Già dal 26 febbraio di quest’anno, oltre a difendere l’impellente necessità di adeguamento con pista parallela all’autostrada dell’Aeroporto di Firenze (cosa che, in sinergia con Pisa, si è scoperto che avrebbe portato il sistema toscano al terzo posto in Italia, dopo Roma e Milano!), lamentai come tali questioni non fossero dettate da scelte nell’interesse dei cittadini, ma fortemente condizionate da accordi politici tutti interni a certi ambiti ben conosciuti.
Oggi, dopo che sembrava esserci stato più di un chiarimento nella giusta direzione, anche grazie all’apprezzabile presa di posizione del Presidente Rossi in favore dell’unico sviluppo possibile (pista parallela), si assiste a un ulteriore slittamento dei tempi di decisione a causa delle solite beghe limitrofe all’area aeroportuale che, pare, porteranno la scelta al prossimo ottobre (sempre che i vari “cespugli” della Piana non ricomincino a scuotere le fronde).
Ma questa e le altre scelte strategiche italiane, dalla TAV che non riesce a sfondare in Piemonte per l’opposizione di pochi valligiani (bloccando così un collegamento fondamentale per l’intera economia italiana); dalla scelta del ritorno al nucleare, bloccata dal Referendum (che inganna ancora una volta gli italiani cavalcando un’emotività che sarebbe facilmente superabile dal buonsenso: il problema non sono le centrali o le scorie, bensì i controlli! Vedi, per questo tutte le ragioni dei guasti storici fino a Fukuschima); dal problema dell’acqua che, da cittadino come gli altri che pagano le tasse voglio che sia mia, che la rete idrica funzioni (e, se qualcuno in passato è stato inefficiente sarebbe l’ora che rispondesse di questo alla collettività) e che l’acqua costi il giusto; non mi interessa chi gestisce la rete, m’interessa che sia adeguatamente controllato nell’interesse del proprietario dell’acqua, cioè il cittadino.
Si potrebbero fare molti altri esempi, ma i risultati sono sempre gli stessi. Perché?
Ormai da vari decenni non è più la Politica (con la “P” maiuscola) a guidare le scelte strategiche del nostro Paese (come accade anche in altri paesi), ma una serie infinita di lobbyes di potere economico-finanziario che, di fatto, dettano le scelte dei governi in carica, qualunque sia il loro colore, lobbyes interne e internazionali così potenti da mettere in crisi finanziaria intere nazioni.
In una situazione come quella italiana, dove tali potentati sono troppi, ma solo pochi capaci di condizionare gli altri, in un regime prevalentemente di tipo monopolistico non liberale, è una guerra continua che porta inevitabilmente a compromessi dettati dall’unico interesse di salvaguardare gli affari di questi potentati.
L’interesse della collettività e dei cittadini non c’entra minimamente.
Manca un’idea di Paese e, quindi, delle priorità dei suoi interessi generali, del tipo di sviluppo che debba avere una società avanzata (ma ancora per poco) come la nostra.
I nostri interessi di cittadini e le ricette per tutelarli le conosciamo e non credo che la nosta politica (questa volta con la “p” minuscola) annoveri fra le sue fila degli stupidi (almeno non molti). Quindi il problema è l’asservimento ai poteri di cui sopra che frena fino all’immobilismo le nostre decisioni.
Solo che, l’alternarsi di coalizioni opposte, entarmbe verticistiche, senza rappresentanze scelte realmente dal popolo, credo faciliti lotte di interessi, che di volta in volta tendono ad andare verso starde opposte, senza possibilità minima di controllo, accrescendo così quella confusione normativa dalla quale non riusciamo a tirare fuori un ordine logico.
Forse, quello che manca all’Italia oggi, è proprio l’atto di coraggio di ribaltare tutto il sistema di scelta: prima i cittadini dovrebbero votare liberamente i rappresentanti più “credibili” fuori dagli schemi partitici (primarie indipendenti?); poi, attraverso la libera aggregazione tra i votati, quest’ultimi dovrebbero individuare massimo tre programmi, da illustrare sui media e nelle piazze con parità di tempi e da proporre al voto popolare con l’impegno firmato sulle tappe di attuazione. Qualora tale programma non fosse rispettato nei tempi previsti, tutti a casa e si rivota.
All’Italia di oggi occorre uno scossone forte se vogliamo tentare di rimettere a posto le cose.
Andrea Viero

caro Andrea, ma sei così sicuro che la TV di val di Susa sia tanto necessaria?