
La guerra aperta tra Pakistan e Afghanistan, scoppiata ufficialmente nel febbraio 2026 con l’operazione pakistana denominata “Ghazab lil ‘Haq” (Ira per la verità), è il risultato di un’escalation di tensioni storiche e di sicurezza mai risolte. La causa immediata risiede nel sostegno, negato da Kabul ma denunciato da Islamabad, (è la capitale del Pakistan) ai militanti del Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), noti come i “Talebani pakistani”. Un problema strutturale è la Linea Durand, il confine di 2.640 km tracciato dai britannici nel 1893. Nessun governo afghano, inclusi gli attuali Talebani, ha mai riconosciuto formalmente questa linea come confine internazionale ufficiale, considerandola un’imposizione coloniale che divide le tribù Pashtun. I tentativi del Pakistan di recintare il confine per bloccare le infiltrazioni terroristiche hanno portato a scontri a fuoco diretti tra le guardie di frontiera dei due Paesi già dall’ottobre 2025. Il Pakistan ha avviato campagne di espulsione forzata per milioni di rifugiati afghani irregolari, aggravando la crisi diplomatica e umanitaria. Il ritorno al potere dei Talebani in Afghanistan nel 2021, inizialmente visto con favore da Islamabad, si è rivelato un boomerang poiché il nuovo governo di Kabul non ha voluto o potuto frenare i gruppi estremisti ostili al Pakistan. Il Ministro della Difesa pakistano, Khawaja Mohammad Asif, ha dichiarato che la pazienza verso Kabul è esaurita, definendo la situazione un conflitto aperto tra i due paesi. Il conflitto tra Pakistan e Afghanistan, culminato in una dichiarazione di “guerra aperta” , è alimentato da una spirale di violenza terroristica, dispute territoriali e tensioni umanitarie. Il confine tra i due Paesi, tracciato in epoca coloniale, non è mai stato riconosciuto ufficialmente dall’Afghanistan, provocando continui scontri a fuoco tra le guardie di frontiera. Un cessate il fuoco mediato da Turchia e Qatar nel 2025 è definitivamente crollato dopo mesi di violazioni e reciproca sfiducia.
L’Unione Europea e le Nazioni Unite hanno chiesto un’immediata cessazione delle ostilità. Gli Stati Uniti sostengono il diritto del Pakistan alla difesa, mentre potenze come Russia, Iran e Cina si sono offerte come mediatori per evitare un conflitto regionale su larga scala.
L’operazione militare pakistana, denominata ‘Ghazab lil ‘Haq’ (“Ira per la verità”), è stata lanciata in risposta ad attacchi afghani contro le postazioni di confine. I punti chiave riportati dai media. La Linea Durand è il confine internazionale di circa 2.640 km tra Afghanistan e Pakistan. Per la prima volta, il Pakistan ha effettuato raid aerei diretti su Kabul e Kandahar, base del leader supremo dei Talebani. Islamabad rivendica l’uccisione di circa 297 combattenti talebani, mentre fonti afghane riportano vittime civili, tra cui donne e bambini. La comunità internazionale ha reagito con estremo allarme alla dichiarazione di “guerra aperta” tra Pakistan e Afghanistan del 27 febbraio 2026, temendo una destabilizzazione regionale e un’imminente catastrofe umanitaria. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres ha espresso il timore di un imminente disastro umanitario, avvertendo che il conflitto aggraverà la già tragica situazione della popolazione civile afghana. L’Alto Rappresentante dell’UE Kaja Kallas, ha rilasciato una dichiarazione il 28 febbraio 2026 condannando l’escalation e invitando al rispetto del diritto internazionale. Il governo statunitense sta monitorando la situazione con preoccupazione, sebbene la politica estera americana sotto l’attuale amministrazione Trump sembri privilegiare un approccio di contenimento piuttosto che di intervento diretto. Organizzazioni come Intersos e Emergency hanno lanciato allarmi sulla vulnerabilità dei civili, già colpiti da povertà estrema e malnutrizione, che ora si trovano sotto i bombardamenti nelle città di Kabul e Kandahar. I Talebani hanno risposto con attacchi di droni e artiglieria contro accademie militari pakistane ad (Abbottabad e Nowshehra sono due città del Pakistan). Gli Stati Uniti hanno riconosciuto il diritto del Pakistan alla difesa, mentre Russia e Iran hanno chiesto immediata de-escalation offrendosi come mediatori. Parallelamente, il Pakistan sta cercando di posizionarsi come hub tecnologico regionale attraverso massicci investimenti nell’intelligenza artificiale. Questa “guerra aperta” rischia ora di coinvolgere le potenze regionali e destabilizzare ulteriormente l’Asia Centrale.
Giuseppe Basilico

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