Assessori e urbanisti, architetti e ingegneri avranno le loro buone ragioni, tecniche o politiche che siano , ma alla fine il problema invece di risolversi o ridursi sembra acuirsi. Le strade delle nostre città, che una volta erano grandi (o abbastanza grandi) vengono riempite di cordoli, canalizzazioni aggiuntive, mini barriere e via ostacolando, che insieme con le sacrosante corsie preferenziali e qualche sacrosanta ciclabile o striscia pedonale fanno di un vecchio viale un nuovo viottolo.
E siccome le automobili, invece di diminuire, crescono alla fine tutti in coda con maggiore smog. Aiuto, si sono ristrette le strade. Succede in varie città: da Bologna a Verona, da Mantova a Firenze. Viale Talenti nel capoluogo toscano era un piacere percorrerlo vent’anni fa, ora è un calvario. A Mantova vent’anni fa corso Garibaldi era un corso, adesso è -soprattutto nella parte alta- un corsino. Via Azzurra a Bologna era una via larga e spaziosa, ora è un vicolo.
Alla domanda precisa: perché su quel tratto della strategica San Donato a Bologna in trecento metri avete messo: una rotonda, un doppio cordolo a triangolo che dovrebbe dividere la corsia normale da quella preferenziale opposta, due semafori e tre attraversamenti ciclopedonali la risposta è stata “per diminuire la velocità delle auto e dei furgoni”.
La diminuzione della velocità è diventata clamorosa nel senso che sono tutti quasi fermi. Ovvio: se sono più gli ostacoli delle vie libere è logico che anche un’ apecar rimane bloccata.
C’erano una volta i viali di circonvallazione e di periferia che consentivano di andare in sicurezza non correndo come al Mugello ma senza avere l’ansia da cordolo appuntito e doppia aiuola con semaforo che trasformano la strada in garage. Adesso sui viali, che una volta erano a scorrimento su almeno tre corsie, adesso ti ritrovi su una sola corsia nei pressi di un semaforo e le altre canalizzazioni praticamente vuote. Misteri della pianificazione traffico e del calcolo sui flussi veicolari. Col risultato che gli autobus vanno più veloci -o meno lenti- sulle strade dove non ci sono le corsie preferenziali e queste sono spesso vuote.
A naso si direbbe che se c’è più spazio stradale il traffico fluisce meglio, qui invece sembra valere il contrario: imbuti e strettoie per canalizzare tutto. E quindi fermi. Si è intensificato anche il traffico, ma appunto per questo bisognerebbe allargare invece di stringere.
A Firenze una ventina d’anni fa percorrevi Viale Talenti, da Signa verso, per dire, Baccio Bandinelli e via Pisana e con calma arrivavi a piazza Taddei Gaddi senza penare troppo. Oggi per fare lo stesso tratto da zona Canova verso il Ponte alla Vittoria, ma anche viceversa, si fa in tempo a sentire un intero programma radio o a fare un lungo esame di coscienza che in verità non farebbe mai male. Qui hanno penato molto negli anni scorsi perché hanno fatto lavori stradali per il passaggio della Tramvia 1.
Dove una volta c’era piazza Paolo Uccello adesso ci sono binari e incroci, ma il lume delle difficoltà valeva la candela dell’innovazione. La tramvia ha dato una bella svolta. Adesso il problemi per l’altro pezzo della Tranvia si sono spostati in zona Novoli, sopra Statuto, verso Santa Marta, dove una volta tra piccole e grandi rotonde te la cavavi e ne uscivi in tempi ragionevoli , ora tra barriere, blocchi, deviazioni e chiusure è un terno al lotto imboccare una via e pensare di arrivare.
Così succede quando si fanno lavori in casa, così, succede quando si fanno lavori nelle città. Bisogna soffrire per abbellire, dice un proverbio. Ma non si può soffrire per peggiorare. Fate le canalizzazioni intelligenti e ridateci qualche viale in cui respirare e non morire di ansia e di smog.
Fabrizio Binacchi
Con Voce di Mantova

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