
“L’Europa deve essere pronta ad affrontare tutte le minacce e il modo migliore per farlo è anticiparle.”
Questa frase è stata pronunciata ieri dalla Commissaria europea alla gestione delle crisi, Hadja Lahbib. Poi sono seguiti i consigli: tutti si attrezzino con scorte di acqua, cibo e medicinali per almeno 72 ore, e facciano esercitazioni comuni.
Un messaggio che fa paura, che fa subito pensare alla guerra, e che non possiamo non collegare al riarmo che si vuole fare nella UE con una spesa di 800 miliardi.
Un pensiero spaventoso che si rafforza quando la Commissaria aggiunge che si tratta di “essere preparati a qualsiasi tipo di crisi: una nuova pandemia, una catastrofe naturale o una guerra”, come “abbiamo visto negli ultimi 3 anni in Ucraina con proiettili, droni, missili, aerei da combattimento e sottomarini”.
Dunque a Bruxelles si pensa veramente alla guerra. E il timore si accresce quando senti le notizie che arrivano da Parigi, dall’incontro tra Macron e Zelensky, che ha anticipato il vertice dei “volenterosi” di oggi.
La linea non è certo quella di spingere sui negoziati o di avanzare proposte di pace. “Mosca firmi la tregua senza condizioni”, dice Macron, annunciando altri due miliardi di armi da mandare a Kiev.
Al vertice di oggi questo concetto verrà ribadito, indicando ancora una volta nelle armi la soluzione del conflitto, e quindi alimentando il rischio di un allargamento dello scontro e di un coinvolgimento diretto dell’Europa.
Di fronte a tanta furia bellicista, arrivi persino a pensare che, per quanto sbagliata, potrebbe essere una fortuna la decisione di Trump di giocare in due la partita, USA e Russia, e che comunque, in queste condizioni, sia un bene che l’influenza sul negoziato dell’Unione Europea e della Gran Bretagna sia praticamente vicina allo zero.
Inoltre, nella stessa giornata di ieri si fanno sempre più minacciose anche le insistenze di Trump sulla conquista della Groenlandia.
“Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza internazionale. Dobbiamo averla. È un’isola di cui abbiamo bisogno da un punto di vista offensivo e difensivo. Odio dirlo in questo modo, ma dobbiamo averla”, ha detto il presidente americano.
È una dichiarazione, anche questa, che fa pensare al peggio perché non esclude la possibilità di un’invasione armata di un territorio che fa parte, non dimentichiamolo, della Danimarca, e quindi dell’Unione Europea.
Contro questo delirio bellicista, che se non interrotto prepara una guerra mondiale, bisogna scegliere l’unica via razionale: quella del negoziato e della pace, e dell’opposizione a una nuova corsa al riarmo, valorizzando tutto ciò che va in questa direzione.
Infatti, è positiva, una volta tanto, anche la posizione del governo italiano che esclude di inviare truppe in Ucraina se non sotto l’egida dell’ONU, e perciò con il parere favorevole dei 5 membri del Consiglio di Sicurezza, di cui fanno parte anche Cina e Russia.
Personalmente vedo in modo molto positivo anche le manifestazioni per la pace, come quella indetta dal M5S per il 5 aprile, e la presentazione di mozioni in Parlamento contro il riarmo da parte dei Cinque Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra.
Il mio augurio è che anche il PD, il partito che dovrebbe essere la forza fondamentale della sinistra, erede delle battaglie contro i missili e per la pace di Enrico Berlinguer, faccia una scelta netta, abbandonando definitivamente il sostegno a Ursula von der Leyen e votando contro il riarmo della UE.
Le posizioni di Elly Schlein e la mozione votata di recente in Parlamento hanno rappresentato passi avanti importanti. Ma non basta, perché su temi come quelli della pace e della guerra occorrono scelte nette, fatte nei tempi giusti.
Sono convinto che, se si consultassero gli iscritti e gli elettori del PD, la stragrande maggioranza si esprimerebbe per la pace e contro il riarmo, senza se e senza ma.
Enrico Rossi

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