Nicola Zingaretti ha molti buoni motivi per “cedere” alle fine delle trattative con i 5S, al reincarico di Giuseppe Conte presidente del Consiglio.
Intanto è impensabile che la nuova segreteria del PD possa esordire con una sostanziale frattura con i gruppi parlamentari che è vero furono scelti e nominati da Renzi poco più di un anno fa, ma sempre meno legati a doppio filo all’ex segretario, per tutte le ragioni nel frattempo sopravvenu te.
Il PD potrebbe da subito pretendere e ottenere il Commissario UE ancora vacante alla Concorrenza, permettendo al “governo” europeo di insediarsi e di spostarne l’asse ancor più verso il c-sx. E dovrà mandarci un rappresentante politico di lunga e provata esperienza anche per lanciare un chiaro messaggio di rinnovato interesse dell’Italia alla politica estera: basta con i perfetti sconosciuti nelle Istituzioni internazionali.
Meglio e molto, se si trattasse di un ex Presidente del Consiglio.
Il nuovo Governo non potrà prescindere dai temi classici della sinistra italiana ed europea e potrà dimostrare sul campo modalità e qualità del personale politico assai diverse rispetto ai “sovranisti” un tempo assai prossimo, beceri secessionisti. Tutto il paese ha da guadagnarci e pure l’elettorato Cinque Stelle avrà modo di rivedere il suo atteggiamento rispetto alla stagione del “pidiotismo”.
Anche negli assetti interni al PD (ma il resto del sistema politico subirà comunque uno scossone) sarebbe proprio Zingaretti a guadagnarci in autorevolezza, avendo lui l’incombenza di scegliere i ministri e i sottosegretari avendo già incassato il “disinteresse” di Renzi a partecipare al nuovo governo, compreso il suo gruppo di fedelissimi.
Uno dei tanti errori madornali del Talleyrand di Rignano. Immemore della celebre frase di Andreotti “il potere logora chi non ce l’ha”.
Un fattore terribile quanto inesorabile col quale se la dovrà vedere anche quell’altro di Matteo. Entrambi prodotti assai simili del teatrino mediatico che riesce con le sue luci, le lusinghe e i suoi lustrini a far sembrare bello e affascinante chiunque, salvo poi bruciarselo con la stessa rapidità col quale l’ha fatto salire sull’Olimpo.
Un tema assai importante, se non vitale, col quale si dovrà misurare la politica del III decennio.
Alessandro Silvestri

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