Sono ricominciate le lezioni. Si sono riaperte le scuole. Finalmente (fate voi se ironicamente o realmente) si torna alla normalità autunnale dopo i mesi delle vacanze e dei viaggi, per chi ha potuto, o le semplici settimane del calore per chi è stato costretto a rimanere dove abita.
E con le scuole riparte uno dei fenomeni più curiosi e assurdi, perché no? Insensati, della nostra vita quotidiana: a scuola in suv, o comunque in macchina. Macchinoni e macchinette fin davanti all’entrata, sotto il cancello, e quindi strade, incroci e mezzi quartieri intasi e gasati.
A Milano come a Verona, a Bologna come a Firenze, a Bari come a Palermo, o Mantova l’abitudine di portare i nostri pargoli anche piuttosto grandi sin davanti al liceo o ai vari istituti provoca la concentrazione più assurda di veicoli proprio dove ci sarebbe da evitare traffico e inquinamento.
Sì perché ovviamente non è una sosta lunga o un parcheggio normale: è un continuo avvicinamento al punto più vicino per lasciare la figlia o il figlio e poi cercare di uscire dall’ingorgo autoprodotto lambendo, con le lamiere del suv e pneumatici da trattore, zainetti e cartelle, braccia e gambe. E con marmitta sputa gas.
Ovviamente più grande è l’istituto scolastico più grande è l’ingorgo inquinante. Ci sono città che ospitano le scuole concentrandole in un quartiere organizzato. A Mirandola per esempio ci sono un liceo e un istituto agrario raccolti in una specie di cittadella dell’educazione e dell’istruzione tra vialetti e aiuole.
Lì ovviamente non entri con le auto e i genitori accompagnanti rimangono negli appositi viali di “circonvallazione” o nei parcheggi laterali appositi. Un mezzo sogno. Ci sono invece plessi scolastici in quartieri di città che occupano un intero isolato e le relative strade adiacenti diventano un tutt’uno con la scuola. Una specie di quadrilatero dedicato. Dove in certi orari non è possibile passare.
E’ giusto occuparsi di passanti e bretelle, di valichi e di varianti a lunga percorrenza ma è altrettanto importante e urgente che assessori e sindaci si prendano a cuore quei pezzi di traffico urbano che, pur in orari definiti e limitati, rischiano di paralizzare e gasare per ore interi pezzi di città.
Perché sul fenomeno “a scuola in suv” piomba il contemporaneo fenomeno, dato l’orario di inizio delle lezioni, dell’ingresso nelle città delle migliaia di pendolari periferia-città e viceversa. Con il loro carico e scarico di lamiere e di gas.
Un incrocio bestiale. Code per le scuole, code ai semafori dei pendolari, attraversamenti pedonali cavalcati dalle auto e rotonde adottate come temporanei parcheggi. Robe da coprifuoco urbano tra le 7 e 45 e le 8 e 30, ripetuto dalle 12.30 alle 13.30.
Nell’era delle grandi innovazioni tecnologiche e della vita smart appare del tutto preistorico dover zig-zagare con libri e quaderni, cartelle e zainetti come si fosse alle prove di un gran premio.
Molto possono fare le famiglie, qualcosa possono fare le scuole,ma molto debbono fare gli amministratori. Consapevoli che la mobilità intelligente è qualità della vita. Anche la mattina presto.
Fabrizio Binacchi
Con Voce di Mantova

Caro Siracusa, grazie per il vivido e pure analitico commento. In alcune zone di varie città, mi dicono, è diventata una guerra urbana. Marmitte contro zainetti. Buon tutto.
Caro Binacchi, viviamo in una società di individui complessati in perenne gara fra loro. Acquistare il Suv dà sollievo al complessato, e portarci il figlio a scuola fa status, altro sollievo da un’esistenza squallida. Naturalmente la scusa è sempre la stessa, impedire che il bimbetto faccia un chilometro a piedi perché lungo il tragitto, come noto, stanno in agguato migliaia di pedofili e bancarelle di droga, così ci dice il terrorismo dell’informazione. Morta la vecchia gioia di fare a cartellate incontrando i compagni per strada, ora i bimbetti si guatano confrontando la qualità del Suv dei rispettivi genitori. Come dire che la scuola è già stata sconfitta prima di entrarci.