
Lo scorso 14 novembre presso la sede del Circolo Giustizia e Libertà di Roma si è tenuto un convegno per iniziare a tirare fuori dalla “damnatio memoriae” in cui fu relegato: Alfredo Pizzoni. Nell’agosto 1943 su indicazione dell’amico e avvocato socialista Roberto Veratti e proposta del comunista Girolamo Li Causi quando il comitato di resistenza si trasformò prima in CLN milanese e poco dopo nel CLNAI (Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia) il Pizzoni fu eletto presidente. Era di orientamento liberale, ma fu scelto perché indipendente e non aderente a nessun partito, quindi in grado di svolgere un ruolo di mediazione tra le varie componenti partitiche per garantire l’unità nella lotta clandestina. Nel CLNAIvivevano due anime: da una parte, comunisti e socialisti volevano un cambiamento radicale dello Stato e si battevano per il modello URSS attraverso una “rivoluzione popolare”. Dall’altra, l’anima “moderata” dei liberali e democristiani assegnava alla lotta partigiana il compito di liberare il Paese da fascisti e tedeschi, per tornare poi all’ordinamento liberale. Il PCI accolse all’inizio con favore Pizzoni, proprio perché utile a bilanciare le altre componenti, inclusa quella azionista di Ferruccio Parri, che cercò, senza successo, di porsi come interlocutore privilegiato degli Alleati. Inoltre Pizzoni garantiva un rapporto con la borghesia lombarda, come Falck e Edison, e fu in grado di raccogliere sostegni finanziari all’attività clandestina della resistenza. Da Direttore del Credito italiano conosceva il mondo finanziario anglosassone ed era padrone della lingua inglese. Svolse diverse missioni di collegamento con gli anglo americani in due missioni preparatorie in Svizzera nel marzo-aprile e in ottobre-novembre del 1944, invece, guidò una missione, con Parri, Pajetta e Sogno, nel sud Italia liberato e faticò molto per far accettare la presenza del comunista Pajetta nei colloqui con esponenti dei comandi militari. Gli incontri diedero una forte scossa quando partecipò il generale Maitland Wilson del Comando Supremo Alleato del Mediterraneo (SACMED) il 7-8 dicembre 1944 che portò al risultato politico del riconoscimento del CLNAI come il rappresentante del movimento partigiano nell’Italia occupata al nord. L’incontro del 7-8 dicembre 1944 produsse, su una determinante spinta di Pizzoni, col generale Maitland Wilson al risultato politico del riconoscimento alleato del CLNAI come il rappresentante del movimento partigiano nell’Italia occupata. Inoltre produsse anche il protocollo finanziario che previde finanziamento mensile a Pizzoni da 10 a 160 milioni al mese. Pizzoni gestì personalmente le finanzedel CLNAI, con giroconti non registrati tra le sedi milanesi e romane del Credito Italiano e della Banca Commerciale, senza registrazioni contabili per segretezza, garantiti solo dalla sua persona, che riscuoteva fiducia tra i vertici delle due banche. È stato calcolato che il mantenimento di un partigiano alla fine del 1943 era di mille lire al giorno, salite nel ‘45 a tremila e anche più nelle zone più difficili. Renzo De Felice, nelle sue ricerche, riportò che Pizzoni si trovò nel bel mezzo dello scontro tra due opposte visioni: da una parte i partiti della Resistenza che nella maggior parte puntavano all’insurrezione generale e fare dei CLN gli strumenti di un potere nuovo “democratico” e “popolare” e perciò non volevano “disarmare” e sottomettersi ai “moderati” del governo di Roma; dall’altra gli Alleati cui interessava fare dei CLN gli organi di un regolare trapasso dei poteri all’amministrazione centrale italiana, evitare una “intempestiva” insurrezione che avrebbe distratto le forze partigiane dal compito principale di disturbare i tedeschi e favorire l’avanzata anglo-americana, e infine di disarmare e smobilitare i partigiani per un ordinato ritorno alla vita normale. Il 19 aprile 1945, quando Pizzoni si trovava a Roma a negoziare il rinnovo della convenzione finanziaria, venne decisa dal CLNAI la sua destituzione dalla presidenza, su iniziativa comunista e socialista, in particolare di Pertini, da Pizzoni giudicato “coraggioso, ma fanatico e squilibrato”, un “piccolo tribuno da comizio, anche se benemerito per i lunghi anni sofferti in prigione”. La decisione venne ratificata il 27 aprile 1945 all’unanimità (inclusi liberali e democristiani), alla presenza di Pizzoni, ad insurrezione avviata, con gli Alleati in arrivo e i fascisti ormai in fuga con il loro duce, in una riunione dove le critiche al presidente e le ragioni della sua rimozione furono affidate al comunista Emilio Sereni. La sua rimozione dalla presidenza del CLNAI venne motivata con l’esigenza di dare al movimento partigiano settentrionale una guida chiaramente politicae, al suo posto, fu messo Rodolfo Morandi. La damnatio memoriae dell’uomo che aveva guidato al nord la Resistenza nei suoi venti mesi di lotta politica clandestina e militare iniziò subito dopo la sua rimozione ed è durata mezzo secolo. La sua rimozione dall’indagine storica ha precluso lo studio di aspetti ineludibili per la ricostruzione della storia della Resistenza italiana, su tutti la sua storia “economica”, materia a tutt’oggi totalmente trascurata. Pizzoni non fu dimenticato dagli angloamericani, infatti fu insignito nel 1948 della Medal of Freedom, la più alta onorificenza statunitense. Harold MacMillan, che era a capo della commissione Alleata in Italia, lo ricordò nelle sue memorie, “un uomo di buon senso e di forti sentimenti patriottici, pare (anche se non del tutto) un inglese”. Pizzoni, amareggiato dall’allontanamento, tornò alla sua professione e divenne presidente del Credito Italiano fino alla sua morte nel 1958.
Lasciò ai figli uno scritto di ricordi, con l’espressa volontà che non fosse pubblicato prima di venticinque anni dalla sua morte. Il motivo di questa condizione si capì quando i ricordi divennero un libro nel 1993, pubblicato da Einaudi per il Credito Italiano, nel quale non furono risparmiati giudizi severi verso esponenti di primo piano del comitato e della Resistenza. Per la stessa ragione, l’editore Einaudi non distribuì il libro e preferì cederne i diritti a Il Mulino che lo pubblicò solo nel 1995, quando giunse finalmente al pubblico con la prefazione di Renzo De Felice.
In tutto quel periodo Pizzoni raggranellò circa 1 miliardo e 500 milioni dell’epoca. Da questa immensa figura nasce la “narrazione italica” piuttosto che la “Storia contemporanea” che riuscirà a narrare piuttosto che documentarsi e dipingendo a suo piacere le cose.
Raffaele Romano

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