Commento l’ Osservatore Romano del 17 luglio u.s. A firma Giuliano Zanchi: “Il ritorno dell’altare. La nuova coscienza dello spazio liturgico”.
Altari nella storia dell’uomo furono di diverso tipo ed elementi, tutti però rappresentarono il punto di riferimento di una religione o di un popolo. Un topos di congiunzione o collegamento con il Sacro e l’Altrove.
La religione cattolica assorbì molto dell’ Ara romana. Generalmente di forma quadrangolare. Vitruvio prescrive che l’altare di un tempio deve essere rivolto a oriente e in posizione più bassa rispetto alla statua di culto, affinché chi prega guardi in alto verso la divinità. In pratica era così fino ad una cinquantina d’anni or sono per la Chiesa cattolica quando le disposizioni attuative del Concilio Vaticano II stravolsero il secolare posizionamento degli altari in tutte le chiese (se ne salvarono poche). Debbo dire anche con grandi danni ad altari preziosissimi trasformati in quello che doveva essere una nuova partecipazione alla Mensa del Signore in una pariteticità fra fedeli e sacerdote officiante, il quale fino ad allora, rivolto all’ Altissimo, con le spalle ai fedeli, indicava il cammino, l’Altrove a cui guardare. Mentre da una cinquantina d’anni in qua, per la riforma liturgica, quegli altari posticci rievocano tutt’altro che il Sacro, sebbene malinconie. “Un altare mensa dell’assemblea /comunione facendo dell’altare un centro geometrico” e nulla più. Un malcelato senso della democrazia liturgica in cui fra officiante e fedeli non vi fossero distanze, differenze. Da luogo mistico ed esoterico ove si ripeteva il mistero della Vita, nel quale soltanto il sacerdote aveva accesso, mentre i fedeli alle spalle dell’officiante chinavano il capo e la vista, a tavolo da pranzo per la comunità. Ora la Chiesa cattolica se ne sta accorgendo e pensa di mutare nuovamente l’ordine degli altari.
Un consiglio, basta esperimenti. Si torni al secolare rito liturgico.
Lo dico per esperienza. Alcuni amici adoratori di Iside, gusti loro, vollero cambiare l’ingresso nel tempio fermo da secoli, la vertenza era se una volta entrati si dovesse deambulare il tempio a sinistra o a destra. Voi non ci crederete ma hanno cambiato più volte l’ordine di marcia, dopo non pochi ripensamenti; sono quarant’anni che girano una volta a destra una volta a sinistra. Per favore che almeno l’Ara stia ferma dove i secoli la posero, abbiamo già distrutto diversi troni che non capiti anche all’Altare.
Guglielmo Adilardi

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