La notte in cui la nostra cosiddetta “Camera Alta” si è trasformata in piccolo mercato di provincia e, nel finale, persino in evento calcistico con la introduzione della moviola per verificare se fosse o meno da attribuire il goal alla squadra del governo, non è stato questo lo scandalo maggiore. Perché è emersa una realtà ancora più sconvolgente: ormai il mercato non riguarda soltanto i singoli parlamentari. Qui si comprano le sigle, cioè i partiti. Ed ancora più meraviglia che di questa realtà nessuno parli. Tale è lo stato di degrado del sistema, che essa è stata assimilata. E appare normale. E’ normale che si possa costituire un gruppo parlamentare inglobando una sigla già presente alle elezioni, venendo dispensati dal raggiungere il numero minimo. Ecco perchè la caccia a chi al detentore in maniera molto più pressante rispetto al parlamentare semplice: come se, possedere una sigla fosse (in effetti può esserlo) possedere una rendita. Politica ovviamente.
Attenzione, però: mica siamo arrivati all’improvviso a questo punto. Ci siamo arrivati con un cammino iniziatosi almeno quaranta anni fa. Con una serie di norme che di per se erano giustificate: il finanziamento pubblico, l’eliminazione dell’obbligo, per i partiti strutturati e presenti in Parlamento di raccogliere firme per presentare le loro liste, etc. Forse non avrebbero portato a conseguenze aberranti se assieme fossero state varate norme per facilitare la democrazia interna ai partiti. Magari condizionando i benefici a questo requisito di democrazia. Perchè è sotto gli occhi di tutti che senza democrazia interna i partiti non sono più contendibili. E, ciò che è peggio, si sono arrogati il diritto di scegliere addirittura i componenti delle assemblee elettive, grazie a leggi elettorali fatte proprio con questo obbiettivo, magari abolendo le preferenze.
Chi non vedesse il rapporto di causa-effetto tra la degenerazione dei partiti e la degenerazione dell’intero sistema, dimostrerebbe di essere cieco. La mancanza di ricambio, le forzature costituzionali, il malfunzionamento del sistema dei controlli e dei contrappesi dipendono in gran parte anche dai partiti, asfittici, che non forniscono più una classe politica adeguata. Ecco perché una riforma dei partiti è ineludibile: fermo restando il loro status di associazioni private, dunque libere e insindacabili, non può essere dimenticato il loro fondamentale ruolo di carattere pubblico. E ciò può avvenire garantendone democrazia interna e trasparenza. Per non dimenticare mai che i partiti devono essere al servizio della Stato e non viceversa. Un sogno? Può darsi, ma è un sogno che altrove si chiama realtà.
Nicola Cariglia

Meglio non riscoprire oggi Randolfo Pacciarci. Sarebbe usato male!
Ad oggi 1 febbraio è deplorevole e a rischio di richiesta di destituzione un presidente della repubblica che prima concede giorni a un presidente del consiglio per mercanteggiare la costituzione di una maggioranza, poi affida a Fico – e perché non a un addetto alla buvette? – un’esplorazione tanto inutile quanto falsamente mediatrice, se un impresentabile come Renzi avendo ragioni da vendere rispetto al governo, diventa un ottimo scandaglio per avvisarci che la repubblica è in secca, e sopravvive grazie a una storia in secca. Se un presidente della repubblica non ha il coraggio di rapportare lo stato alla nazione e la nazione allo stato, cosa ci sta a fare?Solo pochi anni fa il vizio clientelare avrebbe scatenato reazioni ipocrite da ogni parte politica. Oggi nemmeno l’ipocrisia, invigliacchiti dalla pandemia i voltagabbana sono accolti da nuovi salvatori della democrazia, come sempre unti e bisunti di cattolica moderazione e responsabilità. E non mancano i cervelli ansimanti che ancora confondono tra ufficio e deretano di chi ne occupa la poltrona, e più svetta altissima la gerarchia dell’ufficio più la paura d’apparire disobbedienti convince i cervelli ansimanti della assoluta identità di valori tra ufficio e deretano, qualsiasi deretano. Le repubbliche possono tramontare anche senza ricorso a golpe, ma per intima inconsistenza politica e storica.
Il problema non è solo prendere finalmente coscienza che i partiti vanno riformati, ma indicare come riformarli. La crisi attuale (pandemica ed economica) sta evidenziando i limiti della nostra costituzione la cui architettura, basata sul sistema proporzionale, non funziona. Ciò ben comprese nel 1960 Randolfo Pacciardi, repubblicano storico, che combattè il regime dei partiti ed immaginò una riforma istituzionale di tipo presidenziale fino all’Appello per una nuova repubblica , pubblicato il 27/02/65 su “Folla”. Come ha già scritto Renato Traquandi ” trovò sulla strada delle riforme il professore e cattolico Aldo Moro e il giudice comunista Luciano Violante”.
Caro Nicola, come sempre la tua lucida ed oggettiva analisi della situazione politica italiana mi stravolge. Quale la soluzione? Forse, con tutti questi commissari, converrebbe commissariare lo stesso Presidente della Repubblica, un ectoplasma, oggi, intoccabile???… Ma sarà sempre peggio o ci potrebbe essere una seppur tenue speranza per il futuro, a questo punto, dei nostri nipoti? Vi prego, voi tutti fini politologi intelligenti ed anche ben documentati, datemi una risposta confortante e, soprattutto, attuabile!
Concordo con te salvo che sulle considerazioni aventi per oggetto il presidente della repubblica che io stimo moltissimo. Sui paletti che orientano la sua azione ti consiglio di ascoltare l’intervista che ho fatto al prof Armaroli. Sono un paio di minuti che trovi nella home page.
Attenzione, Cariglia!!!. Trent’anni sono passati dal decesso di Randolfo Pacciardi. Il mazziniano di Giuncarico, antifascista e eroico combattente, anche in Spagna, dove inflisse la prima cocente sconfitta alle camicie nere; trovò sulla strada delle riforme il professore e cattolico Aldo Moro e il giudice comunista Luciano Violante. L’ostracismo, la damnatio memoriae, fango e sterco, vennero gettati su di lui. Attento, Cariglia, è pericoloso mettersi contro questi qua!!!!!!!!. Non sono solo degli squinternati, sono feroci aguzzini, che come i lanzichenecchi, hanno invaso il sistema della democrazia.