Articolo già pubblicato l’11 Settembre 2016
E’ di pochi giorni fa l’anniversario della strage di Beslan, dove il tre settembre 2004 in Ossezia del nord avvenne una delle più assurde e crudeli stragi. Ancora oggi ricordando quei terribili giorni un brivido ci scuote forte senza poter frenare l’emozione, sia fosse stato un vento gelido a sfiorarci la pelle con l’insistente petulante grido di morte. Ella Kesaeva è l’ultima rimasta a difesa delle vittime di Beslan, tra cui 186 bambini su 334 morti e 126 invalidi permanenti. Una strage voluta da Putin per mostre il pugno di duro contro i sequestratori ceceni che occuparono la scuola elementare di Beslan. I ceceni furono definiti fondamentalisti, ma fu l’esercito russo a uccidere. Lo scrive nel libro “ Beslan. Nessun indagato” edito per l’Italia da Carabba, Ella Kesaeva, che visse quei momenti del massacro. Sua figlia e suo nipote fuggirono da una finestra di quella scuola, ma il nipote non si salvò. Mosca non ha mai fatto chiarezza ma resta assurda la decisione di colpire così drasticamente, contro qualsiasi logica di sicurezza e senza una normale contrattazione al fine di salvare la vita di tante persone. I ceceni chiedevano il ritiro dell’esercito di Mosca dalla loro terra e l’indipendenza dopo aver sopportato due guerre durissime contro la Russia di Putin. Alcuni di quei terroristi erano stati rilasciati dalle autorità russe poco prima, inducendo a un’azione voluta e programmata. Lo afferma la coraggiosa donna caucasica presidente dell’unica associazione rimasta in piedi a difendere i diritti delle vittime, per aver visto i documenti dove il colonello russo autorizzava la liberazione di sette prigionieri ceceni. Shamil Basayev lo scrisse prima di essere ucciso, che la responsabilità del massacro era russa, e ora la lettera è nelle mani della Corte Europea dei Diritti Umani. La Cecenia è un paese caucasico, quindi europeo. Nella seconda guerra cecena, Grozny fu rasa al suolo e dopo la morte di Dudaev che combatteva per l’indipendenza dalla Russia, questo piccolo stato di un popolo mai domo cadde, in sintesi, nelle mani dell’integralismo e di Kadirov, il pretoriano di Putin. In Cecenia, quindi in Europa, c’è la Sharia. Fa parte della Russia, ma ha è anche autonoma, perfetta per ricevere Jihadisti fuggiti dall’Afghanistan dove possono formarsi militarmente grazie ai russi. La Cecenia è stata distrutta per volontà di Putin. Il popolo ha dovuto fuggire nella vicina area del Daghestan violentata e sgozzata dai soldati russi. Beslan, fu un’altra bestialità russa. Ella Keasaeva lo ricorda benissimo. Furono i soldati russi e l’FSB a combinare la strage. Quei Ceceni erano disperati dopo gli abusi subiti. La Politovskaja, poi assassinata in Russia come altre centinaia di giornalisti, lo sapeva e sapeva benissimo, denunciandola, anche la verità sulla strage che accadde al teatro Dubrovka. La responsabilità è però, anche dei sequestratori che nella loro disperazione pensavano a un’azione estrema. I bossoli dei lanciarazzi russi piazzati su i tetti delle case che colpirono prima la palestra piena di ostaggi, poi tutto l’edificio scolastico, furono fatti sparire dalle autorità, o dagli OMON, la polizia speciale, equivalente ai Beirkut ucraini di Yanukovich. I pompieri furono bloccati per più di due ore prima di poter intervenire a domare l’incendio che uccise e ustionò tanti innocenti. Perché tutta questa violenza è ricaduta sulla minuscola Cecenia e gli innocenti di una zona d’Europa così remota ai più come l’Ossezia? Perché ci sono il gas e il petrolio che serve all’Europa, come sarebbe servito a Hitler nella campagna di Russia. Accadde anche in quelle terre nel 2008, quando la Russia invase la Georgia e l’Abkhazia per fare della sua capitale Sukhumi, il porto militare sul Mar Nero nel caso in Ucraina non avesse vinto le elezioni Yanukovich, che avrebbe garantito a Putin, l’affitto del porto militare di Sepastopoli per altri venti anni. Il messaggio dei russi è chiaro: nessuno stato deve uscire dal loro controllo. La forza le uniche e la violenza, sono armi di persuasione e le sole che la Russia di Putin riconosce. Il Caucaso, infine, divide il mar Caspio dal Mar Nero e il gas è facile trasportalo. Molto più facile che farlo arrivare dalla siberia, o ancora da più lontano. La Russia degli oligarchi mira a questo, non hanno altro, e null’altro sperava, e spera una parte d’Europa. Per questo motivo i media in Germania e particolare in Italia sono restii a raccontare la verità.
Enrico Martelloni

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