
A Porta a Porta, Bruno Vespa ha indossato i panni del bonzo televisivo: dall’alto della sua cattedra ha impartito alla giovane rappresentante degli universitari una lezione su quanto sia importante studiare prima di parlare. Un tono che ho trovato sprezzante. Bene, allora guardiamoli insieme, questi dati.
Bene, guardiamoli questi dati.
È vero che l’abbandono scolastico in Italia è diminuito: nel 2025 è sceso all’8,2%, sotto la media europea del 9,1%. Un progresso importante, lungo un percorso iniziato molti anni fa.
Nella graduatoria europea siamo comunque a metà classifica: quattordicesimi su ventisei Paesi con dati disponibili. Non c’è nulla di cui andare orgogliosi e si può e si deve fare meglio.
Ma c’è anche un altro dato: per la percentuale di giovani tra 25 e 34 anni con una laurea o un altro titolo di istruzione terziaria, l’Italia è penultima nell’Unione europea. Ventiseiesima su ventisette Paesi, davanti soltanto alla Romania.
Anche questo merita di essere studiato e raccontato. È un ritardo strutturale che dovrebbe interrogare chi governa e indurre ad ascoltare con maggiore rispetto le ragioni della protesta studentesca.
Ma Bruno Vespa questo dato non lo ha ricordato. Certamente è meno comodo per la narrazione rassicurante e per il governo Meloni e rischia di riconoscere le ragioni della mobilitazione degli studenti.
Quindi, prima di impartire lezioni ai giovani, sarebbe bene considerare l’intero quadro. E ricordare che fare domande, esprimere disagio e protestare sono diritti: non occasioni per essere umiliati in televisione.
Enrico Rossi

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