animata dal blog di Grillo a
confermare l’esistenza di momenti di crisi seria che investono la stessa tematica della rappresentanza e che vanno affrontati senza ricorrere ai classici pannicelli caldi.
Nel frattempo non si riesce nemmeno ad affrontare il tema di un sostanziale dimagrimento di un Governo che ha battuto tutti i record della Repubblica per numero di componenti.
2. In questo contesto si assiste alle difficoltà da un lato della costruzione del Partito Democratico, dall’altro della cosiddetta “Cosa Rossa”. Si verificano le prevedibili contraddizioni interne in entrambi e si assiste alla fine dei DS, il più grande partito del Socialismo europeo in Italia. Il Pd infarti si sta dimostrando, e cosi è percepito anche dai sondaggi, come partito di establishment, come operazione di vertice che non riesce ad animare realmente un dibattito sui grandi temi della politica italiana. Dall’altro lato, nonostante gli sforzi generosi di Sinistra Democratica, appare chiaro che le condizioni delle forze politiche di quella che si chiamava un tempo sinistra alternativa, hanno bisogno di momenti non facili né semplici di chiarificazione, così come dimostra la tormentata vicenda della manifestazione del 20 ottobre.
3. Dobbiamo prendere il coraggio a quattro mani e partire da un’ipotesi coerente ed efficace di ristrutturazione del quadro politico di centro-sinistra. Questa va impostata sul riconoscimento dell’esistenza di tre “cantieri”, competitivi ma non antagonisti tra loro: 1. quello del Pd; 2. quello della sinistra, costituita da RC, PCdl, Verdi e – secondo taluni SD -; 3. il cantiere della costruzione del Socialismo Europeo in Italia.
SD peraltro deve capire che c’è un spazio potenziale importante tra Pd e Rifondazione che non si presta ad essere coperto dalla “Cosa Rossa”, ma che chiede una rappresentanza per le sue esigenze di coerenza riformatrice, di laicità, di pluralismo.
4. E’ giunto il momento che Sinistra Democratica si faccia carico del problema del “cantiere” di una nuova forza politica unitaria del Socialismo Europeo in Italia, senza rinviarlo al compimento della revisione delle altre forze della sinistra, ma al contrario, rafforzandone l’esigenza con la sua stessa iniziativa. Siamo ormai a cinque mesi dall’ultimo congresso nazionale DS in cui le correnti di opposizione posero come dirimente per la partecipazione al Pd la collocazione del nuovo partito nel socialismo europeo e come conseguenza del rifiuto, decisero di dare vita ad una formazione politica.
5. Coerentemente con tali impegnativi pronunciamenti, proporremo al Comitato promotore Nazionale di Sinistra Democratica (convocato per sabato 15/09) di recepire positivamente l’Appello firmato da Enrico Boselli, Gavino Angius e dal sottoscritto proponendone la necessaria articolazione di modalità e tempi d’attuazione.
Ci auguriamo vivamente che tale proposta venga accettata.
6. Si tratta di un Appello che mette su nuove basi il processo della Costituente Socialista, facendolo uscire dalle secche della ricomposizione dei residui della diaspora socialista italiana, per proporlo come campo di lotta e di mobilitazione politica per tutti quelli che nella sinistra e nelle forze laiche ed ambientaliste italiane ritengono necessario e utile riferirsi politicamente a quel complesso di principi e di valori che è costituito dal Socialismo europeo.
7. Proprio le difficoltà che sta incontrando il processo unitario intrapreso da Sinistra Democratica verso la sinistra dello schieramento politico dimostrano la necessità e l’urgenza che il Movimento possa collocarsi sul terreno solido dell’appartenenza al Socialismo Europeo per poter poi meglio sviluppare il suo dialogo unitario a sinistra.
8. L’alternativa all’accettazione dell’Appello è la fluttuazione tra l’ipotesi di Federazione a Sinistra o di mantenimento di una autonomia più teorica che pratica del Movimento, che di fatto svuoterebbero Sinistra Democratica, della carica di iniziativa e di rinnovamento.
Partendo infatti dalla decisione di non accettare un Partito, il Pd, che è uscito dall’alveo tradizionale della sinistra proprio attraverso la non adesione al PSE, Sinistra Democratica aveva saputo coagulare un prezioso e cospicuo patrimonio di militanza e di simpatia.
9. Spetta peraltro alla Costituente della nuova forza politica del Socialismo Europeo in Italia acquisire la consapevolezza, che proprio in quanto forza politica che si riconosce in una radice antica, essa deve caratterizzarsi per la capacità di sapere muoversi verso il nuovo e interpretare il nuovo più degli altri “cantieri” esistenti.
Ricordiamo le parole di Carlo Rosselli. che affermava che il nuovo Partito Socialista non dovrà essere “il frutto di appiccicature di partiti e pannelli ormai sepolti, ma organismo nuovo dai piedi al capo, sintesi federativa di tutte le forze che si battono per la causa delle libertà e del lavoro”.
10. Ciò significa in primo luogo battersi per una legge elettorale, che ripristini un rapporto diretto tra eletti ed elettori, eliminare istituzioni ed enti inutili, affrontare i temi della trasparenza e del
contenimento dei costi della politica, rispondere con i fatti alle esigenze e alle attese delle cittadine
e dei cittadini italiani.
11. Proprio perché la nuova forza politica del Socialismo Europeo in Italia rifiuta la facile tentazione del Partito post-ideologico acchiappatutto, riproponendo l’adesione al corpo dei principi e dei valori del Socialismo Europeo, esso dovrà rapportarsi a quella significativa area della cultura riformista che ha in questi mesi contrastato l’ipotesi del Partito Democratico, affermando invece la necessità del mantenimento delle radici socialiste, così come ha sottolineato Massimo L. Salvadori.
12. Essere socialisti europei in Italia, significa rendersi conto fino in fondo dei nuovi termini della questione sociale, dello squilibrio redistributivo, del pericolo della precarietà del lavoro e delle condizioni delle nuove generazioni.
Come ha scritto Luciano Gallino, questi fenomeni derivano dalla globalizzazione, che mette in concorrenza il lavoro dei Paesi avanzati con quello assai meno pagato dei Paesi in via di sviluppo e necessita come risposta, in un Paese come il nostro, una politica globale del lavoro.
13. Intendiamo mobilitarci comunque a favore dell’Appello per un nuovo soggetto del Socialismo Europeo in Italia, invitando a fare altrettanto tutti coloro che non intendono lasciar cadere quella che si prospetta come l’ultima possibilità di ricostruzione di un soggetto di un Socialismo Europeo in Italia in termini nuovi ed unitari.
Intendiamo spenderci fino in fondo per il successo di questa prospettiva.
Durante la lettura Spini ricorda la recente scomparsa di Gaetano Arfè, fa presente la gravità del comportamento politico di Sd, che non ha contrapposto niente al 14 ottobre del Partito Democratico, se non la sterile polemica sulla manifestazione del 20 ottobre, inseguendo una equivoca e pericolosa ’Cosa Rossa’, dimenticando lo spazio enorme, la prateria che si è aperta con la scomparsa dei Ds.
Occorre contrapporre al gran can del 14 ottobre del Pd un’assemblea politico-organizzativa con esponenti europei del PSE e dell’Internazionale Socialista.
Non si è scesi dai Ds per andare da Bertinotti e richiama le ragioni del dissenso con la Margherita, specialmente sui temi della liacità.
I punti illustrati sono 13, quelli di Rosselli e quindi beneauguranti.
Ritrova la giustezza di alcune sollecitazioni della manifestazione di Grillo (ripristino del voto di preferenza ed eliminazione dei condannati, anche se non è d’accordo sui limiti dei due mandati), fa presente che la ‘Cosa Rossa è figlia della crisi dentro il PRC, dopo gli scarsi risultati elettorali amministrativi e quindi è lì il senso della manifestazione del 20 ottobre. Alla più recente riunione di Sd vi è stato il non deciso di Nerozzi della CGIl, il si di Salvi, con Mussi che volteggiava di qua e di là.
Fa presente come l’Appello per il Socialismo Europeo, firmato da lui, Angius e Borselli, va oltre la Costituente Socialista, è qualcosa di più ampio della ricostituzione della diaspora.
Fa giustamente presente che è provincialismo italiano parlare di morte del socialismo europeo.
Si oppone ad uno scenario che vedrebbe solo il Pd (veltroniani di serie A) e Cosa Rossa (sostanziali veltroniani di serie B).
In Sd non si è stati ascoltati. Ora bisogna passare a i fatti, proponendo domani l’appello e il voto su di esso, senza aspettare quello che avviene in Rifondazione Comunista, andando decisamente verso la Costituente per il PSE dal basso.
Non si vuole rompere, si vuole costruire, ma non si può giustificare e accettare questo sfarinamento dopo i primi entusiasmi per SD, che è stato ed è un riflusso a solo vantaggio del PD.
Inizia la discussione e per primo interviene un compagno toscano, che sottolinea come si sia rimasti male dopo il primo entusiasmo e la virata verso la ‘Cosa Rossa’, che sembra come un volpino compito affidato a Mussi di tenere insieme la mandria più piccola rimasta, dopo lo scompaginamento dei Ds.
Occorre domani portare questo progetto politico-culturale, senza dare l’immagine di spaccare l’atomo, non rompere per rompere.
Il compagno La Noce ritiene importante che si ponga con chiarezza il tema dell’adesione al PSE, critica l’assenza di Angius ad Orvieto, dice che non bisogna uscire come una piccola scissione.
Un compagno del Piemonte fa presente che occorre definire una strada chiara e che è d’accordo per l’appello, anche perché c’è il terreno favorevole di tante sezioni Ds che sono disposte a spostarsi verso una chiara posizione di sinistra socialista europea.
Cita Rosseli sul tema dell’eguaglianza delle opportunità di partenza.
Un compagno di Pomigliano d’Arco (Napoli) fa presente come la componente di sinistra ha aderito con entusiasmo, ma non vi è stata iniziativa politica decisa successivamente. Bisogna stare attenti a non indebolire lo Sdi, che a sua volta ha fatto poco, anzi ha accelerato in modo controproducente. Vi erano state molte adesioni nella sua zona, occorre evitare che si percepisca il tutto come tentativi di ‘posizionamenti personali’ in alto e in basso.
Interviene l’on. Nigra, che fa presente come SD era uno strumento, ma il fine era e deve essere il Socialismo Europeo, perché il PD non è un partito socialista. Lo scopo era unire, cambiare la sinistra per fare il Partito del Socialismo Europeo.
Se fossero vere le accuse di ‘posizionamenti personali’, saremmo rimasti comodamente nel PD.
Si deve essere ambiziosi, non accodarsi a iniziative inadeguate e insufficienti.
L’elettorato potenziale vuole una forza di sinistra, ma moderna ed europea.
La quasi assoluta mancanza di iniziativa politica di Sd spiega il silenzio dei mezzi di comunicazione di massa su di essa.
Fa presente che lo Sdi ha deciso formalmente di sciogliersi, il che non è poco.
Non si può avere come sola prospettiva l’alleanza elettorale con Rifondazione, non si vogliono macerie, ma vi sono scadenze ineludibili, che richiedono scelte decise.
Un altro compagno fa presente l’esigenza di collegarsi con l’imprenditoria diffusa (circa un milione).
Le difficoltà a far cogliere la particolarità di Sd è sottolineata da un altro compagno, che invita a non distruggere il patrimonio dei tesserati già acquisito, quindi occorre far una battaglia con gradualità, per non perdere compagni, anche perchè ricominciare daccapo costa fatica.
Prende la parola il prof. Villari, che esprime formalmente il suo interesse per l’appello, per la posizione chiara e decisa in essa contenuta, perchè è giustamente affermato che le grandi sfide richiedono pensieri forti, che solo il socialismo liberaldemocratico ha dimostrato e dimostra di possedere e saper dare.
C’è una situazione grave di non corrispondenza tra esigenze storico-sociali e capacità di risposte politiche a partire dagli ani’90. C’è una consapevolezza di tipo morale che non è stata acquisita e quindi accolta. Essa è riempibile col progetto che è dentro l’appelloche individua giustamente i fondamentali tre punti Occorre una riforma della politica, occorre riprendere e rafforzare la cultura del riformismo, occorre mettere al centro la questione sociale.
Egli esprime la disponibilità a stare dentro il dibattito che si è aperto.
Il Pd è problematico, anche perché manca un pensiero forte, non solo come radici, ma come prospettiva soprattutto.
Il progetto culturale, che si propone, deve integrare anche una certa debolezza teorica del socialismo europeo, dell’internazionale socialista. Si sono colti ora i limiti di Blair, troppo enfatizzato finora. Occorre esaltare il pensiero forte, andando oltre anche i vecchi riferimenti, perché la cultura riformista deve tener conto anche del segmento ’borghese’, quindi bisogna tener conto degli stimoli del pensiero democratico americano, del liberalismo inglese, del liberalsimo di Weimar, es. quello di Walther Rathenau.
Occorre quindi un in pensiero forte che, come si è detto, sia non solo di frontiera, ma di apertura e che sia capace di tradursi in progettualità concrete, come avvenne col socialismo fabiamo, che parlava e preparò il socialismo dell’acqua e dell’elettricità, come beni comuni da portar nelle periferie abbandonate.E aderì allora anche Oscar Wilde, simbolo di tutti quelli che potrebbero aderire, e che sono ora lontani dalla politica e dal socialismo europeo.
Un giovane compagno pone il problema se l’appello è attuale e tempestivo di fronte alle scadenze ineludibili e urgenti. Sd è in un vicolo chiuso coi suoi dilemmi amletici e alla gente non interessa la ‘Cosa Rossa’.
Un compagno lombardo fa presente la gravità di una non alternativa prospettica al PD per il 14 ottobre.
Occorre non sembrare scissionisti, ma certe scelte sono ineludibili. Non ci si può accodare alla prospettiva di Bertinotti, che è quella della Sinistra Europea, cioè contrapposta al Pse.
No alla manifestazione del 20 ottobre, ma con autocritiche da richiedere al sindacato.
Si deve andare verso un sociailismo largo e c’è una iniziativa lombarda in tal senso.
Un altro compagno esprime apprezzamento verso il contributo culturale di Villari e fa presente che occorre anche una ‘Costituente delle idee’.
Sul territorio c’è disorientamento, non è arrivato nulla di linea o di iniziativa politica. Non bisogna sprecare energie a tirare la giacca a Bertinotti.
La rottura politica deve avere uno sbocco ed occorre chiaramente una prospettiva socialista.
Un compagno milanese non è d’accordo a uscire da SD, già si è usciti 5 mesi fa da un altro partito e si può essere accusati di nomadismo politico. Occorre una lotta lunga e doverosa.
Conoscendo la realtà socialista italiana, nazionale e locale, la Costituente Socialista non è la terra promessa. Accanto allo Sdi allo sbando vi sono forze senza richiami popolari e con posizioni destrorse, tipo quelle del nuovo Psi, di Craxi, di Turci, che hanno posizioni liberalsocialiste paradossali. In essi vi sono debolezza teorica, numerica, elettorale (percentuali da prefisso telefonico in tutto il Nord).
Propone una forma di doppia tessera tra Sd e Costituente Socialista
Si porta il saluto a nome della nostra associazione azionista e liberalsocialista e degli amici presenti e si sottolinea che la battaglia portata avanti da Spini e Angius ci vede attenti, vicini, solidali e disponibili alla collaborazione federativa, nel richiamo alle precise parole di Rosselli, citate nell’appello e nel documento di Spini.
Un altro compagno chiede di far presto, perché vi sono scadenze ineludibili, sottolinea come la vicenda socialista italiana va ben al di là di Boselli, di De Michelis e di Turci.
Altri compagni informano come quelli del Pd stanno facendo telefonate per averli dalla loro parte, facendo presente il silenzio e l’inattività e il sostanziale flop di Sd e chiedono eventualmente il nome di amici interessati.
Prende la parola Angius, che esprime decisamente la sua posizione: Sd è stata un’occasione persa, al di là delle volontà soggettive. Ora vi sono ‘accadimenti’ ineludibili, che richiedono scelte. Il suo impegno era (e rimane) quello di costruire il Socialismo Europeo IN ITALIA e questa richiesta è oggi la più urgente e la più avanzata. L’opera richiederà tempi, un anno, non settimane.
Vi sono problemi critici di fondo (al di là della manifestazione di Grillo, che è solo un sintomo superficiale e confuso). Ma, senza esagerare, c’è crisi tra società civile e istituzioni democratiche, crisi nel rapporto tra governo e paese con indici bassi che sono inediti, credibilità e coesione della coalizione, Nord e Sud del paese. Vi è la dirompente ridiscussione del governo, del programma con preannunci di nuovo governo. Se il 14 ottobre vi saranno 2 milioni di voti per Veltroni, decrescerà Prodi.
Il Pd non nasce da una cultura politica precisa (o meglio è una cultura cattolico centrista), perciò i Ds fassiniani non hanno voluto accanto a democratico il termine ’socialista’ (come lui proponeva).
C’è domanda di moralità politica, di doveri, ma senza strumentalizzazioni e cita ‘L’Espresso’, che si è infilato sulla vicenda dell’aereo di stato usato da Mastella, che egli difende perché quell’aereo era usato dal vice-presidente del Consiglio Rutelli, che è anche ministro dei Beni culturali, che doveva andare a Monza ed è andato anche Mastella per la premiazione. L’uso degli aerei di stato è stato diminuito del 35% nei confronti del Governo Berslusconi, questo doveva dire anche ‘L’Espresso’.
C’è crisi della sinistra italiana dopo la scomparsa dei Ds (frantumazione, disorientamento).
La ragione è più di fondo: l’insieme delle forze di sinistra si è allontanato dai principi, dai valori della sinistra storica, che aveva una sua certa forza e intensità (comunista, socialista, cattolico democratica).
Ora occorrono, si richiedono forze non viziate di movimentismo, di settarismo, di moderatismo.
La sua posizione politica è stata sempre coerente ed è stata sbeffeggiata. Accusa SD del silenzio tenuto sulle affermazioni farneticanti di Caruso su Biagi e Treu durante l’estate.
C’è una sola strada: quella ’per il Socialismo europeo’.
Non vi è stata nessuna posizione autonoma di SD, si è perseguito solo il rapporto con PRC e Pcdi, comportamento non recente, ma dall’inizio, con posizioni già assunte (e legge passi di interventi di Mussi su vari organi di informazione, che vanno in questa direzione).
Vi sono stati ‘fatti compiuti’ all’interno di Sd, con metodo non democratico.
Di fronte ai traccheggiamenti, non è assolutamente d’accordo a stare fermi e ad aspettare.
Alla insinuazione di ‘posizionamenti personali’, per la sua storia, il suo ruolo vi sarebbero alternative di posizionamenti agevoli e comodi, che gli vengono proposti ogni giorno e che vengono ogni giorno respinti per coerenza e dignità.
Non accetta la possibile critica di ‘nomadismo’, perché le cose che dice, le posizioni che assume le ha dette sempre con chiarezza.
Avverte un disagio nei Ds, che si accentuerà sempre di più.
Elogia l’intervento di Villari, che pone il punto che differenza dal Pd: la cultura socialista, che è la più avanzata inEuropa (vedi Gordon Brown e Zapatero). Ma essa non è condivisa da Bertinotti, da Lafontaine, da Mussi.
Non è disposto a tollerare un nuovo gioco delle tre carte di Mussi, dopo quello di Fassino (che promettevano e promettono l’appartenenza al Pse e fanno nei fatti altre operazioni politiche).
Occorre un lavoro serio, più culturalmente elevato. Bisogna fare altra cosa dal Partito Democratico, Sinistra Democratica, andando oltre la stessa Costituente Socialista come finora si è configurata. Annuncia che vi sono forze serie e rigorose che hanno preso contatti e sono disponibili ad un impegno deciso.
Andiamo via ed abbiamo tutti la sensazione di Angius come un persona seria, anzitutto umanamente, e politicamente decisa e con idee chiare, per cercare di creare una forza socialista italiana di alto livello, non di piccoli orizzonti, che non riunisca solo spezzoni della tragica diaspora socialista.
Nicola Terracciano

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