
Il 21 agosto si è conclusa la 49° stagione teatrale di Borgio Verezzi, dedicata quest’anno alla Francia e alla sua cultura, con una commedia di Sylvain Meyniac e Jean François Cros da titolo “Ieri è un altro giorno”.
Se non oltremodo esilarante è una commedia brillante certamente assai gradevole. Il ritmo non manca e gli attori risultano già ben affiatati. Bernardo Candetti, avvocato di pochi scrupoli e direttore dell’omonimo studio legale, induce il suo collaboratore, avvocato Pietro Paolucci, a commettere un abuso. In cambio, la promessa di una promozione con trasferimento e la titolarità dello studio di Londra. Paolucci, meticoloso, freddo e maniacale, pur titubante e di buoni principi, cede: distrugge l’unica copia di un testamento non gradito ad una facoltosa cliente dello studio, rendendola così principale erede. Il gesto fraudolento innesca un processo inaspettato di presenze, di azioni e di conseguenze oltremodo negative che solo apparentemente sono uniche e irrimediabili: si può tornare daccapo e di ieri trarre invece il meglio.
Gianluca Ramazzotti (Paolucci) domina la scena ininterrottamente. Protagonista indiscusso per due ore salta, motteggia e duetta con la consueta abilità, incrociando danze, sguardi e batture con tutti gli altri interpreti. Ci piacerebbe, ma lo diciamo sommessamente, che riducesse appena la marcata propensione caricaturale con cui personalizza, comunque da par suo, l’interpretazione. Per chi non lo rammentasse, pur conosciuto eccellente interprete di numerose commedie, lo ricordiamo come spalla di lusso di Antonio Catania ne “Il prestito” in cui abbiamo faticato non poco a riconoscere chi fra i due meritasse di più per naturalezza e per padronanza.
Ben nella parte Antonio Conte perfido avvocato titolare dello studio e Milena Miconi la segretaria. Ancora da registrare qualcosa, ci pare, per ottenere maggior fluidità per Biancamaria Lelli la vedova già consolata e per Alessandro Sampaoli giovane avvocato praticante. Abbiamo colto qualche esitazione, ma ai più forse quasi impercettibile, in un Antonio Cornacchione ancora vincolato dai tempi propri del cabaret in tv. La commedia esige un respiro costante e prolungato che il piangente protagonista del tormentone sul “povero Silvio” solo ora si cimenta a far suo.
Una prima convincente a coronamento di un cartellone che ha proposto dieci spettacoli – tra loro appena distanziati – di cui otto in prima nazionale, per un totale di 22 repliche dall’11 luglio al 21 agosto. Il tutto esaurito ha sottolineato il successo dei protagonisti succedutisi sul palco: Lello Arena, Corrado Tedeschi, Debora Caprioglio, Paola Gassman, Mariangela D’Abbraccio e come detto Gianluca Ramazzotti.
Una nota merita il contesto originalissimo. In posizione dominante sul mare, la piazza Sant’Agostino, che ospita il Festival, insiste nel cuore della borgata e, su un lato, permette una vista della Riviera del Ponente savonese di rara bellezza. Accanto, rispettosi dell’antica architettura, alcuni ristoranti offrono non solo la cucina tipica del territorio ligure, ma anche terrazze e logge ben approntate che, oltre alla degustazione, invitano alla conversazione o che consentono una inaspettata intimità. Due ampi sterrati gratuiti parcheggi consolano l’automobilista che, ignorando il servizio navetta disposto dall’organizzazione teatrale, affronta tre chilometri solo nominalmente percorribili nei due sensi.

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