Cosa altro potremmo fare, dopo avere letto, al termine di un vertice tra Ministero Infrastrutture e Trasporti, Regioni e Enac, questa trionfale dichiarazione del sottosegretario D’Angelis: “Obiettivo centrato: lo scalo fiorentino inserito nell’elenco dei 43 aeroporti principali in Italia”.

Avete letto benissimo, potete fare a meno di stropicciarvi gli occhi. Firenze, culla dell’arte e della cultura, capoluogo di una delle venti regioni italiane certo non tra le più piccole e nemmeno meno importanti, deve essere fiera. Suonino le chiarine in Palazzo Vecchio, per il Sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti Erasmo D’Angelis che si è precipitato a dichiarare al termine del vertice, convocato dal Ministro Maurizio Lupi, si è trattato, per la città del giglio e per il popolo erede degli Etruschi di un trionfo: siamo tra i primi 43 in Italia, mica bruscolini. E sapete perché la Toscana è riuscita a raggiungere questo difficilissimo traguardo? Perché “il Ministero – ha spiegato D’Angelis – ha valutato positivamente due criteri fondamentali raggiunti nei mesi scorsi: l’approvazione della variante al Pit da parte del Consiglio Regionale che dà sicurezza allo scalo fiorentino con il riorientamento della pista che così supera i suoi limiti strutturali evitando la spada di Damocle del declassamento a scalo di interesse regionale e marginale; l’inizio di sinergie tra scali regionali con una holding tra Firenze e Pisa, diventato un modello di governance per altre Regioni, che segna la fine della concorrenza e dei gap infrastrutturali.”
Ecco: non sappiamo quanti aeroporti ci siano in Italia. A occhio e croce dovrebbero essere qualche migliaio, da Canapale a Roccacannuccia, se essere nei primi quarantatre è una performance che entusiasma niente di meno che il fiorentino sottosegretario ai trasporti e alle infrastrutture. Il quale, instancabile, non si ferma e già pregusta nuovi trionfi, tanto che la Toscana è “modello di governance” per le altre regioni. E nemmeno si sa dove porterà il virtuoso percorso, perché “prosegue la road map per il rafforzamento e la riqualificazione del sistema aeroportuale regionale”.
E’ indispensabile, ora, che Comune di Firenze e Regione mettano qualcuno a spiegare alla folla di amministratori di tutta Italia, in fila per comprendere le ragioni del prodigio, che per arrivare a tanto sono necessarie due o tre cose che sono la caratteristica distintiva dello scalo fiorentino: una pista lunga appena 1450 metri che non si può allungare ma solo riorientare (come spiega doverosamente il sottosegretario); una aerostazione piccolina con servizi a terra che lasciano a desiderare e lunghe attese per il ritiro dei bagagli; scarsi collegamenti con la città, pur essendo l’aeroporto nella città stessa, e soprattutto molta fantasia.

Solo 43 aeroporti di prima grandezza nell’immensa Italia? Pochi, troppo pochi, io ne sogno almeno 143, ma anche di più sarebbe bene, diciamo un aeroporto ogni dieci chilometri nord-sud e est-ovest, e per ovviare ail rischio che il decollo da uno non finisca con l’atterraggio nel successivo consiglo l’alternativa di autobus sostitutivi.