Il ritratto di una zona cinematograficamente poco esplorata della Francia, quella Normandia del sud economicamente legata alla pesca e una storia d’amore difficile tra una giovane donna allo sbando e un marinaio timido e goffo che vive con la madre dopo che il padre è sparito in mare durante una battuta di pesca; questo nel primo lungometraggio della regista Alix Delaporte, che nel 2006 aveva vinto a Venezia il Leone d’oro per il miglior cortometraggio.
Presentato a Venezia 2010, nella sezione Settimana della critica, il film ha l’umanità delle piccole cose, delle storie tragiche che coinvolgono molti di noi ed è con umiltà, partecipazione e alla ricerca della verità che, lo sguardo della regista affronta la storia di Angèle e Tony.
prigionieri della loro solitudine.
L’una, appena uscita dal carcere, ha solo un desiderio, quello di riprendersi il figlio affidato in custodia ai nonni, cerca quindi un marito da presentare al giudice per l’affido. Tony, un pescatore, soffre ancora per la morte del padre, sparito in mare, vive la vita dura dei pescatori, aggravata dalla crisi economica.
Si conoscono tramite un annuncio sul giornale, Tony è troppo timido per il falso euforismo di Angèle, ma la sua superficialità non lo convince, sente la disperazione della ragazza simile alla infelicità che lui ha dentro e lentamente inizia fra i due un rapporto fatto di poche parole, gesti progressivi di avvicinamento. Lui è lento e regolare in ogni sua azione, lei è irrequieta, in moto continuo, come i suoi occhi che non si fermano mai a gurdare attentamente.
Un po’ alla volta Angèle imparerà a rispettare se stessa e gli altri e lui sentirà un nuovo soffio di giovinezza, imparerà a sorridere ed amare insieme ad Angèle e al suo bambino.
Bravi gli attori nel comunicare lo studio continuo tra interiorità e manifestazione esterna, tutto nel film è naturale ed aderente alla realtà, dalle difficoltà della vita quotidiana, ai volti segnati dalla fatica dei pescatori, allo sguardo della madre di Tony che, da fiera avversaria si trasforma in paladina che difende e aiuta quella che considera una nuova figlia.
Una storia d’amore aspra e malinconica come la terra e il mare di Normandia, una storia che vediamo nascere lentamente tra fraintendimenti e silenzi, una storia fatta di dolore e solitudine che i protagonisti vogliono lasciarsi alle spalle, alla ricerca di un legame che permetta ad Angèle di riottenere il figlio, affidato ai nonni, e a Tony di uscire dalla solitudine che lo opprime.
Pur di carattere diffidente e ombroso i due riescono a mettersi in gioco e a poco a poco, assistiamo allo sbocciare del loro amore… dai piccoli gesti ai primi sorrisi, il legame diventa vero amore. La vita dura dei pescatori e delle loro famiglie è parte integrante del film dal sapore un po’ amaro, ma con un finale che, più di speranza sa di certezza di amore
duraturo.
Maria Rita Monaco

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