
In questi ultimi mesi, mentre si parla di sacrifici che occorre compiere per la salvezza economica del Paese, la nostra classe politica e in essa i parlamentari hanno sprecato una occasione estremamente importante per dimostrare all’opinione pubblica sensibilità ed equilibrio, facendo di conseguenza crescere e divenire preoccupante la divaricazione tra le due parti, già molto ampia.
L’occasione era stata offerta dalle notizie che sul trattamento economico e sui privilegi annessi e connessi sono state fornite con dovizia attraverso i servizi di quotidiani e periodici, i notiziari radio-televisivi, i dibattiti, le pubblicazioni ampiamente documentate sulla “casta”.
Implacabili, giornalisti e video- addetti hanno illustrato in ogni particolare le tabelle relative alla indennità mensile, ai rimborsi e contributi vari per viaggi di istruzione, fine rapporto, corsi di lingue, funerali e altro, di per sé equivalenti a diverse mensilità di salario o stipendio o pensione di un operaio, di un insegnante, di un lavoratore agricolo, ecc.. Hanno così … denudato il re, offrendo pesanti elementi di giudizio. Chi ha voluto vedere e capire ha visto e capito.
Quanti erano e sono oggetto delle critiche avevano il dovere di intervenire decidendo prontamente misure cospicue di riduzione. In pratica quasi nulla hanno invece fatto. Stringi stringi, le riduzioni alla fine deliberate (ma con quanta difficoltà e quanta sofferenza!) sono infatti di entità trascurabile.
Per questo motivo l’avversione contro la classe politica e i parlamentari più in particolare, già alta per un complesso di motivi, tra cui il crescente distacco dalla gente comune, l’evidente preoccupazione di molti per gli interessi strettamente personali, il “mercato dei buoi” (è la definizione più diffusa tra la gente) e il connesso pendolarismo da non pochi sfrontatamente praticato, è cresciuta a dismisura.
La coincidenza con i riflessi della crisi economica che da qualche tempo colpisce le famiglie, in particolare quelle a reddito fisso e precario, facendo perdere la certezza del lavoro a migliaia di uomini e donne e annunziando ai giovani un domani assolutamente negativo, ha contribuito fortemente ad esasperare al massimo gli animi.
Un operaio, un insegnante, un dipendente pubblico o privato che perde il lavoro e che intanto si trova nella necessità di fare fronte al mutuo per la casa o al canone d’affitto, oltre che alle spese per i bisogni primari, vede le chiusure egoistiche di tanti pseudo “rappresentanti del popolo” come espressione di insensibilità totale e non può evitare, generalizzando, di mandarli tutti al diavolo e di attenderne con ansia la caduta.
La legge elettorale oggi in vigore fa sicuramente comodo ai leader di partito che mandano in Parlamento dei “nominati”, di fatto propri dipendenti, ma fa comodo anche a questi ultimi, una grandissima parte dei quali sa bene che non ritornerebbe sugli scanni di Montecitorio o di Palazzo Madama in caso di approvazione di una legge elettorale con le preferenze. Per questo, posti di fronte alla necessità di scegliere tra i due tipi di legge, una che dà il potere ai leader, l’altra che restituisce il potere agli elettori, quanti oggi “siedono” senza meritarlo sarebbero pronti a costituire un “fronte unico” di autodifesa.
La classe politica forse non ha avvertito la gravità del momento, il livello della esasperazione nella quale si ritrovano ormai gran parte degli italiani.
Stiamo sull’orlo del precipizio, e per il cieco egoismo di tanti nel nostro Paese è la democrazia che rischia di rimanere travolta. Quando infatti l’esasperazione popolare raggiunge livelli troppo alti, un qualunque demagogo dell’antipolitica ha la possibilità di trovare ascolto e di costruire una forza capace di travolgere tutto. La storia dei popoli è ricca di esempi di questo tipo. Che non si recrimini post factum.

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