
“C’è chi sostiene che l’Afghanistan è una specie di prova generale per invadere prima o poi l’Iran.” La guerra in Afghanistan, iniziata il 7 ottobre 2001, ha visto l’avvio delle ostilità con l’invasione del territorio controllato dai talebani, da parte dei gruppi afghani loro ostili dell’Alleanza del Nord, mentre gli USA e la NATO hanno fornito, nella fase iniziale, supporto tattico, aereo e logistico. Nella seconda fase, dopo la conquista di Kabul, le truppe occidentali, statunitensi e britannici in testa, hanno incrementato la loro presenza anche a livello territoriale per sostenere il nuovo governo afghano: operazione Enduring Freedom (libertà duratura). I talebani non risposero direttamente a Bush, ritenendo che iniziare un dialogo con un leader politico non musulmano sarebbe stato un insulto per l’Islam. Dunque, per mediazione della loro ambasciata in Pakistan, dichiararono di respingere l’ultimatum in quanto non vi era alcuna prova che legasse Bin Laden agli attentati dell’11 settembre. L’atteggiamento della dirigenza statunitense di fronte alla prospettiva di una guerra, decisamente più “interventista” rispetto ad altre situazioni, così come la velocità del dispiegamento militare e l’immediato accordo raggiunto coi ribelli dell’Alleanza del Nord lasciavano supporre che gli USA avessero pianificato l’invasione dell’Afghanistan ben prima dell’11 settembre. Nel maggio 2021 le truppe statunitensi e la coalizione NATO iniziano la ritirata delle ultime truppe dall’Afghanistan. Gli Stati Uniti abbandonano la base aerea di Bagram, il quartier generale di tutte le operazioni militari dall’inizio del conflitto. In concomitanza con il ritiro, i Talebani lanciano un’offensiva su vasta scala ed avanzano, occupando diverse aree del Paese, tra cui le province di Badakhshan e Takhar. In agosto il Pentagono invia bombardieri strategici per fermare l’avanzata e poi predispone il trasferimento dell’ambasciata USA vicino all’aeroporto di Kabul, lasciando nella capitale Afghana solo il personale necessario e inviando circa 3 000 soldati statunitensi per la difesa e l’evacuazione in caso di caduta di Kabul. Altre ambasciate estere si sono trasferite, come quella statunitense, vicino all’aeroporto. I talebani hanno commesso massacri, attentati suicidi, terrorismo e hanno preso di mira i civili durante la guerra. Nel 2011, il New York Times ha riferito che i talebani erano responsabili del 75% di tutti i civili uccisi nella guerra in Afghanistan. I rapporti delle Nazioni Unite hanno costantemente incolpato i talebani e altre forze antigovernative per la maggior parte delle morti civili nel conflitto. I talebani hanno commesso altri crimini, tra cui stupri di gruppo e l’esecuzione di soldati che si erano arresi. L’amministrazione Bush ha legittimato l’invasione dell’Afghanistan, nell’ambito della guerra al terrorismo, seguita agli attentati dell’11 settembre 2001, con lo scopo di distruggere Al Qaida e di catturare o uccidere Osama bin Laden, negando all’organizzazione terroristica la possibilità di circolare liberamente all’interno dell’Afghanistan attraverso il rovesciamento del regime talebano. Dal 2018 la Corte Penale Internazionale ha iniziato a investigare su crimini di guerra commessi in Afghanistan dal maggio 2003 da membri delle forze di sicurezza afghane, da militanti dei gruppi talebani nonché dalle forze armate e dai servizi di intelligence statunitensi. Tra il 2001 e il 2021, l’Afghanistan ha visto miglioramenti nella salute, nell’istruzione e nei diritti delle donne. L’aspettativa di vita è aumentata da 56 a 64 anni e il tasso di mortalità materna si è dimezzato. Un segnale di forte speranza per chi, dimenticato dalla comunità internazionale, attende da anni di essere salvato da questa catastrofe umanitaria in parte creata dall’America. “Si tratta di una firma importante: in questo momento storico, in cui si assiste ad una preoccupante crescita di guerre e tensioni tra gli Stati, si sottolinea l’importanza dei corridoi umanitari come modello di accoglienza e di integrazione. Per gli afghani, che hanno dovuto abbandonare con grande sofferenza il loro paese dopo la grande fuga da Kabul dell’agosto 2021, e che, dimenticati dalla comunità internazionale, attendono di essere reinsediati, è finalmente un segnale di speranza”. Il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, subito dopo la firma, al Viminale, del nuovo accordo tra lo Stato italiano (ministero dell’Interno e degli Esteri), e diverse realtà associative (Cei, Sant’Egidio, Fcei, Tavola Valdese, Arci, OIM e UNHCR) per 700 profughi afghani attraverso il sistema dei corridoi umanitari. Agli americani non è servito.
Giuseppe Basilico

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