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Al fondo del barile

di Angelo Giubileo | 26 Ottobre 2014

Gli effetti di una manovra espansiva valutati in ordine ad una confusa e soprattutto errata destinazione del risparmio previdenziale.

Nell’arco di poco più di quindici anni, dal 1997 ad oggi, il dato del tasso di risparmio delle famiglie italiane è sceso dal 20% circa all’attuale 8-9%, rispetto ad una media europea che oscilla tra il 15 ed il 16%, del reddito disponibile.

E quindi, soprattutto in ordine ad una tale dinamica, dovrebbe piuttosto configurarsi l’ipotesi di scelta politica del governo Renzi di provvedere – con stime e coperture che la Ue pare abbia ritenuto ancora incerte – a finanziare i consumi (delle famiglie) attraverso parte delle risorse finora vincolate al risparmio previdenziale (del lavoratore).

In un articolo apparso su Il Sole 24 Ore di mercoledì scorso, l’economista e docente alla LUISS, Pietro Reichlin sostiene che in funzione della tanto auspicata crescita quello che servirebbe al paese è piuttosto un piano pubblico d’investimenti finalizzato sia all’assestamento delle posizioni finanziarie che alle ristrutturazioni produttive di ogni singola impresa. Cosa ben diversa quindi da una strategia d’investimento del risparmio finalizzato direttamente al consumo delle famiglie e indirettamente alla realizzazione di utili per le imprese, utili che in concreto verrebbero destinati non tanto alla crescita quanto piuttosto ad operazioni di consolidamento dei rispettivi bilanci.

In ordine allo scopo, dichiarato, della crescita e alle risorse di risparmio utilizzabili, le misure indicate nel testo del DDL di Stabilità 2015 riguardano soprattutto:

  • la possibilità, da esercitarsi in base alla volontà di ogni singolo lavoratore (salvo agricoli e domestici) del settore privato del “conferimento” delle somme mensili di TFR in busta paga; con l’applicazione tuttavia del regime di tassazione ordinaria e non sostitutivo e agevolato come previsto viceversa per l’“accantonamento”;
  • l’aumento dell’aliquota d’imposta dall’11 al 17% sulle somme di rivalutazione del TFR;
  • l’aumento dell’aliquota d’imposta dall’11,5 al 20% sui rendimenti delle somme di risparmio investite nei fondi pensione, a decorrere dall’1.1.2014 e quindi, anche stavolta, in violazione del principio di “affidamento” che dovrebbe legare il contribuente al fisco.

Oltre le considerazioni già riportate in ordine all’effettivo reimpiego degli utili da parte delle imprese, pur considerati i benefici del prelievo fiscale diretto e indiretto a vantaggio dello stato, gli effetti che in concreto deriverebbero dall’adozione di tali misure sarebbero sostanzialmente negativi. Per tutta una serie di ragioni.

In generale e nel presente, riguardo ad uno scenario ancora più probabile di mancato consolidamento e sviluppo del sistema di previdenza integrativa e/o complementare. In particolare e nel futuro, e cioè in base alla scelta di opzione di ogni singolo lavoratore, quanto ad una misura certamente ridotta del proprio reddito da pensione disponibile, che potrebbe risultare non più “adeguato”. Inoltre, quanto a quest’importante risvolto dell’intera questione, altre stime già incidono, sempre in negativo, sul quadro di stabilità, presente e futuro, di un sistema pensionistico, per giunta, “a ripartizione”. Nel breve periodo, si tratta sia delle preoccupanti stime dei tassi di disoccupazione sia delle crescenti stime dei tassi, a riparto, dell’occupazione cosiddetta precaria. Tutte condizioni che evidentemente incrementano il rischio futuro di un reddito pensionistico non “adeguato”. Così come, nel medio e lungo periodo. Trattando, infatti, delle stime del tasso crescente di età media della popolazione e quindi, in ipotesi coerente, di un incremento dell’aspettativa di vita media e quindi della necessità di garantire da parte dello stato una maggiore e più ampia copertura di un reddito da pensione che sia, a costo di ripetermi ancora una volta, “adeguato”.

Pertanto, rispetto all’ipotesi formulate dal governo e in base anche al quadro di stabilità attuale,  una sommatoria di effetti negativi che giammai possono essere compensati dagli effetti presuntivi e senz’altro risicati di un’auspicata generale ripresa dei consumi.

Infine, un’ultima annotazione. Se si considera che l’intera manovra del DDL poggia su un finanziamento in deficit di 11 miliardi e su un fondo di riserva di 3,4 miliardi aggiuntivi, pur valutandone la sua portata “espansiva”, il dubbio è: siamo proprio sicuri che escluda il classico fondo del barile?

Pubblicato in : Editoriale, Metamorfosi

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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