
Il vertice multilaterale di Miami rappresenta l’ennesima recita della diplomazia in poltrona, un cinico salotto dove si pretende di barattare la libertà e il sangue di un popolo in armi con calcoli di convenienza geopolitica. Mentre sul terreno i bombardamenti russi continuano a straziare l’Ucraina, i negoziatori di Kiev sono costretti a volare in Florida per sedersi al tavolo degli inviati speciali statunitensi Steve Witkoff (operano in tandem come Inviati Speciali per le Missioni di Pace dell’amministrazione Trump) e Jared Kushner.
Non si tratta di una vera ricerca della giustizia, ma di un mercato della sottomissione camuffato da “nuove idee e proposte”. La convocazione d’urgenza dei consiglieri alla sicurezza di Regno Unito, Francia, Germania, Nato e Unione Europea non serve a dare forza alla resistenza, ma a ripartire le colpe di una resa annunciata. È la solita, vecchia Europa dei burocrati e dei pavidi, invitata a fare da notaio a un accordo concepito altrove, per lavarsi le mani del destino di chi ha preferito morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio.
C’è un’ipocrisia intollerabile in tutto questo. Ci hanno riempito la bocca per anni con parole come “sovranità”, “diritti” e “libertà”, e ora si riuniscono nei resort dorati di Miami per decidere quali pezzi di terra strappare alla carne viva dell’Ucraina per placare la fame del dittatore di Mosca. La delegazione ucraina si trova davanti a un ricatto mascherato da pacificazione. Se l’Occidente abdica al dovere morale di difendere chi combatte anche per la nostra libertà, l’esito di questo incontro non sarà la pace, ma il trionfo della prepotenza globale e l’inizio del nostro definitivo declino.
Le conclusioni di Miami rappresentano l’ennesimo capitolo del tradimento di un Occidente che baratta il coraggio con la comodità e la giustizia con una quiete illusoria. Una resa travestita da pace senza giustizia non porta alla sicurezza, ma costituisce soltanto la sala d’attesa della prossima guerra.
Giuseppe Basilico

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