
Le vicende della politica italiana sembrano riscontrare le tesi di un bel saggio di Marco Revelli dal titolo Le due destre.
La prima rappresentata dall’alleanza tra Berlusconi, fautore di un modello politico ispirato al “conservatorismo compassionevole” americano, con la declamazione (in pubblico…) dei valori di “Dio, Patria e Famiglia”, e la Lega Nord di Bossi, legata all’identitarismo territoriale, egoista e con tratti razzistici. L’altra destra, le cui élites sono costituite da tecnocrati “prestati alla politica”, è sostenuta dalla sinistra ex-comunista, dai cosiddetti “cattolici democratici” e dai sindacati (anche se una parte di essi, Cisl e Uil, ha condiviso le politiche sul mercato del lavoro dei governi Berlusconi del 2001 e del 2008), alleati con il “salotto buono” del capitalismo italiano e la grande editoria. I governi Amato, Ciampi e Dini (1992-1996) e il breve esecutivo Prodi del 2006-2008 con ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, per taluni aspetti rappresentano i precursori di Monti e di quel “governo dei tecnici” il cui archetipo è nella proposta formulata nei primi anni ’80 del secolo scorso da Bruno Visentini.
D’altra parte, la manovra economica di Monti, con aumenti delle tasse che graveranno essenzialmente sul ceto medio e le classi popolari e le modifiche al sistema di previdenza pubblica, con l’allungamento della vita lavorativa e il taglio delle pensioni, risponde al modello liberistico del “Washington consensus”, la dottrina economica americana imposta a livello planetario dalle politiche del Fondo Monetario Internazionale e dalle agenzie di raiting e in Europa dal monetarismo della Banca centrale europea.
In questo contesto è il Partito democratico ad avere le maggiori difficoltà politiche, con la mobilitazione sociale avviata dalla Cgil, questa volta con la ripresa di un filo unitario con le altre due centrali sindacali, e lo scavalcamento per così dire “a sinistra” di Di Pietro. Situazione non nuova quella degli eredi del vecchio Partito comunista: negli anni del “compromesso storico” tra il Pci di Berlinguer ela Dc di Moro, “garantito” dagli ambienti industriali rappresentati dal leader repubblicano UgoLa Malfa, e delle politiche economiche di “austerità”, Giorgio Amendola disse che “i sacrifici sono richiesti dalle cose” quale contropartita all’ingresso dei comunisti nell’area di governo.
P.S.: ma il Mario Monti che nel 1968 nella Presentazione di un libro dedicato al socialista libertario Bertrand Russell dal titolo “Socialismo, Anarchismo e Sindacalismo” scriveva “la rivoluzione libertaria e anarchica dovrebbe assorbire alcune premesse e conclusioni fondamentali del socialismo di Stato” è l’attuale premier…?

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