Il discorso con cui Matteo Renzi ha presentato ufficialmente la propria candidatura Alle primarie PD ha riaperto, finalmente, i giochi e ha segnato in maniera definitiva un prima ed un dopo.

Il discorso con cui Matteo Renzi ha presentato ufficialmente la propria candidatura a Verona non ha solo riaperto, finalmente, i giochi in senso strettamente operativo, ma ha segnato in maniera definitiva un prima ed un dopo – seppure con quasi vent’anni di ritardo. Perchè un discorso così avremmo voluto sentirlo nel ’94, e con questa affermazione intendiamo ammettere onestamente ed amaramente il tragico fallimento di una generazione – quella nata negli anni Sessanta – che ebbe la possibilità di intervenire in una fase critica della nostra vita politica e sociale, all’indomani dell’operazione giacobina e populista di Mani Pulite, ma non lo fece, per ignavia, per codardia, ma soprattutto per la trista abitudine di scegliere sempre la via più facile. Quella di accodarsi al Re Mida che garantiva posizioni in cambio di sudditanza, oppure quella di ripararsi entro le mura ben consolidate di una sinistra lobbizzata e rinserrata nel presunto mito della propria superiorità morale.
Ma a differenza di quanto di solito accade in questo paese, il fallimento di allora non ci impedisce di riconoscere la qualità di una nuova generazione che invece la via più facile non la sceglie e si assume l’onere e la responsabilità di proporre una sfida che non è velleitaria ma poggia su basi solide: la partenza dal basso, l’esperienza amministrativa, il rapporto con i cittadini ed il territorio accomuna tutto il gruppo di giovani amministratori che fa capo a Matteo Renzi, persone non cooptate, non nominate, non scelte dal potente di turno, ma che invece hanno conquistato la fiducia ed il sostegno degli elettori andando regolarmente contro i candidati designati dal loro partito ed hanno vinto stringendo un patto con i cittadini invece che con la classe dirigente del Pd.
E questo già sarebbe tanto, nel poco, anzi nel nulla, della politica italiana odierna – ma il discorso di Renzi contiene molto di più, qualcosa che va oltre la sfida del momento e che al tempo stesso la colma di un autentico significato, perchè tira una riga netta con il passato e fissa un imprescindibile punto e a capo. Qualcosa con cui tutti dovranno fare i conti e misurarsi, e non ci meraviglia il silenzio e la mancanza di risposte che ha seguito il suo discorso, letto con chiarezza da tutti i commentatori, ma ignorato, aggirato e lasciato del tutto inevaso dai leaders politici. Che pure avrebbero il dovere e l’obbligo morale di dirci con altrettanta chiarezza quale sia la loro proposta e la loro idea di Italia dal momento che sono tutti pronti, ancora una volta, a candidarsi.
La cosiddetta rottamazione ha assunto un contorno ma soprattutto un contenuto netto e non più equivocabile in alcun modo – non è un semplice espediente anagrafico, è una dichiarata e definitiva rottura con il passato, con l’archeologia della politica, di destra, di sinistra, di centro, e non perchè banalmente vecchia, ma perché profondamente arcaica. Nello stigmatizzare la foto del Palazzaccio – Vendola, Di Pietro ed altri promotori del referendum sulla riforma del lavoro – Renzi ha evidenziato chirurgicamente i limiti genetici di questa classe politica, che sarebbe stata arcaica già ai tempi del luddismo essendo cromosomicamente programmata a guardare indietro, a distruggere e non a costruire. E liquidando la presunta meglio gioventù sessantottina, partita per fare la rivoluzione e riuscita invece ad aggiudicarsi i vitalizi d’oro dei parlamentari, ha privato di ogni restante fregio retorico, stucchevole e tarocco l’eskimo dei rivoluzionari in barca a vela, buoni a stare trent’anni in Parlamento ma del tutto incapaci di incidere positivamente sul cambiamento di questo paese.
E poi Renzi ha fatto qualcosa di nuovo, qualcosa che non ha precedenti nella storia repubblicana di questo paese: ha dichiarato una precisa, netta, chiara e voluta assunzione di responsabilità di una nuova generazione che non ha paura di presentarsi da sola, senza padrini nè protettori, che non chiede il permesso di farsi avanti ai capi in testa, che non si mette in coda per una raccomandazione ed una prebenda, ma si dichiara in grado di compiere un forte cambio di passo. Ci siamo, governiamo nei nostri comuni, siamo stati eletti e non nominati, abbiamo un dialogo costante con i cittadini, ci misuriamo ogni giorno con le necessità e le istanze dei nostri territori, ed ora abbiamo un progetto per l’intero paese, il coraggio di proporlo, la forza di realizzarlo, e la faccia di assumercene per intero la responsabilità.
C’è in tutto questo una precisa idea di presente che porta dritta al prossimo futuro: un cambiamento che non è uno slogan inutile buono solo per la campagna elettorale ma un deciso forte cambio di rotta. Quando una nuova generazione si propone di assumere una responsabilità verso tutti, si fa carico di disegnare e costruire un paese migliore, si impegna con tutte le proprie energie a restituire dignità e credibilità alla politica passando attraverso il confronto aperto con i cittadini e tagliando fuori tutti i riti, il malcostume, l’accidia e la servile sudditanza della vecchia politica, significa che un paese ha ancora una speranza, perchè ha una risposta vera ed imprescindibile su cui contare: il proprio capitale umano.
Non i miti, non le illusioni, non le promesse o peggio le allusive premesse del votami e poi ti ricompenso – ma le persone, che sono la vera anima e la vera forza di una comunità. Ed il migliore investimento che possiamo fare, oggi, per l’Italia è quello di far emergere finalmente tutte le qualità e le capacità di un capitale umano di cui ancora, fortunatamente e forse persino immeritatamente, disponiamo, e che è l’unico in grado di farci ripartire davvero.

Paolo, che dirti, se la tua a scelta è l’antipolitica, io posso pure rispettarla, ma non condividerla. Solo che il nostro diventa un dialogo fra sordi. Personalmente, non credo che l’antipolitica possa in alcun modo ricostruire la politica perchè non ne ha in sè la capacità, essere anti produce conflitto, forse pure una breve vittoria, ma poi si deve anche saper progettare.
Io, Chiara, non faccio piu’ “credito” a nessuno, la Corte di LoRenzi, non mi interessa, capisco che alcuni si appassionino, ma io non lo faccio piu’! La politica, in Italia, é marcia, é una mela marcia, non la puoi far ritornare sana, in questa mela c’é anche Renzi! Ma come fate a crederci ancora?!? Tutti bravi, tutti governatori, tutti trasparenti, la Polverini, Lusi, Formigoni, Bossi,Vendola, tutti uguali, di destra, di sinistra, nella stessa mela putrida! Renzi si fa la sua corte dei “miracoli” e poi farà lo stesso, ormai, se non lo avete ancora capito, la battaglia é tra politica (la mela marcia) e anti-.politica! Attualmente solo questa seconda “branca” mi apüpassiona, l’altra é un disco rotto che mi sono stufato di ascoltare e non riesco a capire come caschiate in molti nella solita sola, la stessa ripetitiva fregatura, ciclica, come un minuetto!
Già solo il sorriso e l’ammiccata di Berlusconi a Renzi mi bastano per non volerlo in nessuna salsa, oggi se ne é uscito anche Bersani con la sua squadra di giovani, tutti rottamatori ora, tutti “ganzi”.
No Chiara, mi rifiuto di ricadere nella trappola, l’Italia, da Milano, a Roma, alla Sicilia, é LADRONA, anche passando da Firenze.
Vedi Paolo, un sistema politico corrotto e fallimentare lo riformi, radicalmente, solo se per prima cosa metri fuori l’intera classe dirigente che lo ha prodotto e sostenuto. E per farlo è necessaria una battaglia che, in questo momento, ammettiamolo onestamente, sta facendo solo Renzi. Che tu lo veda come il candidato solo dei delusi di destra, perdonami, mi pare una lettura veramente riduttiva, e lo dimostra che in tutte le feste del Pd dove è andato a parlare ha raccolto folle di persone che sono elettori del Pd. Riguardo la legge elettorale, è vero che un ritorno al proporzionale rimetterebbe tutto in discussione, riportandoci alle trattative post voto della prima repubblica, ma lo scontro avviato per le primarie ha un valore che le travalica, come bene hanno capito i cittadini che ci si stanno appassionando.
Ieri sera su Rai 3, Walter Veltroni ha spiegato che le primarie per trovare un candidato premier sono valide solo con il solito sistema elettorale, che deve essere chiaro a tutti, va cambiato per i disatri che ha prodotto.
Matteo Renzi appare sempre di piu0′ il candidato dei delusi di Berlusconi, un candidato di destra e non di sinistra. Preparatevi al suo contratto con gli italiani dal neoso Vespa.
Penso che prima di parlare di persone e ambizioni, legittime per carità, ci sia tutto un sistema fallimentare da rimettere a posto.
Sono quasi convinto che Renzi non avrà il posto che desidera e dovrà accontentarsi di essere il n° 2, Bersani avrà la maggioranza e poi chissà se sarà veramente utile che un candidato ci sia visto che non si sa ancora con quale sistema si voterà-
In ogni caso, io faro’ parte degli astenuti alle prossime elezioni.
Esatto, mentre tutti rinnegano le proprie responsabilità nel disastro che ci ha travolti, qui c’è un gruppo che se le assume e le dichiara apertamente. Basterebbe questo a segnare in modo netto la linea del cambiamento.
C’è una parola nuova ,nel messaggio di Renzi : responsabilità . Il che toglie ogni credibilità alla contromanovra pubblicitaria degli agit.prop che commentano “dicono tutti sempre così ,ma poi…”. Almeno si torna a sentire ,accanto al coraggio della presa di posizione , il senso della affidabilità personale . Il che non è tutto ,naturalmente ,ma è certo abbastanza ,in mezzo alla marmaglia degli azzeccagarbugli della politica di casa ( o cosa ) nostra…