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A proposito delle primarie in Lombardia

di Guido Martinotti | 19 Novembre 2012

Se si devono fare queste primarie il Pd le faccia al suo interno poi decida, se pensa di poter vincere le elezioni vada con il suo candidato senza fare tante storie. 

Da poco rientrato dagli Usa, mi convinco una volta di più che le primarie importate da questo Paese sono state un pessimo acquisto, come sempre quando si copia una pratica straniera con la superficialità caratteristica della nostra cultura politica, che si innamora delle parole senza andare a vedere cosa c’è dietro. Le primarie (che in Usa hanno numerose versioni) fanno parte di un processo di successive selezioni che ha uno scopo ben preciso: selezionare a più stadi la persona più adatta a governare (fit to govern) il paese per quattro anni. Il tutto in un sistema di forte contrapposizione a due, prima con le primarie, poi con i voti (popolari ed “elettorali”) e poi finalmente, ma è una formalità, con l’assemblea dei grandi elettori. E in un sistema in cui non ci sono i partiti in senso europeo, ma due blocchi che si attivano soprattutto nelle elezioni e nel periodo tra una elezione e l’altra soprattutto tramite gli eletti e il loro rapporto con la circoscrizione. Nessuna di queste condizioni esiste qui, per cui si inventano le cose più caprine come le primarie di coalizione, che sarebbe come far combattere un plotone di peltasti contro una divisione di opliti: se proprio non fanno cazzate, i candidati del gruppo più organizzato vincono. Ma poiché da soli non vincono le elezioni, vorrebbero ampliare la base, ma continuare a vincere loro. Mi sono scannato ai tempi di Pisapia a dirgli che il partito doveva starne fuori, che poi se non vince è peggio ancora. Io credo che se si devono fare queste primarie il Pd le faccia al suo interno poi decida, se pensa di poter vincere le elezioni vada con il suo candidato senza fare tante storie. Se invece pensa di non farcela cerchi un’alleanza con un altro gruppo, ma a quel punto deve inevitabilmente appoggiare il candidato del gruppo che appare meglio capace di portare alla vittoria. Non c’è alternativa. Che senso ha chiedere a Ambrosoli di fare delle primarie? Se l’elettorato non lo sceglie il Pd si ritrova solo, se lo sceglie si ritrova scornato, il tutto dopo aver speso soldi e inasprito gli animi. E’ veramente una situazione loose-loose.  Se i nostri super Clausewitz della politica sono stati capaci di incasinare un meccanismo relativamente semplice con le primarie mi domando cosa non sarebbero capaci di fare con l’assemblea dei grandi elettori. Capace che tra il giorno delle elezioni e il giorno del voto per il Presidente sarebbero capaci di tirare fuori da cappello un terzo nome, chissà magari un dinosauro tipo Al Gore o Bush padre.

Pubblicato in : Primo piano

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