A che punto è la notte della sinistra democratica europea? Le elezioni in Grecia sembrano dire che la lezione dei fatti è compiutamente arrivata anche in Ellade, ma solo pochi giorni prima i laburisti inglesi avevano scelto come leader Jeremy Corbyn, il più retrò dei socialdemocratici europei. C’è dunque molta confusione là doive un tempo c’era il sole del’avvenire.
La tentazione di uno slittamento a sinistra che aleggia, può insomma prolungare l’attesa dell’alba e infatti il panorama europeo non è propriamente quello del 41% del PD alle europee.
La sinistra è in realtà molto a disagio con i populisti, protagonisti dell’attuale fase della politica mondiale perché pensa che un po’ le somiglino (un’altra “costola”?) e l’eccezione italiana vien quasi giustificata da impropri paragoni tra Renzi e Berlusconi, accomunati si da un cinico pragmatismo, per cui capaci di fare in Europa rispettivamente il socialista e il democristiano senza esserlo, ma non va dimenticata la tempra tutta politica del ragazzaccio toscano: un professionista con il fiuto e il ritmo dei tempi, non l’utilizzatore finale di un frusto anticomunismo.
Sta di fatto che, in Germania, la sinistra che fu di Brandt, Schmidt e Schroder è oggi vassalla della Merkel con una vice cancelleria di Gabriel che nella crisi greca è stato più austero della stessa CDU e che nelle meritorie inversioni di rotta sull’immigrazione è parso marginale. Quanto alla Francia, il basso gradimento di Hollande non consente ai Renzi d’Oltralpe, Vals e Macron, di emergere più di tanto. In Danimarca il centrosinistra ha perso le elezioni perché anche li sta montando il populismo e la socialdemocrazia non può vivere solo di allori passati. In Spagna, a sinistra, soffrono l’irruenza di Podemos e l’onda dilagante della secessione catalana.
Quanto a Corbyn, fermo al marxismo anni 60, polveroso e fuori sintonia come le sue mezze calze e la sua rispettabile ma patetica Bandiera Rossa, a nulla sono servite le hegeliane dure repliche della storia.
Per lo meno, in Grecia, un altro marxista per vezzo, l’ex ministro Varufakis, aveva tinto di rosa le sue provocazioni vintage, sorseggiando un cocktail sulla terrazza con vista sull’Acropoli. Qui siamo invece proprio alla nostalgia anti Nato, ai bei tempi delle miniere e delle ferrovie di Stato, alla totale distonia con le necessità del Paese leader della finanza. Proprio un voler perdere – con orgoglio, per carità – anche le prossime elezioni, e le successive.
Certo l’atteggiamento di tante “basi” di sinistra in giro per l’Europa sembra quello del richiamo della foresta. Lo si era visto già quando il Labour aveva scelto tra i due fratelli Milliband il più rosso, e quando Cameron, un po’ a sorpresa, perché forse non lo meritava, aveva stravinto le elezioni britanniche. Vittorie a cui si dovrebbe rispondere con una sfida in avanti, non con una fuga in biblioteca. Inforcando una bicicletta.
La foresta è quella dei bei tempi antichi, popolata di bandiere, di Sindacati che mobilitano le piazze, di critiche di sistema, di utopie più o meno romantiche.
Certo, il populismo dilagante in Europa (e in USA con Trump e altri) ha spiazzato la sinistra nella sua pulsione più di opposizione che di Governo, che è il suo vero male, anche in Italia fin dai tempi in cui rifiutò di collaborare con Giolitti. Emblematica l’insistenza con cui Bersani, che pure è un uomo strutturalmente di Governo, dotato di grande buon senso, inseguì i 5Stelle all’indomani della non vittoria del 2013. Al contrario di Renzi sempre sferzante con grillini e leghisti, non esitando a buttare cinicamente al rogo tutto ciò che agitava i comizi di Grillo, dal Senato alle Province, ai Sindacati, alla Confindustria. Insomma, una rilettura concreta del libro sulla Casta, per ricavarne scelte precise e spettacolari, non un semplice copione per recite istrioniche sulle piazze.
I Corbyn così come i Fassina di Grecia e Spagna non servono nè alla sinistra né all’Europa intera, che ha una classe dirigente debole proprio nel suo momento più difficile. La notte è purtroppo ancora lunga e abbiamo tutti bisogno che finisca.

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