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ALLE PAROLE LIBERALIZZATRICI DEVONO SEGUIRE I FATTI

di Davide Giacalone

di Davide Giacalone | 7 Febbraio 2011

Non stupisce che nel 2009, come attestano i dati Istat, il reddito medio delle famiglie sia calato, visto che è l’anno in cui la recessione, già manifestatasi nel 2008, ha morso con forza. Né stupisce che sia la prima flessione dal 1995, visto che non c’è mai stato un così significativo arretramento del prodotto interno lordo. Stupisce, semmai, e lo abbiamo scritto, che si possa immaginare in vigoroso aumento l’evasione fiscale (secondo quanto sostiene la Guardia di Finanza ed essendo, credo, solo il frutto di maggiori contestazioni). Superate le esclamazioni di falsa meraviglia, allora, vale la pena ragionare su come se ne esce e su cosa non si deve fare, a cominciare dall’idea d’imporre una tassa patrimoniale.

L’arretramento del reddito si concentra al nord, mentre gli italiani che campano di spesa pubblica, quindi di trasferimenti, che vanno dagli stipendi alle pensioni, non solo non arretrano, ma ancora si giovano di un periodo con bassa inflazione. Paga l’Italia produttiva. E paga in modo diverso, perché il dato generale (- 2,7%) si compone di realtà diverse: in Piemonte, ad esempio, incide un minor reddito da lavoro dipendente, mentre in Lombardia, che pesa molto, minori introiti dovuti a redditi da capitale (ad esempio: minore divisione di utili, in un anno di crisi).

La prima osservazione è questa: gli ammortizzatori sociali hanno funzionato, perché il calo del pil è stato più significativo. Al tempo stesso, però, non si può pensare di continuare a pesare su quei meccanismi. Anche se gli ammortizzatori della macchina funzionano, non per questo si può continuare a premere senza che si sfascino. Per respirare ci si deve riprendere e, fin qui, la crescita del prodotto è inferiore a ciò che si è perso. Serve di più. Per ottenerlo è necessario liberare il mercato da molti freni e zavorre, comprese, non sembri contraddittorio, le eccessive garanzie che rendono il mondo del lavoro poco permeabile (in entrata e in uscita).

Sono le stesse rigidità che ci portano ad avere una disoccupazione generale inferiore alla media europea (non contabilizzando i lavoratori in cassa integrazione), ma una disoccupazione giovanile superiore. E’ giusto proporsi di frustare il cavallo, per farlo correre, ma è bene prima slacciarlo dalla palizzata, altrimenti si finisce sotto inchiesta per maltrattamento della bestia.

Seconda osservazione: s’è contratto il reddito disponibile, non il patrimonio delle famiglie, che resta elevato, ma, in queste condizioni, pensare di imporre una tassa patrimoniale finalizzata alla contrazione del debito è pura follia, perché oltre a frustare un cavallo legato si flagellerebbe anche il fantino. Non escludo affatto che il patrimonio delle famiglie possa essere utilizzato per operazioni di politica economica, e, del resto, la filosofia proposta da Giulio Tremonti in sede europea (sommando il debito pubblico a quello privato e facendoci diventare virtuosi) va in questo senso.

Ma se si pensa di tassarlo per consentire alla spesa pubblica di correre nel pagare le spese correnti, quindi nel finanziare l’Italia non esposta alla concorrenza, e nel foraggiare le cordate degli appaltatori, ci si espone ad una rivolta che sarebbe pericolosa, ma prima ancora giusta.

L’Istat ha misurato quel che sapevamo e ne ha restituito una descrizione non drammatica. Lo sarebbe, invece, continuare a non fare quel che serve, sia sul fronte della riqualificazione e mutazione genetica della spesa pubblica, sia su quello di un mercato produttivo ove ancora s’attende che alle parole liberalizzatrici seguano fatti non contraddittori. Come troppo spesso è successo.

Davide Giacalone – Pubblicato da Libero

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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