La lunga attività amministrativa di Alberto Tomassini è stata caratterizzata da un costante e qualificato impegno ed ha accompagnato lo svolgersi della sua attività politica, sempre ispirata ai valori di giustizia e libertà propri del pensiero socialdemocratico che aveva appreso in famiglia dal padre Bruno e che ha portato avanti con forza per tutta la vita. Nato a Venezia-Mestre il 13 settembre 1943, laureatosi in Ingegneria presso l’Università di Padova, Alberto è stato prima funzionario e poi dirigente all’ENPI, in seguito ISPESL, per tutta la sua vita lavorativa e, partendo dalla gavetta, ha ricoperto via via nel tempo vari incarichi di amministratore pubblico, sia a livello locale come componente del Consiglio di amministrazione dello IACP di Venezia, come componente del Consiglio di amministrazione dell’Ospedale di Mestre, come Vicesindaco del Comune di San Donà di Piave, come Consigliere al Comune di Venezia, che a livello regionale come consigliere eletto nel collegio di Venezia e Assessore nella terza legislatura e nel primo anno della quarta e poi a livello nazionale come Presidente dell’INAIL, l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro.
In ognuno degli incarichi ricoperti Alberto ha portato la sua esperienza, la sua concretezza operativa, unita sempre ad una visione di lungo periodo che gli faceva perseguire l’ideale di progresso della nostra società. Quando, nel 1975 a 18 anni, mi sono iscritto al PSDI, Alberto ne era il Segretario provinciale e da lui ho imparato come funziona un Partito, l’importanza dell’ascolto della base, la necessità di confrontarsi con le strutture locali, le modalità di rapportarsi con le altre forze politiche, l’esperienza delle campagne elettorali. La nostra collaborazione è proseguita per molti anni e quando ha assunto la Presidenza nazionale dell’INAIL ed ha lasciato la Regione Veneto nel 1986, come primo dei non eletti gli sono subentrato come unico Consigliere regionale PSDI e nell’assessorato ai lavori pubblici ed edilizia abitativa.
Il compito per me è stato facilitato dal fatto che erano state da lui avviate tante iniziative che io poi ho portato avanti. Tra queste, voglio qui ricordare le due che ritengo più significative: l’attuazione del piano decennale per la casa, di cui lui è stato l’artefice e che ha consentito la realizzazione nel Veneto di circa 50.000 alloggi, un intervento poderoso che non ha avuto precedenti e tantomeno seguiti di pari portata. Certo, le risorse c’erano, ma riuscire a stabilire una proficua collaborazione tra enti e aziende pubbliche, imprese e cooperative edilizie e riuscire a rispettare i tempi per spendere i soldi a disposizione, non erano risultati acquisiti a priori, ma resi invece possibili dal lavoro da lui svolto. Così pure per la seconda tematica che voglio qui ricordare, relativa alla realizzazione del nuovo Ospedale di Mestre: una battaglia lunga, irta di ostacoli talvolta palesi, talaltra nascosti, battaglia nella quale lui si è speso costantemente.
Due tematiche, quella abitativa e quella sanitaria, che non a caso figuravano, insieme a quella dell’istruzione, quest’ultima di stretta competenza statale e non regionale, nello slogan “Case, scuole, ospedali” che costituiva una sintesi del programma dei socialdemocratici saragattiani dal dopoguerra in poi. Nel PSDI Alberto ha ricoperto importanti incarichi prima a livello locale e poi nella Direzione nazionale, portando un suo contributo di idee, spendendosi generosamente per la causa, girando in lungo e largo il Veneto e non compiendo scelte di comodo per la propria sopravvivenza politica personale.
Anche dopo che il Partito era sparito dalla scena parlamentare, Alberto ne portava avanti gli ideali con l’Associazione “Democrazia Futura” di cui è stato fondatore e Presidente. Ricordo la sua iniziativa per l’intitolazione di una strada a Venezia-Mestre a Giuseppe Saragat, fondatore della socialdemocrazia italiana nel gennaio 1947 con la scissione di Palazzo Barberini, Presidente della Repubblica nel periodo dicembre 1964 – dicembre 1971, il politico i cui ideali sono stati per lui sempre un faro di riferimento. Se, al di là delle sue esperienze come amministratore e come politico, mi venisse chiesto di sintetizzare in due parole qual era la caratteristica saliente di Alberto, direi che era il suo modo di porsi diretto, senza ipocrisie, senza sotterfugi e furbizie, “a viso aperto”, come diceva un vecchio slogan del PSDI. Sia che si rivolgesse a persone della sua stessa appartenenza politica, sia che si confrontasse con persone di diverso orientamento, Alberto non rinunciava a dire come la pensava, anche se sapeva che si sarebbe trovato in minoranza. A conclusione di questo breve intervento, voglio ricordare la sua disponibilità verso chi si trovava in situazioni di difficoltà e si rivolgeva a lui per un consiglio e il suo costante rapporto di affetto con tutta la sua famiglia, la moglie Iris, le figlie Francesca e Giovanna e i familiari tutti, famiglia che gli ha dato tante soddisfazioni e alla quale teneva molto.
Ciao Alberto!
Pierantonio Belcaro

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