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Abbiamo un governo da TSO: ma anche basta

Tira una brutta aria. I lavoratori hanno bisogno di lavorare e qualcuno sfida Conte e alza la serranda . Se non arriva il ristoro promesso entro il 15 novembre. A Firenze. Desolatamente vuota. Una volta si diceva che l’ozio è il padre dei vizi. Vale ancora?

di Carla Ceretelli | 16 Novembre 2020
Il Presidente Sergio Mattarella in occasione della cerimonia di giuramento del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e dei membri del nuovo Governo .(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Dalla conferenza Stato/Regioni al conflitto  perenne Stato/Regioni ormai a un punto di non ritorno. Si assiste a eventi inusitati che fanno accapponare la pelle.  Pare davvero che il virus dia alla testa.

Conflitto  alternativo fra i garantiti e i  non garantiti. Come si  riesce a mettere i cittadini   gli uni contro gli altri armati. Vergogna. Di un governo che  non ha  alcun rispetto per il suo popolo.

Continua  s /parlare di monitoraggio,  tracciamento  quando dovremmo essere già oltre. Non se ne può più di congiunti parenti diprimo grado di chi parla a vanvera senza conoscere esattamente il significato dei  termini che usa. E Babbo natale non si sa che fine farà e dove sarà catapultato.  Ultima gaffe del sottosegretario alla salute che fa le facce negando tutti gli appunti che  le vengono fatti. Negando dunque l’evidenza. Quando i tavoli  si aprono quotidianamente,  mentre  dovrebbero essere giè sparecchati e le stoviglie già lavate se non  riallocalte negli appositi spazi. In attesa del  prossimo pranzo che si allontana sempre più. Non per i politici ma per la gente.

E la medicina territoriale e gli hotel covid da trovare in una ricerca spasmodica. Tutto ancora da fare quando doveva essere già approntato da mesi.

Tutti ci rendiamo conto della difficoltà in cui nuota il governo. Ma questo annaspa da troppo tempo ormai,  rincorrendo i problemi anziché  prevederli. Non ci raccontino che non potevano sapere, perché non potevano non sapere.

 E non vogliamo parlare dei banchi a rotelle senza freno rinchiusi nei magazzini perché pericolosi.

Ora, so di dire qualcosa di ipotetico, ma sono convinta  davvero che il covid dia alla testa.

Dallo show desolante di Cotticelli alle superficiali dichiarazioni di quello senza sale in Zucca.

Dalle esternazione di quasi tutti i ministri che neppure l’uomo della strada sarebbe capace di pensare,  senza senso e senza alcuna elaborazione. Perché questi hanno in mano la nostra vita il nostro futuro e soprattutto quello dei nostri figli e posteri.

Chiaro che a fronte di quesi miseri spettacoli i cittadini si sono rotti e magari rispondono con comportamenti  meno  virtuosi, di quanto  hanno fatto alla prima ondata.

Ora si prevede addirittura la terza,  fra gennaio e febbraio.  Certo, saremmo più tranquilli se sapessimo che il governo ha una strategia e una pianificazione.

Altrimenti sarebbe da corte marziale.

Intanto si sente odore di disobbedienza civile, se non di guerra. E alcuni commercianti e ristoratori si ribellano e aprono lo stesso per quei due spiccioli, dato che gli avventori scarseggiano, per  sfamare la famiglia.

Quasi tutte le casse integrazione sono state erogate da INPS, sostiene

Malpezzi Piddina. Non si rende conto, la tapina,  che è quel quasi  che non torna. Inaccettabile.  Perché non si tratta di numeri con i quali cercano di ammaliarci.  Quelli che rientrano e  appartengono  al quasi sono  persone, famiglie imprenditori lavoratori, magari i cosiddetti invisibili.

Perché chi non lavora non mangia. Diceva qualcuno.  Certo Stalin mi pare.

E poi i morti in mare, eppure non HA stato Salvini, dato che il Viminale è inondato dal profumo della signora Lamorgese. Ma chi si vuole attaccare alle funi del cielo sostiene che è colpa del decreto sicurezza.  Eppure siamo in emergenza, si dice, e il premier emette DPCM come e quando gli aggrada. Dunque potrebbe. Se sapesse che cosa fare. Ma corre di qua e di là come un topo matto.

E nessuno, proprio nessuno sostiene  che non si salva  chi fa naufragio. Eppure continuano a morire anche con la signora Lamorgese comodamente seduta nello scranno Interno dal quale blatera in lungo e in largo. Senza decidere alcunché.

E basta con i numeri,  ché non si gioca né al lotto né a tombola. La cabala non ci interessa, ma pretendiamo persone che hanno un minimo di consapevolezza e di competenza quanto a strategia e tattica, come in guerra. perchè questa,  se non è guerra,  gli assomiglia parecchio.

Ristori come chicchi di panico nel pollaio di noi cittadini costretti a  lunghe file a  INPS che per alcuni è diventato un miraggio.  E in alternativa CAF & co o  altre istituzioni, eufemisticamente parlando, col cappello in mano e con porte e portoni  spesso sbacchiati  in faccia.  Anche in malo modo. Come  un ponte levatoio. Per arroccarsi nelle roccaforti dorate.

“Abbiamo tre diverse strade per arrivare a gestire questa epidemia: il vaccino, gli anticorpi monoclonali e una diagnostica più rapida”. Lo ha evidenziato Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e componente del Comitato tecnico

scientifico (Cts).

Politica Scienza e Cittadinanza devono procedere in simbiosi e fare la propria parte

Solo così se ne può uscire. Sostiene  colui che, forse, ne ha contezza.

La Politica decide ciò che la  Cittadinanza  dovrebbe eseguire mentre la Scienza raccomanda. Se si rompe questo equilibrio non se ne esce.

Che ne sarà di noi dopo il variopinto lock dowm non è dato sapere. Noi speriamo che ce la caviamo.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: cerimonia, consiglio dei ministri, emergenza, freno, futuro, governo, inps, integrazione, la stampa, mare, natale, nuovo governo, persone, presidente del consiglio, presidenza della repubblica, repubblica, sanità, usa

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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