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Acqua pubblica, acqua privata, referendum, giochi politici. Il caso fiorentino e toscano

di Vincenzo Donvito | 1 Luglio 2018

Qualcuno ha capito qualcosa nella vicenda che da alcuni giorni appassiona i politici fiorentini e toscani in merito alla gestione del servizio idrico? Il cittadino -utente medio del servizio- sarebbe preoccupato solo che le bollette non aumentino (anzi, che diminuiscano visto l’alto livello di quelle in vigore) e che il servizio abbia una qualità decente. Forse con la privatizzazione qualcosa sarebbe potuta migliorare, ma non se ne parla: il referendum del 2011 ha messo la parola fine ad ogni velleità di privatizzazione (1), quindi ragioniamo in termini di servizio pubblico. Che -stante la legge- è quello che già abbiamo. Da una parte abbiamo le tariffe più care d’Italia. Dall’altra, Publiacqua (di cui i Comuni sono i maggiori azionisti, tra cui Firenze)(2) che stacca l’acqua a interi condomìni per recuperare la bolletta non pagata da un singolo condomino, in barba alla legge secondo cui potrebbero farlo solo dopo aver fatto causa al singolo moroso … alla faccia di chi sono e di chi rappresentano.
All’utente, col servizio pubblico che alcuni giudicano buono per definizione, gli si dovrebbe prospettare una situazione migliore dell’attuale. Ma cosa accade, proprio in questi giorni? Il Sindaco di Firenze, Dario Nardella, si vuole liberare dell’amministratore delegato e dell’azienda (col 40% in Publiacqua) che lo esprime, l’Acea di Roma, azienda idrica finita nei recenti scandali della Capitale e che, viste le elezioni amministrative dell’anno prossimo, dove Nardella sembra che si ricandiderà, è meglio non avere tra i piedi. E quindi, con la cosiddetta “gestione in house”, il Sindaco di Firenze vuole decidere il bello e cattivo tempo per Publiacqua, mantenendola lì dov’è anche dopo la scadenza della concessione nel 2021. Ma questo si scontra con la Regione Toscana che, grazie ad una legge (69/2011) impone l’obbligo di porre le basi per un gestore unico regionale del servizio idrico. L’opzione Nardella è probabile che farebbe aumentare molto
le bollette (è previsto un nuovo calcolo a scaglione e non più a consumo), mentre l’opzione regionale potrebbe farle diminuire. Quindi, il Sindaco di Firenze, per un proprio tornaconto elettorale è disposto a continuare a far spendere tanto -e probabilmente anche di più- ai suoi amministrati.
Siamo in presenza del classico intrigo politico, che abbiamo cercato di interpretare con l’occhio agli interessi degli utenti. Intrigo politico tutto interno alla logica della “acqua servizio pubblico” imposta dalla vittoria del referendum del 2011, col presunto cattivo (Nardella) e il presunto buono (Regione Toscana e il suo presidente Enrico Rossi). Sarebbe stato altrimenti con l’acqua privatizzata? Boh! Di certo, Sindaco di Firenze e presidente Regione Toscana non avrebbero potuto giocare in questo modo, e le logiche sarebbero state altre, con la prevalenza dei controlli Antitrust per impedire monopoli e cose simili. Ma ci teniamo questo campo di battaglia dove -ripetiamo- è evidente che le vittime sono gli utenti, pedine di politiche che, se non fossero obbligati (grazie al monopolio) a parteciparvi, ne trarrebbero vantaggi.

1 – I referendum stravinti dai proponenti, erano due: il primo quesito abrogò una norma che nel giro di pochi mesi avrebbe obbligato gli enti locali a fare delle gare aperte a soggetti pubblici, privati o misti per decidere a chi affidare in concessione i servizi idrici. Abrogato l’obbligo, tutto è rimasto come prima: la grande maggioranza delle società che gestiscono l’acqua è pubblica, gli enti locali ne sono contemporaneamente proprietari, gestori e controllori. La vicenda del secondo quesito è più intricata: abrogò un comma secondo cui la tariffa per l’erogazione dell’acqua fosse calcolata prevedendo la «remunerazione del capitale investito dal gestore» fino a un massimo del 7%, quota che comprendeva sia i profitti – «non si fanno profitti sull’acqua», dissero i comitati – che gli oneri finanziari derivanti da eventuali prestiti, nonché altri costi non scaricabili sulla tariffa. E su quest’ultimo sembra che nulla sia accaduto di diverso rispetto a quanto
avrebbe dovuto essere abrogato.
2 – e che sono anche quelli che controllano l’aderenza di questo gestore ai dettami di servizio pubblico, cioe’ sono controllori e controllati nello stesso tempo

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: 2011, aduc, azienda, battaglia, costi, elezioni, enrico rossi, fiorentini, firenze, merito, nardella, referendum, regione toscana, roma, servizio pubblico, toscana

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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