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A WASHINGTON PRESERVATIVI FEMMINILI GRATIS

ed altri articoli. di Oscar Bartoli

di Oscar Bartoli | 7 Marzo 2010

La Capitale degli Stati Uniti, guidata dal sindaco nero (ma non troppo perche’ la madre e’ italiana) Andrew Fenty sta occupando le prime pagine dei media con le sue iniziative.

Dopo gli storm di neve (che ancora copre i bordi delle strade secondarie), Washington e’ rinata a nuova vita con l’approvazione dei matrimoni omosessuali. Molti sono gli interessati che decidono di cambiare residenza, venendo nella Capitale per coronare il loro sogno d’amore.

Ma non basta. Il Distretto di Columbia diventera’ la prima citta’ negli Stati Uniti nella quale sara’ iniziata la distribuzione gratuita dei preservativi femminili. La decisione e’ motivata dalla esplosione epidemica dell’ HIV che colpisce ormai soprattutto le donne, molte delle quali devono dipendere economicamente dal maschio e non hanno quindi spazio e autonomia per proteggere la propria intimita’. La popolazione di Washington DC e’ composta per il 70 per cento da AfricanAmericans ed e’ soprattutto in questa componente razziale che si sta verificando il maggior incremento nei casi di AIDS. Il preservativo femminile, che e’ stato introdotto in Europa venti anni fa, ha avuto l’approvazione della FDA (Federal Drug Administration) nel 1993 ma il suo uso e’ sempre stato molto limitato negli States. Lo scorso anno la FDA ha approvato lo FC2, un nuovo tipo di condom, fabbricato con un poliuretano molto piu’ sottile ma la sua utilizzazione resta ancora insoddisfacente. Nella Capitale sono stati creati dei team che organizzano incontri con le donne per illustrare loro i vantaggi delllo FC2 e le tecniche di utilizzo.

O.B.

I BAMBINI NELLA TORRE DI CONTROLLO

Un controllore del traffico del JFK di New York, visto che non sapeva dove mandare i figli quella mattina, li ha portati con se’ al lavoro, ovvero nella torre di controllo.

Ma non e tutto: i ragazzini, un maschietto ed una femminuccia, hanno autorizzato la partenza di alcuni aerei della Jet Blue evidentemente leggendo quanto il padre gli aveva preparato. Le conversazioni radio registrate stanno facendo il giro dei media americani.

Nel coro generale di proteste che sono arrivate alle televisioni alcune sono intonate al buonismo: quel padre avrebbe fatto bene a portare con se’ i propri bambini che, del resto, che male hanno fatto?

No comment da parte nostra.

O.B.

L’ITALIA COME LA VEDONO CERTI AMERICANI INFORMATI

John è un nome di fantasia. Corrisponde ad un tale, sui 45, che occupa una posizione di livello in un ‘Think Tank’, una di quelle società che, a caro prezzo, ti preparano delle indagini su come va il mondo. La conversazione che segue è nata intorno ad un tavolo di un famoso ristorante italiano di Washington.

John:

Beh, dovreste essere contenti voi italiani: ormai avete inventato il peronismo all’italiana, dopo il divorzio all’italiana! (il nostro perfido interlocutore si riferisce al film omonimo di Pietro Germi del 1961 in cui il protagonista, Mastroianni, cerca di liberarsi dalla moglie uccidendola, per convolare a nuove nozze con l’amante, ndr,).

Oscar:

Se alludi alle leggi ‘ad personam’ del nostro premier, non posso darti torto. Resta comunque il fatto che una stragrande maggioranza degli italiani lo ha votato e quindi la sua forza deriva dal consenso popolare.

John:

La sua forza deriva dal controllo del suo impero mediatico al quale bisogna aggiungere anche la televisione pubblica. Con questo lavaggio quotidiano del cervello i risultati devono venire per forza.

Oscar:

il Cavaliere ed i suoi giannizzeri sostengono invece che non controlla un bel nulla e che in Italia esiste un partito anomalo che si identifica nel giornale La Repubblica.

John:

Balle. Ma credi forse che noi non seguiamo da vicino le cose del tuo paese? Non foss’altro per ragioni professionali. Repubblica sta facendo il suo gioco. E si tratta soprattutto di un gioco imprenditoriale, perché si è ritagliata uno spazio nell’opinione pubblica che era totalmente scoperto a causa dell’inesistenza di una opposizione compatta e non un Carro di Tespi come l’attuale. Scopo soprattutto è vendere copie e acquisire pubblicità.

Oscar:

Se parli con la gente in Italia a qualsiasi livello è convinta che i mestatori professionali dell’informazione ce l’hanno con il povero Cavaliere tirando fuori tutto e di tutto.

John:

Come no? Sono invenzioni e calunnie le minorenni ‘frequentate’, le mignotte pagate da qualche prosseneta e fatte entrare nella sua residenza che privata non è perché vi risiede il primo ministro? E non basta….

Oscar:

Vedo che ce l’hai in modo particolare con Silvio Berlusconi…

John:

Personalmente lo ammiro perché è un personaggio a tutto tondo. Ma lo seguo professionalmente da anni e devo dire che mi fa venire i brividi nella schiena. Perché si tratta di un soggetto capace di tutto. E mi fa paura per l’Europa l’idolatria che ha scatenato in milioni di italiani. Si tratta di un virus che può determinare una epidemia.

Oscar:

Non esageriamo. E poi Berlusconi non è il solo ammalato di satiriasi se si pensa che abbiamo avuto il presidente della regione Lazio, felicemente sposato e padre di due figlie che andava a trans. Del resto qui in America non è che le cose siano migliori. Prima di tutto ci avete insegnato che in politica non si fanno prigionieri. Basta un senatore con la testa confusa che fa filibustering per cinque giorni per bloccare una legge che doveva sostenere il pagamento degli assegni di disoccupazione. Quanto al sesso le cronache degli ultimi decenni sono state incorniciate nelle avventure erotiche dei tre fratelli Kennedy, nei blow job che si faceva fare il presidente Clinton tanto per attenuare lo stress, nell’autolesionismo del senatore Edwards, (quasi sicuro candidato alla vicepresidenza con Obama) con amante, figlia e moglie ammalata terminale di cancro, nei politici che vengono beccati nelle latrine pubbliche a fare piedino (poveri loro) a qualche poliziotto, nell’uso che si fa delle intern a Washington (alcune delle quali poi ci scrivono dei libri). Insomma: parliamoci chiaro. Non è che questa America possa dare troppe lezioni di morale.

John:

Forse…ma non ho mai letto su qualche giornale americano che ci sono degli imprenditori che si fanno delle allegre risate, commentando il terremoto che si è appena scatenato all’Aquila e dintorni uccidendo centinaia di persone. A loro interessano gli affari che verranno fuori grazie ai loro agganci politici.

Oscar:

Questo dipende dal fatto che qui non vengono pubblicate le intercettazioni telefoniche.

John:

Va bene. E cosa mi dici di questa commedia all’italiana della bocciatura delle liste alle elezioni regionali presentate male e fuori tempo massimo dai rappresentanti del PDL, il partito voluto da Berlusconi? Se fossi un elettore di centro-destra di fronte a casi del genere mi domanderei: “Ma questi da dove spuntano? E vengono a chiedere il mio voto quando non sanno nemmeno gestire un elementare atto amministrativo.” E guarda che chiedono il tuo voto per governare la tua regione. E quale regione: la Lombardia e il Lazio. E poi tutta questa guerra dichiarata contro le istituzioni, contro la magistratura….Aggiungi la dichiarazione del ministro della difesa La Russa che avrebbe detto: “Siamo pronti a tutto”. E questo mi ricorda i fascisti quando preparandosi alla marcia su Roma gridavano il motto garibaldino “O Roma o morte”, urlo imperativo subito ribattezzato dal pittore scrittore Mino Maccari in “O Roma o Orte (cittadina a 40 km da Roma, ndr). Ma non è finita: nel bordello giornaliero degli scandali, delle intercettazioni, del malaffare si è inserita anche la nota del cantore del Coro della Cappella Sistina che procurava incontri maschili ad un alto dirigente, nonché ‘sediario del Papa’, attualmente agli arresti per accuse di corruzione negli appalti. Il Vaticano si è affrettato a dire che non si tratta di un seminarista o di un sacerdote, ma di un laico. La commedia all’italiana funziona alla grande, devi ammetterlo.

Oscar:

Qui da voi si fa più alla svelta: si eleggono giudici vicini al partito che comanda ad ogni livello sino alla Suprema Corte Costituzionale, che è poi quella che prende le decisioni che incidono per decenni sulla vita di una intera popolazione.

John:

A questo punto mi devi dire perché hai deciso di stare in America, se ci sono tante cose che non vanno bene.

Oscar:

Perché, anche se questo non è il migliore dei mondi possibili, ci si rende conto che se uno ha voglia di spendersi, qui ce la puoi fare senza andare a prostituirsi con il potente di turno o cercando il classico calcio nel culo all’italiana. Ed aggiungo che qui mi sento un cittadino di serie ‘A’, perché pago le mie tasse sino all’ultimo centesimo ma so bene che la stragrande maggioranza della popolazione fa altrettanto. Qui in America ci sono tanti farabutti. Ma quando vengono beccati la pagano cara. Ed in genere vengono scoperti. Insomma: quello che mi strazia ogni volta che torno in Italia (e ci torno spesso) è immergermi in una atmosfera cupa e grigia, in cui tutti si guardano in cagnesco, in cui gli ideali sono andati a farsi fottere e la gente vive in un materialismo osceno e immorale. Generalizzazioni, potrai dire. D’accordo: peccano per eccesso. Ma spesso ci azzeccano. I giovani, sono soprattutto i giovani italiani che mi fanno paura perché i loro modelli di riferimento per il futuro sono mutuati dalla televisione del più basso livello. Cameriere! Il conto per favore.

John:

Questa è la mia carta di credito. Facciamo a metà. Anche questo fa parte del nostro modo di essere americani.

Oscar Bartoli

Pubblicato in : Primo piano

Info Oscar Bartoli

Oscar Bartoli, Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell’IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche’ gli piaceva, ha lavorato come chitarrista – cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d’Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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