Qualcuno
a cui non piacciono le Olimpiadi alzi la mano… E sempre qualcuno che non crede
possa essere una ottima opportunità economica nel luogo dove si tengono….
Deserto di mani levate. É questo grossomodo che è accaduto e sta accadendo in
un città del centro dell’Italia: Firenze, la capitale del Rinascimento… come
l’irriverente si fregia quando gli chiedono “Where are you from?”, e tutti
fanno “Wow”.
Ma in questi giorni aleggia un turbinio sui
media locali (e non solo) di opinioni pro e pro la tenuta delle Olimpiadi nel
2032 a Firenze, sembra “in asse” con Bologna. Chissà incazzati quelli di Arezzo
e Siena. Il Sindaco gigliato ha anche annunciato il via al comitato promotore.
Dicevamo: tutti d’accordo… che se dici di non esserlo, tutti ti linciano. Ma – sui
generis – il governatore della Toscana ha detto che queste sono cose che
andrebbero meglio nella capitale dello Stato che non in periferia; mentre i
Verdi – che non sono quelli tedeschi o francesi, per cui nessuno se li fila –
hanno detto che ci sarebbero cose più realistiche a cui pensare. Il resto: il
ginnasta pinco, la saltatrice pallo, il sovrintendente caio, il luminare
sempronio, il giornalaio di piazza vattelapesca, l’industriale di monculi di
sotto, il bottegaio di via cincino, il verduraio dell’unto, il tuttista del
tutto… insomma un coro di consensi, entusiasmi, apprezzamenti, “sarebbe un
sogno”, bla bla, oh dio qualcuno col dubbio ma
non più di tanto chè altrimenti che fiorentini si sarebbe? Mancava solo di
chiederlo ad un “vu’ cumpra’”, ma in questi contesti nel panino da mordere
manca sempre il companatico del “fotografo della realtà”… foss’anche di cronaca
con gusto dell’ironia.
Insomma. Tutto serio. Preso sul serio. E
paginate su paginate contorniate da paginate. Aspettiamo -che in genere hanno
bisogno di tempo – le proiezioni economiche, sociali, culturali con tanti di
grafici e slide di PowerPoint di un simile evento in questa città.
Amore e odio. Tipico di chi vive con amore e
attenzione il proprio urbanesimo.
Questa è la provincia, anche se siamo nella
“capital of the Renaissance”, nella “capitale de la Renaissance”.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Lascia un commento