Non ci voleva il barone von Clausewitz, il grande esperto di strategia militare autore “Della guerra”, per arguire che dietro l’approvazione da parte del Partito Socialista della legge elettorale della Regione Toscana che stabiliva una soglia minima del 4% per l’accesso al Consiglio Regionale c’era un qualche accordo politico volto a garantirne la presenza nello stesso Consiglio. Bene, oggi i giornali ce ne hanno dato la prova, rivelando l’esistenza di un accordo politico fra il segretario regionale del Pd Andrea Manciulli e il segretario regionale del Ps Pieraldo Ciucchi, siglato lo scorso 27 luglio e gelosamente custodito nella cassaforte del segretario del Ps.
Niente di strano, si dirà: la politica è il regno degli accordi politici, della mediazione fra diversi interessi. E’ vero, ma forse proprio per questo sarebbe giusto che questi accordi fossero siglati, motivati e difesi alla luce del sole. Se la politica è una casa di vetro essa può sperare di ritrovare la propria credibilità e fiducia da parte dei cittadini. Ma se essa diventa il luogo dell’opacità, della riservatezza, allora continuerà a suscitare sentimenti di estraneità, di distanza e di sospetto nei cittadini, dai quali soli deriva la legittimità stessa della politica.
Perché si è ritenuto di dover nascondere, mantenere riservata l’esistenza e il contenuto dell’accordo? Forse proprio perché il suo contenuto non appare particolarmente edificante per la tradizione riformista che i due partiti della sinistra italiana intendono rappresentare. Infatti, se l’approvazione di una legge elettorale che tende a ridurre il frazionamento della rappresentanza politica nel parlamento regionale e a ridurre il numero dei consiglieri regionali costituisce senz’altro un obiettivo di riforma (comunque la si voglia giudicare), non altrettanto possiamo dire della contropartita che il contratto prevede: la garanzia di una presenza consiliare del Ps (attraverso il cd. “listino” e la rinuncia a presentarsi con una lista autonoma) e di un proprio esponente in Giunta Regionale. Si tratta non di un obiettivo riformista, bensì tecnicamente di un obiettivo “conservatore”, cioè quello di “conservare” posti e posizioni nel governo della Regione non solo e non tanto al partito in oggetto, ma ai due esponenti di spicco già impegnati in Regione, il presidente del Consiglio Riccardo Nencini e il consigliere Pieraldo Cucchi (il quale risulta così nella posizione non particolarmente elegante di trattare per se stesso). Se, come preconizzato, questo accordo dovrebbe avere una valenza “nazionale”, tanto da costituire un modello da replicare, dobbiamo dire che il contenuto non appare particolarmente esaltante sotto il profilo riformatore: consenso in cambio di posti. A me non sembra una grande premessa per la riforma della politica che pure il Pd si prefigge.
Simone Siliani – Candidato alla seg.ria reg.le per la mozione Marino

” Se, come preconizzato, questo accordo DOVREBBE ( sic! ) avere una valenza “nazionale”, tanto da costituire un modello da replicare, dobbiamo dire che il contenuto non appare particolarmente esaltante sotto il profilo riformatore: consenso in cambio di posti. ”
Intanto consiglierei l’ex assessore alla cultura del comune di Firenze di ripartire da un corso di alfabetizzazione.
I socialisti ormai sono rimasti in pochi, ma il fatto che quelli che sembrano essere i loro dirigenti si comportino come se i socialisti in Toscana fossero soltanto due mi pare poco edificante. Sarà per questo, magari, che chi si considera ancora tale vota da un’altra parte oppure non vota per niente.