Ripropongo per la terza volta in vita mia, la famosa poesia di Brecht dedicata all’analfabetismo politico.
La prima volta fu nel 1992 in pieno furore giustizialista sulle pagine di “Pagine” una pubblicazione semiclandestina autoprodotta, dai giovani che gravitavano intorno al Circolo Rosselli di Firenze.
Questa volta la porgo in lingua originale, così è più difficile ancora del normale, ma chi vuole e non la conosce può tranquillamente trovarne traduzioni ovunque.
Una riflessione, la scuola italiana DEVE introdurre una materia importantissima come l’EDUCAZIONE CIVICA E POLITICA. E’ una riforma urgente e non rinviabile, perché fa molto male al cuore leggere schiere di giovani sui social, che non hanno la minima idea di come funzioni la politica, uno Stato, la democrazia stessa. Divenendo facile preda degli untori del populismo, della demagogia, della reazione.
Una volta sopperivano a questa mancanza i partiti, formando e selezionando le nuove classi politiche che si alternavano a quelle che uscivano di scena.
Con l’attacco violento proprio contro i partiti (di chiara natura fascista, mafiosa e imperialista) avvenuto nel 1992 e successivi, oggi in Italia, i partiti sono quasi del tutto scomparsi, salvo rare eccezioni. Il tempo che ci rimane prima del disastro completo, non è infinito.
“Der schlimmste Analphabet ist der politische Analphabet.
Er hört nicht, spricht nicht, und nimmt nicht an den politischen Ereignissen teil.
Er weiß nicht, dass die Kosten des Lebens, der Preis der Bohnen, des Fisches, des Mehls, der Miete, des Schuhes und des Medikamentes von politischen Entscheidungen abhängen.
Der politische Analphabet ist so dumm, daß er stolz ist und sich in die Brust wirft um zu sagen, daß er Politik hasst.
Der Schwachsinnige weiß es nicht, daß aus seiner politischen Ignoranz die Prostitution, der verlassene Minderjährige, der Räuber und der schlimmste von allen Verbrechern – der politische Betrüger, korrupt, Lakai der nationalen und multinationalen Unternehmen resultieren.“

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