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Amleto va alla guerra

A discapito del valorosi soldati danesi pronti a sparare agli americani in caso di invasione, va ricordato che non sono i primi europei del dopo guerra disposti a farlo. I primi furono i valorosi carabinieri aeroportuali che circondarono la delta force a Sigonella. Il caso fu eccezionale. Il presidente Reagan chiamò l’onorevole Craxi, presidente del consiglio italiano, per chiedere di farsi consegnare gli assassini palestinesi del cittadino americano Klinghoffer e Craxi, dimostrando un grande senso dello Stato e del diritto internazionale, rispose che quelli andavano consegnati alla giustizia italiana. Reagan si sottomise risparmiando un massacro di carabinieri. Il risultato di questa faccenda fu che il responsabile principale della morte di Klinghoffer, Abu Nidal, scappò indisturbato. Sarebbe stato catturato in Iraq vent’ anni dopo, in una palese violazione americana del diritto internazionale.

di Riccardo Bruno | 14 Gennaio 2026

A discapito del valorosi soldati danesi pronti a sparare agli americani in caso di invasione, va ricordato che non sono i primi europei del dopo guerra disposti a farlo. I primi furono i valorosi carabinieri aeroportuali che circondarono la delta force a Sigonella. Il caso fu eccezionale. Il presidente Reagan chiamò l’onorevole Craxi, presidente del consiglio italiano, per chiedere di farsi consegnare gli assassini palestinesi del cittadino americano Klinghoffer e Craxi, dimostrando un grande senso dello Stato e del diritto internazionale, rispose che quelli andavano consegnati alla giustizia italiana. Reagan si sottomise risparmiando un massacro di carabinieri. Il risultato di questa faccenda fu che il responsabile principale della morte di Klinghoffer, Abu Nidal, scappò indisturbato. Sarebbe stato catturato in Iraq vent’ anni dopo, in una palese violazione americana del diritto internazionale.

I danesi sono persino più coraggiosi dei carabinieri italiani che per lo meno nel caso disgraziato di uno scontro a fuoco con il reparto di élite dell’esercito statunitense, avevano il vantaggio della sorpresa, oltre il numero dalla loro parte. I danesi che devono difendere due milioni di chilometri quadrati nel ghiaccio, quando mai li vedrebbero gli americani arrivare? Nel caso migliore sarebbero presi con le braghe in mano.

La diplomazia scandinava è già caduta dalle nuvole. Non ci sono navi da guerra russe o cinesi nell’artico, che sciocchezza. Perché ovviamente se i russi o i cinesi decidessero di attaccare l’occidente dall’artico, mandano la flotta in bella mostra. Bisogna rassicurare la diplomazia scandinava, non c’è il rischio prima di dieci anni di un attacco combinato russo o cinese nell’artico. I russi non sfondano nemmeno in Ucraina, i cinesi hanno un esercito da parata. Le loro portaerei vanno ancora a gasolio, come quelle giapponesi nelle Midway che pure erano progettate per fare decollare venti aerei in dieci minuti. Le portaerei cinesi facessero una simile operazione a bordo, avrebbero i ponti pieni di carcasse. Hanno montato le catapulte dentro le piste di atterraggio.

In compenso, il sottomarino atomico russo K 19 che finì ridicolizzato per essere andato in avaria, aveva compiuto la sua missione, quella di testare un missile balistico nei pressi di Jan Mayen, un’isola a ridosso della costa groenlandese. Jan Mayen è un territorio norvegese di meno di quattrocentomila chilometri quadrati. Il K 19 emerse dai ghiacci, rimase incastrato e indisturbato sparò il suo missile. Fu un successo. Il battello potette operare come una piattaforma terrestre. Il problema del lancio missilistico da sommergibili nucleari è anche dovuto all’instabilità a cui sono sottoposti in acqua. Ancorati al suolo, si risolve. I norvegesi non si accorsero di nulla su un territorio più vicino e più limitato. Possono i danesi sorvegliare un’area cinque volte tanto e persino più distante di quanto lo sia Jan Mayen dalla Norvegia? Un sommergibile nucleare russo, anche il più sgangherato, si incastra su ghiaccio e spara dalla Groenlandia un missile verso gli Stati uniti. Qualcosa colpisce. Chi lo rivela? I satelliti mica riprendono sott’acqua. Pensate se Putin in verità fosse un genio e il Kursk mai affondato. I russi lo hanno piombato nel fondale artico, il suo personale venne evacuato e poi sostituto. Domani riappare sui ghiacci. Come il fantasma del padre di Amleto minaccia l’ignaro e stupido mondo occidentale che lo credeva spacciato. Oppure, più facilmente, un qualche altro sottomarino riesca a passare inosservato sotto i ghiacci per una missione suicida. Tutte cose, che con il dovuto rispetto, non sono materia per i bravissimi danesi.

Fortuna vuole che gli inglesi hanno avuto un sussulto. Dopo il loro riconoscimento dello Stato palestinese, c’era da dubitarne. Starmer ha dichiarato di volere mandare nelle truppe nell’artico non per difenderle dagli americani ,ma per incominciare a presidiarlo. L’America di Trump ragione in termini di scenario da guerra mondale, anche solo per scongiurarla. Bisogna che gli europei inizino a capire una situazione che non riescono proprio a decifrare. Il nemico non è Trump. Trump, anche se non ci piace, è l’alleato.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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