
Nel fascicolo II ( marzo 1932)
Opinioni sulla rivoluzione russa
Caffi, con lo pseudonimo di Onofrio, pubblica un lungo saggio sulla rivoluzione bolscevica e cita i pareri di Otto Bauer, Carlo Kautsky e Federico Adler. “ Il regime di Stalin( compresi i campi di concentramento a Solovki ed altri cimiteri per vivi) agli occhi di un sincero democratico appare non molto più umiliante del governo germanico “ tollerato dalla socialdemocrazia….Per poter dare utili consigli ai russi bisogna che diamo loro esempi di irresistibile efficacia. Quando nella repubblica spagnola, nell’Italia liberata dal fascismo, nell’Europa costituita a libera confederazione sarà sorta una organizzazione sociale superiore a quella che vige in Russia, allora la democrazia e il socialismo assumeranno un significato positivo…”
Nel fascicolo III ( giugno 1932)
Il problema europeo
Caffi, ancora con lo pseudonimo di Onofrio, si pronuncia con un articolato e ponderoso commento sulla situazione europea. “ Non meno intensamente che nel 1914 ci sentiamo oggi travolti verso catastrofi irreparabili”. E’ imminente l’avvento al potere della bande di Hitler e c’è il timore che l’URSS cooperi allo schiacciamento della Polonia. Lo sgretolamento dell’economia si associa ai regimi di oppressione e tutti i ceti europei assistono inerti o con fiacca malafede e incomprensibile ostinazione a temporeggiare. “ Comunisti e hitleriani agiscono sotto il medesimo impulso ed oggettivamente l’azione degli uni e degli altri conduce alla stessa meta: lo sfacelo dell’Europa” L’unica soluzione dettata dal buon senso sarebbe la creazione di una Confederazione Europea in un corpo politico giuridicamente definito e provvisto di organi e mezzi per governare fino a giungere a veri Stati Uniti di Europa in cui la famigerata sovranità degli stati nazione sia eliminata.
Nello stesso fascicolo c’è la sua stroncatura della intervista adulatoria effettuata a Mussolini da Pietro Solari per la Gazzetta del Popolo.
Fascicolo IV( settembre 1932)
In questo quaderno Caffi ( Onofrio) pubblica POSTILLE alla “ Interpretazione dell’hitlerismo” di Odis ( Guido Lodovico Luzzatto). Indica quelle che a suo parere sono le origini storiche del fenomeno: la sublimazione dello stato etico, la riesumazione delle squadre ginnastiche del secolo precedente, il ricordo del fanatico fervore per Bismark, la realtà economico-sociale,il decadimento della socialdemocrazia tedesca, la profonda demoralizzazione del proletariato tedesco, l’inflazione, la disoccupazione, l’intesa di Mosca con Reventlow a conclusione del Trattato di Rapallo.
Fascicolo V ( dicembre 1932)
Caffi ( Onofrio) esamina in una ventina di dense pagine numerose riviste fasciste attraverso gli articoli dei più giovani. L’ultima citazione è tratta da “ Roma fascista” e citata da Critica fascista del primo gennaio 1932. In essa Pompei afferma che sarebbe inumana la ribellione dei figli contro i padri e, allora, sarebbe per questi il caso di reagire con polso sicuro come ogni buon padre deve fare per ricondurli sulla retta via. Caffi commenta …” I giovani sono avvertiti. Filino diritti, cantino gli inni prescritti, acclamino il Duce, ma si guardino bene dall’esternare posizioni originali, altrimenti proveranno il sicuro polso dei padri…”
Fascicolo XI ( giugno 1934)
Caffi, con le iniziali A.C., pubblica un articolo “ In margine a due lettere dall’Italia” in cui commenta con favore due brevi saggi firmati Sincero ( Nicola Chiaromonte) pubblicati sui quaderni 7 e 8 del giugno e dell’agosto 1933. In ciò si sente confortato dal condividere anche il parere e le giuste osservazioni di Magrini ( Aldo Garosci). Conclude “ All’apogeo di una rivoluzione il più implacabile distacco e il conflitto più atroce si manifestano proprio fra i dirigenti di una conquista giacobina e gli uomini non disposti a posporre la verità e la giustizia alla ragion di stato”
“Quando, alla fine del 1934, in seguito all’assassinio di Kirov, furono giustiziati in Russia parecchi giovani bolscevichi fra cui Mandelstam, Caffi ( che alla lotta politica in Russia aveva partecipato di persona) scrisse un articolo grondante lo sdegno di una coscienza rivoluzionaria offesa. Rosselli, pubblicando lo scritto, mise innanzi riserve per il “ tono troppo violentemente polemico” mentre difese poi l’autore contro la violentissima reazione comunista” ( Aldo Garosci “ La vita di Carlo Rosselli” pag.328)
In polemica con Carlo Rosselli e con Franco Venturi, Caffi sostenne l’inopportunità di richiamarsi al Risorgimento in cui invece questi vedevano le proprie radici ideali. Nel 1936 con gli amici Mario Levi, Renzo Giua e Nicola Chiaromonte ( il cosiddetto gruppo dei “ novatori dissidenti”) si allontanò da G.L. per contrasti sulla strategia politica, giudicando indispensabile rompere con i vecchi partiti. Tale scelta apparve a Rosselli gratuita, anche per il rispetto ai tanti repubblicani e socialisti che collaboravano a G.L. e scrisse agli amici che si allontanavano ( lettera a Levi e Bittis da Parigi del 11/5/ 1935) : “ Ricordatevi che è facilissimo disfare quel poco che tra sforzi accaniti di anni si è venuto costruendo…” Gino Bianco, nella prefazione agli Scritti Politici di Caffi scrisse :” Era soprattutto contro una singolare mescolanza di entusiasmo mazziniano e di spregiudicato realismo (….) di radicalismo rivoluzionario e di tendenze liberali non facilmente mediabili che i NOVATORI appuntavano le loro critiche”.
Durante la seconda guerra mondiale partecipò alla Resistenza in Francia nella zona di Tolosa in collaborazione con socialisti e anarchici e fu amico di Camus. Dopo la seconda guerra mondiale collaborò dalla Francia ad alcune iniziative di Aldo Capitini. Fu maestro di Nicola Chiaromonte che, nel dopoguerra sarebbe stato condirettore della rivista Tempo Presente con Ignazio Silone. Giuseppe Prezzolini scrisse di Caffi … “ Da per tutto portava la sua gentilezza, un enorme fascio di erudizione che slegava e da cui traeva regali a qualunque richiesta…” Alberto Moravia lo definì …” un iceberg di cultura da cui emergeva soltanto la punta mentre tutto il resto restava sotto.” Alberto Spaini scrisse “ La sola caratteristica che del Caffi coloro che l’hanno conosciuto possono dare è questa : uno squisito amico, dalla conversazione affascinante…dalla incapacità di fare la minima concessione a quello che non credeva giusto e buono-“ In anni più recenti Enzo Bettiza lo ha definito ..” Un filosofo peripatetico che aveva dialogato con Herzen, che aveva trasformato in Peripato la Russia e l’Europa intera e che era disposto, fra la malafede intellettuale e la cicuta, a scegliere sempre quest’ultima”.
Nel saggio “ semplici riflessioni sulla situazione europea” ( 1935) Caffi scriveva “ Finchè vi sono Stati, il Sacro Egoismo è legge suprema, massima intelligenza, e grazie al cielo oggi non si può più illudersi di fare agire questi egoismi nel senso di “ interesse generale”; sono chimere da abbandonare ai non innocenti trastulli della storiografia liberale. Quello che porta l’Europa alla guerra non è il fascismo ma l’assetto dell’Europa divisa in Stati sovrani. Le spartizioni territoriali, le minoranze nazionali, la rovina economica creata dalle barriere doganali non è il fascismo che li ha inventati o creati…”
In tempi come gli attuali di egoismi, di crisi economica e di privilegi per pochi, sarebbe certamente opportuno riproporre le pagine di Andrea Caffi, non solo per la lucidità della esposizione e del progetto, ma anche per la coerenza e l’assoluto disinteresse personale con cui Caffi applicò i propri ideali alla quotidianità, in vera mazziniana sintesi di pensiero e azione. E’ la visione federalista europea e cosmopolita che fece di lui un vero partecipe di quei valori della sinistra risorgimentale da cui invece voleva prendere le distanze, in polemica con gli amici Carlo Rosselli e Franco Venturi.
Mario Barnabè

Lascia un commento