Un secolo di vita per il Trittico di Giacomo Puccini che non sembra però sentire il peso degli anni: anche se a Lucca abbiamo potuto solo gustare il dittico Suor Angelica / Gianni Schicchi (la terza opera, Il Tabarro, costituirà il lavoro del Maggio Musicale per il 2019 così da completare questa ingegnosa collaborazione tra teatro Lirico di Cagliari, teatro del Giglio e Maggio Musicale Fiorentino) abbiamo potuto constatare come entrambe siano straordinariamente moderne ed inquietantemente attuali.
Una inaugurazione di stagione in grande stile quella del Giglio con queste due opere del suo illustre concittadino: come ha ricordato il Sindaco Alessandro Tambellini nel suo intervento di apertura «Se Lucca è la città di Giacomo Puccini, ed è universalmente riconosciuta come tale, noi tutti abbiamo una direzione precisa da seguire in questo senso, celebrando il Maestro e puntando sempre sull’alta qualità, e soprattutto facendo spazio ai giovani, giovani che hanno in mano il futuro; Lucca come città che promuove cultura e, ancora una volta, come città che pone particolare attenzione affinché giovani talenti escano dalle sue mura».
Due opere che raccontano “storie di uomini”, piccole storie che si fanno immortali grazie alla penna di Puccini e Forzano ma che restano piccole storie come quelle che, ogni giorno, accadono intorno a noi. E proprio questa quotidianità le rende capaci di essere comprese ed accolte con entusiasmo anche in questo distratto XXI secolo: ne è prova questa apertura di stagione del Teatro del Giglio di Lucca che ha visto nelle due serate di programmazione un quasi sold out, con tanti giovani che hanno affiancato il pubblico di melomani più adulto.
Merito certamente del paziente lavoro che il teatro svolge nelle scuole e sul territorio: la formazione del pubblico è un punto di forza dello staff di questa struttura che ha compreso come solo costruendosi il pubblico di domani, è possibile dare un futuro alla struttura ed un senso all’attività di coloro che ci lavorano.
La firma della regia è quella di un esperto, e per certi versi anticonvenzionale, Denis Krief che ha voluto un’unica ambientazione per entrambe le opere; essenziale, elegante, non invasiva né distrattiva, la scena accoglie, avvolge, racchiude le due storie senza che queste perdano la loro centralità a vantaggio di una esibizionistica vetrina. Scelta coraggiosa e corretta come quella dei costumi, coerenti (anche se in Schicchi la storia si sposta alla contemporaneità), sobri ed efficaci.
Ciò che conta per lui, e lo ha ripetuto a più riprese confermandolo anche nella conferenza stampa di presentazione delle opere, è il cantante-attore che deve essere in grado, da solo, di portare il senso e l’anima di ciò che racconta e canta, quella storia che deve essere proposta così come il compositore l’ha pensata e scritta, senza libertà o trasgressioni, senza vezzi esibizionistici.
E questo ha fatto: benissimo con Suor Angelica, forse calcando un po’ la mano con Gianni Schicchi (ma questa è solo una mia opinione che sostengo da sempre: in Gianni Schicchi c’è ironia ma non è una farsa né una comica; è a tutti gli effetti un dramma che diventa grottesco senza tuttavia perdere l’intensità di quel messaggio che mostra il peggio e il meglio dell’umanità in un momento cruciale com’è quello della morte di un congiunto).
Da apprezzare il suo lavoro di scavo dei personaggi, anche dei minori, in Suor Angelica come in Schicchi: lavoro certosino visto il numero rilevante in entrambe le opere, ma che ha saputo valorizzare ognuno degli interpreti facendone di fatto dei protagonisti al di là del ruolo.
Un lavoro che apprezziamo molto perché “fare regia” davvero, specie nell’opera, è cosa rara e spesso ci troviamo di fronte a sfarzosità di scene e costumi senza trovare un’anima negli interpreti.
Analoga cosa possiamo dire, sul fronte della musica, del direttore, il Maestro Marco Guidarini, che non si è accontentato di avere un’ottima orchestra di professionisti com’è l’Orchestra della Toscana, ma ha lavorato moltissimo sulla partitura (almeno così ci è sembrato dall’ascolto) alla ricerca di quei contenuti nascosti che Puccini lascia a coloro che sanno immergersi con curiosità ed umiltà nella sua musica.
È stata una piacevolissima serata di bella musica, sia per Suor Angelica che per Schicchi, forse dai volumi un po’ troppo alti dell’orchestra che a tratti ha coperto le voci, ma alla fine degna del Giglio che nel prossimo anno festeggerà i due secoli di vita, e di Puccini.
Le due serate di Suor Angelica sono state caratterizzate da due grandi interpreti: Svetla Vassileva, grande interprete in questo ruolo al Teatro la Scala nel 2008 sotto la direzione Chailly, e Alida Berti, al suo debutto nel ruolo.
Diverse per indole e per vocalità hanno entrambe offerto un’ottima interpretazione di Suor Angelica sottolineandone la sua fragilità e il suo amore per il figlio, oltre che la sua apparente rassegnazione ad una vita monastica imposta dalla famiglia. Entrambe hanno vocalmente conquistato il pubblico che ha ricambiato le loro perfomance con una valanga di applausi, durante e al termine dell’opera.
Altrettanto applaudita Isabel De Paoli, la zia Principessa, in una interpretazione originale e non convenzionale di un personaggio tramandatoci come inflessibile e algido nel suo distacco dalla nipote. Anche vocalmente, Isabel De Paoli ha messo in luce delle nuances apprezzabili che hanno trovato unanime consenso nel pubblico.
Per tutte le altre interpreti, che citeremo di seguito, vale l’entusiastico giudizio del pubblico e i numerosi applausi loro tributati: piccole o grandi le parti interpretate sono state tutte curate con attenzione e proposte con grande professionalità ed amore.
Badessa, Sandra Mellace; Suora zelatrice, Marina Serpagli; Maestra delle novizie, Lara Leonardi; Suor Genovieffa, Antonella Biondo; Suor Osmina, Consuelo Gilardoni; Suor Dolcina, Janyce Condon; Suora infermiera, Diana Oros; Prima cercatrice,Youngseo Viola Lee; Seconda cercatrice, Francesca Longari; Prima novizia, Zoe Jackson; Seconda novizia, Camilla Jeppeson; Prima conversa, Maila Fulignati; Seconda conversa, Dalila Privitera.
Buona la prova del Coro Ars Lyrica diretto da Elena Pierini e quello delle Voci bianche di Teatro del Giglio e Cappella Santa Cecilia di Lucca dirette da Sara Matteucci.
Per Gianni Schicchi vero mattatore è stato Marcello Rosiello: voce sicura, plastica e brillante ha “dipinto” il personaggio di Gianni Schicchi con un ottimo equilibrio restituendone la portata storico-culturale che quell’uomo della “gente nuova” significava in una Firenze schiacciata nel suo passato, nei suoi pregiudizi, nei suoi privilegi.
Al suo fianco due giovanissimi ottimi protagonisti di coloro che sono le involontarie vittime di quei giochi malefici di prestigio e potere, di eredità e di ripicche: Francesca Longari nei panni di Lauretta, la figlia di Schicchi, e Giuseppe Infantino, Rinuccio, del casato dei Donati.
Freschi, spontanei, hanno cantato e recitato come davvero vivessero quella storia: una naturalezza che è valsa per entrambi moltissimi applausi in scena e sulla ribalta. Una segnalazione speciale per Isabel De Paoli, una Zita vocalmente ed interpretativamente impeccabile (Krief per lei ha scelto una fisicità molto evidente ed una mimica ai limiti della comica che per fortuna la De Paoli ha saputo contenere in un equilibrio davvero notevole).
Parimenti da citare con plauso tutti gli altri interpreti: anche in questo caso voce e capacità recitativa hanno camminato a braccetto fornendo uno spettacolo che ha coinvolto il pubblico che si è divertito e ha gustato il piacere di un ascolto di qualità.
Gherardo, Santiago Induni; Nella, Consuelo Gilardoni; Gherardino, Giovanni Fontana (19 ott.) – Pietro Baldi (21 ott.); Betto di Signa, Maximiliano Medero; Simone, Davide Ruberti; Marco, Ricardo Crampton;
La Ciesca, Antonella Biondo; Maestro Spinelloccio, Marco Innamorati; Ser Amantio, Michele Pierleoni;
Guccio, Nicola Farnesi; Pinellino, Andrea Pardini.
Da sottolineare come tra i numerosi giovani artisti impegnati in Suor Angelica e Gianni Schicchi, alcuni provengono dalle fila del Progetto Opera Virtuoso & Belcanto 2018 che si è tenuto al teatro del Giglio nel periodo estivo.
Anche in questo caso apprezzabile il lavoro fatto dal M° Guidarini insieme all’Orchestra della Toscana per rendere al meglio questa partitura solo apparentemente facile e che invece contiene moltissime novità rispetto alle precedenti scritture pucciniane.
Stefano Mecenate
















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