A Vieste Gavinana e Zagarolo tre eccellenze nel privato sociale laico.
Le interessanti e brillanti impressioni della nostra Carla Ceretelli a margine del convegno di Gavinana in San Marcello Pistoiese in occasione del Cinquantesimo della Fondazione Turati tenutosi il 4 ottobre all’interno della struttura voluta personalmente dal fondatore Antonio Cariglia.
Non adattare la realtà a schemi precostituiti ma rispondere ai bisogni della persona nella contingenza. No dunque alla mera teoria dei massimi sistemi ma al pragmatismo della volontà di fare. In una abilitazione progressiva. Con forza operante e poche chiacchiere.
Certo questo concetto l’hanno ripetuto uomini di tutte le stagioni, belle parole.
Ma c’è chi ha potuto dimostrare che è possibile anche l’attuazione. Un esempio eccellente è quello della Fondazione Turati con le strutture sociosanitare di Vieste Gavinana e Zagarolo.
Lo stato democratico se non è forte male difende il debole.
E Uno stato dimostra la sua civiltà dal modo in cui si prende cura dei bambini e degli anziani. Specie quelli fragili che oltre all’età sono affetti anche dalla malattia spesso degenerativa. Un mio ricordo personale di giovane educanda, insomma laurenda in pedagogia. Fui colpita da un’affermazione di Erikson, uno dei maggiori psicoanalisti americani del 900, che chiamava la vecchiaia l’età dell’angoscia. E della solitudine se il vecchio si chiude in se stesso e abdica alla vita sociale.
Dunque cinquantanni fa alcuni giovani si riunirono e decisero di fare un salto nel buio. Mai avrebbero pensato e sperato che la loro idea si sarebbe trasfomata in una realtà, un’opera così imponente che chiamare eccellente è riduttivo.
E per ottenere e mantenere questo gioiello che non pesa sul pubblico e non partecipa ad accellerarne il debito, occorre invece accellerare lo sviluppo complessivo dell’autonomia economica.
Il novecento si è lasciato alle spalle l’idea di statalismo ad oltranza dando l’avvio alla speranza di uno stato liberale o meglio liberalsocialista come superamento anche di un’ eventuale bieca degenerazione totalitaria.
Ma ora non è il momento dell’agone politico bensì della festa. Per i cinquantanni di una Fondazione, eccellenza a tutto campo del privato sociale laico, a Gavinana. Hanno fatto la staffetta i sindaci dei tre comuni oltre a quello di Pistoia e di Firenze. Che ha scoperto l’acqua calda, parlando di sussidiarietà orizzontale e verticale una ventina d’anni dopo Silvio, dato che era uno dei suoi cavalli di battaglia. Lasciati allo stato brado da una sinistra chiusa che nulla aveva a che fare con il riformismo auspicato da Turati. Ma si è riscattato, Il Sindaco, quando ha promesso e si impegnato alla realizzazione di una struttura anche a Firenze o dintorni. Magari fra una ventina d’anni.. che per mettersi d’accordo…Ma spero di cuore di sbagliare, di essere obnubilata dal pessimismo, dato che la mia generazione ne avrebbe davvero bisogno. Qualche anno fa il numero degli anziani nella nostra città superava il 30 per cemto, oltre un terzo dei residenti. Con parecchi disabili o con malattie croniche e degenerative conclamate. Se l’aspettativa di vita è aumentata la qualità della vita non lo è non nella stessa misura. Se non addirittura in regressione. Dunque abbiamo una società di vecchi, anche grandi, ultranovantenni, che il termine anziano non mi pice e debilita anche me. Nonostante gli imput della Bea con il suo fertility day esposto in maniera tale da far rizzare i capelli a vecchi e giovani, di destra e di sinistra. Perchè i nostri ragazzi oculati sanno che per mettere al mondo un figlio poi bisogna mantenerlo decorosamente. Senza dire delle nostre eccellenze , dei nostri giovani emigranti, si parla di circa un 60 percento che ne avrebbero voglia, che lasciano il posto a un flusso migratorio entrante a mo’ di vasi comunicanti..
Bella festa davvero, con esimi eccellenti esaurienti relatori, oltre al taglio della torta.. Il Vicesindaco di Vieste, una graziosa giovane signora come i due Sindaci di San Marcello Pistoiese , il comune di Gavinana, e Zagarolo, hanno aperto i lavori condotti egregiamente da Giancarlo Magni.
E poi la gente nostrana. Il Cioni, lo Sceriffo per gli amici, che opera nel Direttivo della Fondazione, Dario, il Governatore della Toscana. Ecco, un piccolo neo l’avrei notato in un suo pensiero che a mio avviso ha oscurato un tantino quel’aura di collaborazione , di coinvolgimento fra il ruolo sociale del pubblico e l’apporto importantissimo del privato sociale laico. Si è detto infatti scettico al pensiero che chi fa profitto non può dedicarsi al bene altrui.
Non avendo dato la giusta importanza al fatto che i ladri i farabutti e i mascalzoni ci sono nelle istituzioni, pubbliche appunto, come nelle imprese che non fanno i proprio dovere. Così come le persone di buon senso e buona volontà.
Due parole sul Direttore. Un uomo con un curriculum eccellente ma di una modestia e sensibilità unica. Oltre a una simpatia e un’arguzia pari al CV. Originario di Vieste ha pensato bene di dar vita anche in quella magnifica location un Centro Socio Sanitario della Fondazione. Annesso a un Centro di soggiorno, destinato al turismo della terza età. Confortevole come un albergo a quattro stelle da lui stesso così definito.
Nota personale
Conoscere di persona il simpaticissimo Neo vicedirettore del nord , insieme alla sua dolce consorte, bella e gioviale, è stato davvero piacevole. Peccato, vivono non proprio a due passi. Ma sono giovani e ricchi di verve e spero verranno spesso a trovarci.
Note a margine
Turati intervenne al Congresso nel pomeriggio del 19 gennaio, del 1921, dimostrando il profondo dissenso ideologico che lo separava dai comunisti. Dichiarò il suo netto rifiuto di ogni soluzione rivoluzionaria violenta e s’impegnò in una strenua difesa del riformismo socialista e della sua «opera quotidiana di creazione della maturità delle cose e degli uomini».
“Per essere dei veri riformisti non c’è che restare fedeli ad uno degli insegnamenti di Filippo Turati, fare coincidere ciò che si professa con ciò che si fa” Antonio Cariglia, ideatore della Fondazione.
“Ho visto Terracini, coraggiosamente alla televisione: “E allora secondo lei”, gli ha detto l’intervistatore, “aveva sbagliato Turati?” “No, Turati aveva visto giusto, disse una verità allora, dobbiamo riconoscerglielo. Aveva ragione Turati e avevamo torto noi”. »
(SANDRO PERTINI, 21 gennaio 1983)
« Per lui – e me lo riaffermò più volte- sentire Umberto Terracini, cioè un personaggio che a Livorno, nel 1921 la scissione comunista l’aveva fatta in prima persona, affermare a che a Livorno aveva invece avuto ragione Turati, costituiva un motivo di autentica commozione e di speranza. »
(VALDO SPINI, 20 marzo 2012)sopravvissuta al «mito russo»
Questo in risposta ad alcuni amici liberali doc che pensano a Turati come a un bieco comunista.
Carla Ceretelli

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