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Ad un magistrato la delega ai Servizi Segreti

Alfredo Mantovano proviene dalle file della magistratura e vanta una esperienza parlamentare di lungo corso. La scelta del Presidente del Consiglio di affidare ad un magistrato la delega ai servizi segreti   é – a mio avviso –  una novità interessante.  Di Marco Mayer

di Marco Mayer | 7 Novembre 2022

Alfredo Mantovano esponente politico  con  una esperienza  parlamentare di lungo corso  – tra l’ altro é stato membro del COPACO (oggi COPASIR) per Alleanza Nazionale  –  proviene dalle file della magistratura. 

La scelta del Presidente del Consiglio di affidare ad un magistrato la delega ai servizi segreti   é – a mio avviso –  una novità interessante.  Essa, infatti, potrebbe ulteriormente migliorare le relazione tra comparto intelligence (DIS, AISI e AISE)  e  potere giudiziario. Nell’ Italia repubblicana – mi riferisco soprattutto ai decenni precedenti alla  legge di riforma 124 /2007 –  tensioni tra magistratura e servizi sono state piuttosto frequenti.

Si tratta peraltro di un fenomeno non  solo italiano, esso é in un certo senso “fisiologico” in tutte le democrazie come dimostra la trama (sin troppo romanzata) di tanti  prodotti cinematografici dedicati a conflitti intra – istituzionali tra il mondo della giustizia e il comparto intelligence.

Non posso ovviamente entrare ovviamente in casi specifici, ma i lettori di Formiche possono facilmente intuire che in  un certo  numero di casi (talora molto importanti) ii é  davvero molto difficile –  se non impossibile – stabilire preventivamente se una determinata informazione  debba essere seguita dalle forze dell’ordine nell’ambito della loro attività di Polizia di Prevenzione, se debba, viceversa, essere processata esclusivamente nel circuito del Sistema di Informazione della Repubblica per ragioni di Sicurezza Nazionale o se ( e se  quando)  si debba  invece procedere all’iscrizione della notizia di reato nell’apposito registro della Procura competente. Questa difficoltà di comprendere la rilevanza e la stessa attendibilità  delle informazioni é particolare difficile  quando se si riferisce ai rapporti tra personalità fisiche e giuridiche italiane e ambienti pubblici e privati operanti all’estero in regimi autoritari). 

Per restare esclusivamente nell’ ambito della polizia giudiziaria – come sanno bene i magistrati  – talora perseguire troppo presto un reato minore può pregiudicare le attività investigative di fatti criminosi molto più gravi. Nei casi più controversi oltre  allo scrupoloso  rispetto delle procedure di legge contano  moltissimo due parole chiave: buon senso e fiducia reciproca. 

Sotto questo profilo nel nostro paese un esempio particolarmente virtuoso é’ rappresentato dall’ esperienza quasi ventennale del CASA Comitato Analisi Antiterrorismo.  Per un esame aggiornato delle attività del CASA basta fare riferimento alla relazione annuale sulla  informazione per la sicurezza del 2021.

Per fortuna nei primi due decenni del terzo millennio l’ opinione pubblica italiana ha dimostrato una crescente fiducia nell’operato dei nostri  servizi. Anche le iniziative rivolte alla cultura della sicurezza hanno  suscitato un notevole interesse nelle nuove generazioni sia nelle scuole superiori che nell’università. 

In questa fase così difficile (dominata come ha scritto la senatrice Cattaneo  dal “baratro della disinformazione”  sarebbe  opportuno dare nuovo slancio a queste attività e  compiere un salto di qualità nei rapporti con l’università sopratutto per quanto riguarda soprattutto le attività di ricerca sugli scenari futuri dell’ Italia nel medio e lungo periodo. Sono ormai numerose le tesi di laurea magistrale e le tesi di dottorato  in materia di intelligence e sicurezza nazionale. 

Sarebbe interessante fare il punto di quanto é stato fatto nell’ultimo decennio e indicare nuove agende di ricerca sulle sfide e minacce globali:    crisi energetica, cambiamento climatico, Global Health, deterrenza nucleare, terrorismo internazioanale  e sicurezza alimentare.  Occorre in particolare focalizzare l’analisi strategica sul futuro dell’Africa dove attori politici come la Russia, la Turchia, la Cina e l’India stanno ampliando e rendendo più sofisticate le loro rispettive aree di influenza. 

Sento, infine, la necessità di concludere con una postilla finale negativa e un suggerimento. In Italia  c’é ancora  un grosso ostacolo da rimuovere che scoraggia gli studiosi: la difficoltà di accesso ai materiali teoricamente disponibili. 

Lo  studio delle esperienze  passate  é indispensabile in tutte le attività formative di base e specialistiche. Negli Stati Uniti uno degli strumenti più utilizzati a fin didattici é la reading room informatica della CIA inserire link https://www.cia.gov/readingroom/home. Si tratta di uno strumento molto semplice da consultare per accedere a documenti declassificati o parzialmente declassificati.  Per spiegarmi meglio sottopongo ai lettori di Formiche  un rapporto della  CIA di notevole attualità  datato 15 dicembre  2001 e relativo alla pianificazione di nuovi gasdotti tra Russia e Cina (per visualizzarlo fare click qui).  

In Italia manca uno strumento agile di accesso ai dati. Il processo di  digitilizzazione (con facilità di accesso)  degli archivi declassificati dei segreti italiani  non darebbe solo nuova linfa agli studi di intelligence, ma sarebbe anche un ottimo segnale di trasparenza e di novità per tutti i cittadini. Non vedo rischi particolari perché se anche qualche parte verrà  “redacted”  per ragioni di sicurezza nazionale (o anche più semplicemente per non esporre persone a  pericoli)  avremo finalmente quel prezioso quadro d’insieme che sino ad oggi é mancato. Mi auguro che l’esigenza che ho espresso trovi nel governo e in parlamento un consenso bypartizan.  

Marco Mayer

Pubblicato in : EditorialeTag: buon senso, cina, consenso, crisi, estero, futuro, governo, india, informazione, italia, italia repubblicana, magistratura, mondo, notizia, nuove generazioni, opinione pubblica, parlamento, persone, polizia, presidente del consiglio, processo, repubblica, stati uniti

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Dr Anvilon

    7 Novembre 2022 alle 17:47

    Incarico – nella misura in cui è possibile (?) svolgerlo – affidato a Personalità di Buon senso.
    Articolo pregevole per le evolutive attualità del mondo di cui siamo parte, non secondaria.

    Rispondi

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