Quando arriva il nostro turno, consegniamo i documenti e ci sentiamo dire dall’impiegato zelante: manca la marca da bollo. E sarebbe troppo facile se si potesse dire, mi scusi, l’ho dimenticata, le do i soldi per questo tributo stupido.

Loro non hanno le marche; bisogna uscire dall’ufficio pubblico, cercare un tabaccaio e poi rifare la coda. Il problema dei bolli, i cosiddetti “ciceroni”, si presenta anche quando dobbiamo presentare una causa in tribunale. I ciceroni o contributo unificato: (è così che viene chiamato adesso) sono un balzello iniquo, perché limita la possibilità di difendersi ai poveri, gravando in modo considerevole, se assommato alla parcella del legale. E che dire dell’assurda tassa che paga chi acquista una cambiale; incide 1,2% sull’importo (per compilare una cambiale di 10.000 euro bisogna darne allo Stato 120,00). Se dovete darla a garanzia di un debito, 120 euro se ne vanno al vento, insieme all’interesse da corrispondere al creditore. La “tassa sulla cambiale” ha un effetto negativo anche sull’economia, che ha posto a margine, in ruolo secondario, questo titolo di credito che ha regolato in passato centinaia di milioni di transazioni. L’effetto cambiario ha fatto parte del miracolo economico italiano, per la semplicità con cui passava di mano, in sostituzione di assegni e mutui. Negli anni ’60 si comprava tutto a cambiali; anche la casa, senza ricorrere alle banche. La marca da bollo va abolita in modo indiscriminato, cancellata dal vocabolario. Uno Stato moderno deve esemplificare al massimo. Il ricavato delle marche da bollo e delle cambiali rappresenta una goccia in un mare d’acqua, rispetto alla traballante macchina dello Stato che ha un debito di 2.200 miliardi. Un’inezia che non risolve nulla e complica in modo inverosimile, la nostra vita quotidiana.

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