Da un lato ha senso interrogarsi sul fatto se sia possibile una democrazia oltre i partiti; dall’altro occorre soprattutto prendere consapevolezza che non è più possibile una democrazia di vecchi partiti.

E tuttavia, in contrasto con la diversa immagine che hanno inteso proporre, i partiti tradizionali hanno ancora pensato di far guidare le proprie liste dalla vecchia nomenclatura, “anzi”, come ha sottolineato qualche tempo fa il noto critico Aldo Grasso, “della nomenklatura, alla russa”. Infatti, “nella vecchia Urss, era la lista delle cariche politiche, amministrative e militari, e dei più importanti incarichi dell’economia, della scienza e della cultura, che venivano assegnati su approvazione degli organi superiori del Partito”.
Il Partito, un’entità che per circa gli ultimi due secoli ha incluso e comunque contraddistinto in via praticamente esclusiva l’agire politico di ogni democrazia moderna. Uno strumento, un medium dell’agire politico che, stando alla riflessione di Marco Revelli, nel suo Finale di partito (Einaudi 2013), sarebbe ormai giunto al capolinea. Al punto che l’autore si chiede se sia comunque possibile la democrazia “oltre” i partiti.
Eppure, la democrazia dei moderni è nata senza i partiti. Numerosissime sono le tesi e di certo ancor più le diverse analisi condotte sui cosiddetti corpi intermedi dello Stato; tra queste, senz’altro le tesi hegeliane, laddove solo si consideri che, scrive il filosofo, “lo Stato è la sintesi assoluta della razionalità dei singoli, che riconoscono in esso il luogo della piena realizzazione della libertà individuale” (Lineamenti di filosofia del diritto, § 257). Tralasciando il fatto che purtroppo espressioni siffatte hanno colpevolmente ingenerato, nel corso della storia moderna della prima metà del Novecento, interpretazioni ed eventi i più funesti; le tesi hegeliane non contemplavano ancora la forma tradizionale del Partito politico, e tuttavia in esse lo Stato è considerato la sostanza etica consapevole di sé, la riunione del principio della famiglia e della società civile. Entrambi, questi ultimi, efficacemente rappresentati dalle “classi”. Infatti, scrive ancora Hegel: “considerate come organo di mediazione, le classi stanno tra il governo in genere, da un lato, e il popolo, risolto nelle sfere e negli individui particolari, dall’altro” (Lineamenti di filosofia del diritto, § 302).
Per definizione, il partito ha sempre rappresentato e rappresenta ancora oggi una parte; solo che, oggi, ciascuna delle parti in competizione appare sempre più indistinta, difficile da separare, e quindi da rappresentare unitariamente, rispetto ad un’altra o ad altre. Tant’è, che già da qualche tempo ci si interroga se abbia addirittura ancora senso distinguere tra destra e sinistra. La qual cosa, peraltro, dovrebbe far pensare anche e soprattutto al fatto di come si riveli ancora più difficile distinguere parti diverse all’interno di ognuna delle due predette categorie di schieramento. Virtù del sistema maggioritario, ma non del nostro! E non da noi?!
E pertanto, mentre nei vari agoni politici si discute spesso ancora in base a schemi che prefigurano la modernità; nei corpi intermedi della società e tra gli individui si vive a pieno titolo, con effetti s’intende positivi ma anche in parte negativi, la fase post-moderna della globalizzazione tecnologica e finanziaria. Il tempo cioè, tanto per fare degli esempi, di internet, del G-20, di Goldman Sachs, etc. E non, viceversa, il tempo dello Stato, della famiglia e della società tradizionali. E quindi, senz’altro non del partito tradizionale.
In Italia, si diceva, durante quest’ultima campagna elettorale è soprattutto emerso il dato di contrasto tra i vecchi partiti o liste e alcune di rapida e nuova formazione. E quindi, mentre da un lato ha senso interrogarsi sul fatto se sia possibile una democrazia oltre i partiti; dall’altro occorre soprattutto prendere consapevolezza che non è più possibile una democrazia di vecchi partiti, che – cercando di rimodellarsi rispetto al nuovo che avanza, e qui ancora una volta s’intende la fase post-moderna della globalizzazione tecnologica e finanziaria – si trasformano in partiti di plastica (es., il Pdl) o di gomma (es., il Pd) o meri contenitori di rappresentanti e leaders del passato. In quest’ultimo caso, lascio a voi trovare gli esempi.

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