Quest’anno, ai lettori di Pensalibero, formulo i migliori auguri di Natale con tre proposte:
la pungente e affettuosa ironia de La Capannuccia, dell’inimitabile, caro, Riccardo Marasco;
la storiella, una fra le tante, scelta dallo spirito e dal buon gusto dell’amico giornalista e commediografo Roberto Tamburri per il suo “Oh.. questa è bella, prontuario dell’arguzia”;
un articolo di Gaetano Afeltra, dal Corriere della Sera del Natale 2001, dedicato a “Tu scendi dalle stelle…”, con le opinioni dei NOSTRI Benedetto Croce e Giuseppe Verdi.
Buona lettura a tutti,
Adalberto Scarlino
LA CAPANNUCCIA (Testo e musica di Riccardo Marasco,1973)
In quella capannuccia
laggiù n’i’ Medioriente,
i’ ventiquattro sera
‘e c’era un fottìo di gente.
L’è pien di bancarelle
che vendan d’ogni cosa:
croccanti, torroncini,
semi, lupini a iosa.
“Compràtelo i’ mi’ migliaccio!”
‘e grida i’ barroccino:
“L’ho càrda la pattona,
ciò i’ pandiramerino!”
“Chi vòle le bruciate?
Son càrde le ballotte!
O palle, gira a i’ largo
che tu me l’ha’ già rotte!”
“I’ duro chi me lo piglia?
O donne, c’è i’trippaio!”
Carte, cartocci, bucce,
l’è un gran tatananàio!
Chi vòle i brigidini
Chi vòle i’ buccellato,
C hi si domanda attorno:
“Ma, scusi, ‘unn’ha infornato…?”
Chi va ciucciando hascìsce,
le gomme americane,
“Stia fermo, giovinotto…
La ‘un spinga colle màne..!”
A mezzanotte in punto
s’aspetta il lieto evento,
speriamo ‘un faccia tardi
perché qui tira vento.
Io ‘e vengo tutti gli anni,
‘e un posso farne a meno,
vedé’ qui’ be’ bambino
sopra un ballin di fieno.
Io…mi commòvo facile,
scoppiavo sempre in pianti;
quest’anno, pe’ conforto,
mi so’ portato i’ Chianti.
Fra questo cicaleggio
forte mugghisce i’ bue:
“Muuuuuuuuuuuu…..!
Sarà che so’ briaco,
Ma qui ‘e n’è nati due!”
I quattro evangelisti
son presi da sgomento:
“S’ha tutto da rifare
I’ novo testamento!”
Un testamento novo
edito da Feltrinelli
che narri vita e morte
di questi due gemelli.
Però ‘e ‘un sarà un gran male,
‘e un muta la dottrina,
pensa un po’ che bordello
se l’era una bambina.
E quindi, pigia pigia,
vola la santa notte,
e l’arabi e l’ebrei
tornano a dàssi botte.
NATALE E OLTRE: IL CANTO PIÙ SUGGESTIVO DELLA FESTIVITÀ ACCOMPAGNA I RICORDI TENERI DELL’ INFANZIA. IL SUO CREATORE, NEL ‘ 700, IDEÒ FORSE ANCHE L’ ALTRA CELEBRE MELODIA
Da «Tu scendi dalle stelle» a «Te vojo bene assaie»: la leggenda di padre Alfonso
NATALE E OLTRE Il canto più suggestivo della festività accompagna i ricordi teneri dell’ infanzia. Il suo creatore, nel ‘ 700, ideò forse anche l’ altra celebre melodia Da «Tu scendi dalle stelle» a «Te vojo bene assaie»: la leggenda di padre Alfonso «Tu scendi dalle stelle / o Re del cielo / e vieni in una grotta / al freddo e al gelo». Sono versi semplici, accompagnati da una melodia altrettanto semplice e suggestiva, che riempiono il nostro ricordo di bambini, di ragazzi non solo dell’ Italia del sud, di tutta Italia, a simboleggiare, a identificare il Natale (un po’ come «Stille Nacht, heilige Nacht», notte calma, notte santa, per il mondo tedesco). Li abbiamo riscontrati, questi versi familiari, forse con una commozione particolare, nella chiusa drammatica di una commedia, Natale in casa Cupiello, cantati da Eduardo e Peppino De Filippo. Non tutti sanno che questo canto natalizio, che ci viene quasi irresistibilmente all’ orecchio e alle labbra, fu scritto da un personaggio eminente della storia della Chiesa, Alfonso de’ Liguori, sacerdote napoletano, predicatore, fondatore dell’ Ordine dei Redentoristi, e finalmente dottore della Chiesa e santo, proclamato tale da Pio IX. Si aggiunga al peso religioso dell’ immagine di questo vescovo, che morì a 91 anni, nel 1787, la passione di poeta e di pittore e l’ abbondanza della produzione scrittoria: centoundici opere fra canti, poesie, sermoni e manuali religiosi, compreso quello, celebre, per i confessori. «Molto simpatico santo napoletano», diceva di lui benignamente Benedetto Croce, cui pareva che nel campo della fede popolare, emotiva, de’ Liguori avesse fatto qualcosa di analogo a sant’ Agostino – in ben altro campo. Ad ogni modo non c’ è dubbio che Alfonso de’ Liguori segni, nel cattolicesimo, tutto un indirizzo marcato dalla «volgarizzazione», dalla popolarizzazione della catechesi, della preghiera, della devozione: una devozione soprattutto del cuore, dell’ immediatezza sentimentale: un po’ fede «dei languori», come venne caricaturato il suo nome. Ma insomma: il territorio, teologico, psicologico e anche artistico che sta dietro «Tu scendi dalle stelle» è più complesso di quanto si immagina. «O bambino mio divino / io ti vedo qui a tremar. / O Dio beato / ah quanto ti costò l’ avermi amato! / A te che sei del mondo il Creatore, / mancano panni e fuoco, o mio Signore!». A queste parole è stata attaccata una musica altrettanto semplice, appassionata e orecchiabile. Mi sembra di ricordare che fra le composizioni di de’ Liguori stia anche un altro brano altrettanto famoso ma, dirò così, laico: c’ è chi sostiene che il famoso motivo di Te vojo bene assaie sia stato rubato da una melodia di sant’ Alfonso. Del resto, senza nessuna irriverenza, si potrebbe sostenere che Tu scendi dalle stelle per fluidità di musica, orecchiabilità, suggestione popolare, avrebbe avuto fortuna a un festival. L’ avrebbe vinto sicuramente. «Non è Natale senza Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo» sosteneva Giuseppe Verdi. Dai miei anni di infanzia ad Amalfi, ricordo il canto che, sostenuto dalle zampogne e dalle ciaramelle, scorreva per le strade forzando ogni porta e ogni finestra. Ho scritto «forzando» perché era quello lo squillo di Natale, che irrompeva nelle case, occupandole come un esercito vittorioso. La zampogna, con il suo lungo ronfo pareva dire a tutti: svegliatevi! Era la voce delle feste che si faceva udire. Certo per noi ragazzi voleva dire dolci, giochi, regali, un’ aria di vacanza particolare, emozionante. Quella emozione, nel ricordo, bene o male, è rimasta legata a tali parole, a tali note. Per Capodanno, c’ era un altro canto, intonato da coloro che andavano in giro battendo al suolo piccoli alberi divelti, con un tambureggiare festoso: «Aprimmo l’ anno novo / co tric-trac e botte. / Passammo chesta notte in allegria. / Nascette lu Messia / avenne puveriello / nu voje e n’ asinello».
Gaetano Afeltra
ESISTE LA PERFEZIONE? Da “Oh… questa è bella!” di Roberto Tamburri, 2008
Un uomo perfetto ed una donna perfetta si incontrarono. Data la loro perfezione non poterono fare a meno di mettersi insieme e, avuta la riprova che la loro relazione era perfetta, dopo poco si sposarono.
Il matrimonio fu semplicemente perfetto.
In una notte di Natale buia e tempestosa, l’uomo perfetta e la donna perfetta stavano percorrendo in macchina una strada di montagna molto tortuosa quando all’improvviso notarono un uomo che aveva evidentemente problemi con il suo mezzo di trasporto. Siccome era una coppia perfetta, si fermarono per aiutarlo.
L’uomo era Babbo Natale. Per una serie incredibile di circostanze il pover’uomo era rimasto a piedi, impossibilitato a proseguire il suo giro di consegna di regali.
E cos’altro potevano fare un uomo perfetto ed una donna perfetta? Naturalmente, pensando a tutti i bambini che in quella notte stavano aspettando Babbo Natale, si offrirono di accompagnarlo e di aiutarlo nel suo compito.
Purtroppo però le condizioni del tempo e quindi della strada continuarono a peggiorare, finché l’uomo perfetto, la donna perfetta e Babbo Natale ebbero un pauroso incidente.
Solo uno di loro riuscì a sopravvivere.
Quale dei tre?
Semplice! La donna perfetta è l’unica che si salva. D’altronde era l’unico personaggio reale della storia perché è arcinoto che Babbo Natale non esiste. E neanche un uomo perfetto. Bel complimento per voi signore e signorine che state leggendo, nevvero?!… ecco, però per voi donne questa storiellina finisce qui.
I signori uomini, ma, ripeto, non le donne, possono invece leggere le altre sei righe.
Se Babbo Natale e l’uomo perfetto non esistono vuol dire che al volante c’era la donna perfetta. Questo spiega perché c’è stato l’incidente.
Tra l’altro, se sei una donna e stai leggendo, abbiamo la prova anche di qualcos’altro: che le donne non fanno mai quello che loro si dice.
Roberto Tamburri

Certo che ho letto tutto, anche quello che non avrei dovuto. Così ho scoperto che le righe da non leggere sono solo quattro e non sei. Ma, si sa, l’uomo perfetto non esiste, Babbo Natale neppure. E la Befana? A qualcuno porterà cenere e carbone.
Da bravo omino ho potuto leggere fino in fondo, ed in letizia, i tuoi regali. Tanti auguri anche a te, a Nicola, a Claudio in particolare e a tutti gli amici e amiche di PensaLibero che danno vita a questo spazio di libertà.
Valerio