Accanto alla massa dei poveri sfruttati dalla cooperazione o meglio dal sistena industriale, non c’è corruzione ma lo spreco di una enorme macchina pubblica che è ormai l’unica economia capitolina.
Per la Corte dei Conti, o meglio per le sue sentenze, il Lazio ha accumulato l’importo di ca. 23,5 milioni di risarcimento comminato per danno. Lo dice, l’Anac, l’agenzia anticorruzione di Cantone. E’ molto, il doppio di quanto deve pagare per esempio la Lombardia (ca. 12 milioni). E Roma costituisce il 90% dei numeri del Lazio. Si tratta però di una cifra lontanissima dalla stima sull’importo della corruzione a Roma fatta dalla commissione per la Razionalizzazione della Spesa capitolina che ha parlato di 650 milioni. La differenza tra 23,5 e 650 salta agli occhi; è 27 volte superiore. Come ha fatto il Campidoglio a tirare fuori questa cifra dal cappello, assolutamente in linea con il clima allarmistico incombente in questi giorni sulla Capitale? Per deduzione. Unimpresa, l’associazione delle piccole imprese ha stimato che la corruzione italiana sia 10 miliardi del Pil italiano, cioè l’0,7%. La commissione capitolina ha applicato la stessa semplice equazione al Pil romano (92 miliardi) ed ha calcolato i suoi 650 milioni. Tocca capire cone faccia Unimpresa (non l’Istat o la Corte dei Conti) a parlare di 10 miliardi di corruzione. L’associazione ha pubblicato un report a riguardo, nel quale si dicono alcune cose verissime, per esempio che l’argomento non è la corruzione ma “i costi dell’illegalità”; ed anche che “non è facile calcolare i costi economici complessivi del fenomeno che può essere calcolata, facendo una sintesi tra diverse fonti internazionali”. Dunque la stessa fonte citata dal Campidoglio chiarisce che si va per presupposizioni a livello mondiale includendo territori che dalle Americhe, all’Asia, all’Africa, fino all’Europa sono tutte completamente illegali, almeno secondo standard occidentali. La stima, assolutamente generica che gira, tanto per dire un numero, è di un danno di illegalità di 100 miliardi in 10 anni. Poi il resto viene per proporzione, come il 3% del pil mondiale di illegalità, i mille miliardi di dollari di tangenti nel mondo e i 120 miliardi di corruzione nell’Ue. E’ lo stesso metodo applicato da Transparency International che somma per la sua classifica sulla corruzione inchieste sommarie dell’Onu e di chi capita, articoli ed interviste a gole profonde scelte con accuratezza politica. Una volta postulato che l’asino vola, per congetture se ne può calcolare la velocità di crociera, intensità degli incidenti, le malattie legate alle correnti d’aria. Si tratta di uno sport politico che vuole dare le colpe di cattive scelte e di cattive politiche a qualche forma di sabotaggio. In genere alternando come colpevoli l’evasione fiscale come la corruzione. L’inchiesta in corso che sta destabilizzando tutta la gestione romana degli ultimi 20 anni da Rutelli a Veltroni fino a Marino ( con la breve parentesi di Alemanno) non vuole vedere il dato di fondo del periodo, la destrutturazione e deindustrializzazione di Roma, da cui, come anche nel resto del Paese, dipende il continuo depauperamento. A Roma solo l’8% dei lavoratori è occupato nell’industria. Invece ci lavora il 25% delle 5 polizie e dell’apparato giudiziario. La 29 Giugno, cooperativa incolpata dell’inchiesta in corso, comodamente crocifissa per il link che offre al solito tema dello stragismo degli anni di piombo, ha un fatturato di 51 milioni, dietro Zetema da 73 milioni e davanti a Roma mobilità da 45, Risorse per Roma da 45, Aequa Roma da 20. E’ pensabile che la corruzione sia 3 volte tutti i fatturati sommati delle società che lavorano per la Capitale? Tutto a Roma ed in Italia è in realtà ormai affidato all’outsourcing dei lavoratori di cooperative e\o piccole imprese. Chi staziona alle toilette della stazione, chi movimenta le merci del grande supermercato, chi viene a fare assistenza o rivende l’abbonamento della tv satellitare non è dipendente delle Ferrovie, del brand Gdo, dell’ospedale o del grande media. Perché tutte le grandi imprese puntano a pagare tutti 3 euro l’ora al di là di quello che sia il lavoro. Accanto alla massa dei poveri sfruttati dalla cooperazione o meglio dal sistena industriale, non c’è corruzione ma lo spreco di una enorme macchina pubblica che è ormai l’unica economia capitolina. La stessa edilizia è scesa tanto in basso da essere stata superata dalla produzione cinematografica. La Uil, nello studio del Servizio Politiche Territoriali del segretario Loy, invece informa che sono completamente legali i 228 milioni assegnati dal Bilancio dello Stato assestato al Quirinale, i 943 alla Camera, i 505 milioni al Senato, i 53 milioni spartiti dal un piccolo pugno di persone alla Corte Costituzionale. In tutto 3 miliardi che gli Organi dello Stato centrale (Presidenza della Repubblica, Camera dei Deputati, Senato della Repubblica, Corte Costituzionale, Presidenza del Consiglio, Indirizzo politico dei Ministeri) non hanno inteso diminuire, aumentandoli anzi del 2% rispetto al 2013. Davanti al rapporto UIL, il sottosegretario Del Rio ha protestato, pretendendo l’esistenza di un risparmio di 10 milioni. Purtroppo anche fosse vero, ha replicato il segretario Uil Barbagallo, sarebbe “un parziale abbattimento dell’incremento previsto” che è di 60 milioni globali e di 25 per la sola Presidenza. Così si procede. Quelli dei 3 miliardi fanno la lezione a quelli dei 23 milioni, magari inventandosi la bolla balla da 650 milioni. Dando sempre più ragione al candido cittadino qualunque cui sembra che non ci siano quasi più distinzioni tra propaganda, corruzione e spesa pubblica. L’importante è che ci siano in un modo o nell’altro sempre più lavoratori a 3 euro l’ora, i veri incorrotti.

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