Ill.mo Presidente,
non so se avrà mai modo di leggere queste quattro righe, sgorgate dalla sorgente di un vecchio inguaribile socialista.
Ho letto che lei ha premiato i nostri eroi del pallone insignendoli di onorificenze riservate a persone di grande statura morale, che hanno compiuto atti eroici o avuto percorsi di vita di valenza pubblica assoluta.
Tutti, io per primo, ci siamo emozionati di fronte alla vittoria thriller del campionato Europeo da parte della nostra nazionale, ha portato gioia e ottimismo, ma siamo sicuri che elevare ad eroi dei ragazzi che sono stati baciati dalla dea bendata sia giusto, ma soprattutto educativo?
Parliamo di ragazzi che si impegnano, ma che giocano, mi permetto di sottolineare il termine, si divertono, guadagnano in un anno cifre che le infermiere che si sono esposte al Covid per curarci, non guadagnano nemmeno in sette vite di lavoro e che un medico di corsia che si sobbarca enormi responsabilità morali, civili e penali vede forse in 40 anni di professione.
Ragazzi dai troppi tatuaggi e dalla vita dorata che un minatore del Sulcis sogna ad occhi aperti, che un disgraziato che raccoglie pomodori sotto il sole cocente per tre euro all’ora non osa nemmeno sognare, una vita che un operaio di una catena di montaggio sa che non potrà mai avere, ma si alza tutte le mattine per fare il proprio dovere, per dare dignità alla propria famiglia.
Per non citare in questo post covid i disoccupati, sotto occupati, i disperati senza speranza. Tanti.
Non è moralismo da quattro soldi, ma una constatazione.
In guerra venivano assegnate onorificenze ai generali che assistevano alla battaglia col binocolo fuori tiro dalle armi nemiche e ai veri eroi della prima linea, ai più fortunati che riuscivano a sopravvivere, veniva riservato un mesto ritorno a casa da disoccupati o da emigranti.
Giusto festeggiare, ingiusto elevare.
I nostri figli hanno poco da imparare da questa pur bellissima avventura degli Europei, ma hanno molto da imparare dalla dignità di chi si alza ogni mattina per fare un lavoro normale, umile, perché questo è l’eroismo della maggior parte degli Italiani.
Tra i tanti imprenditori, finanziari, professoroni, milionari vari, eroi per una volta, proviamo ad elevare ed in maggioranza perché tali sono nella società, ad insignire di onorificenze chi lavora ogni giorno per la propria famiglia, per i propri figli, che non può permettersi una vita dorata, ma fa sacrifici enormi con un valore sociale immensamente superiore ad un giocatore di calcio.
Ristabiliamo gli equilibri economici e morali, ridiamo dignità al lavoro, ad ogni lavoro, non solo al successo.
Non me ne voglia.
Con stima
Fiorenzo Da Ros – Treviso

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