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di Ennio Ricanelo, politologo e giornalista, corrispondente speciale per l’America Latina per Pensalibero.it.
San Paolo – A volte, la faccia della distruzione genera una sorta di stupidità: ci anestetizza di fronte a un’incredibile follia che spinge centinaia di persone a seguire una presunta idea di sovranità nazionale che, pur essendo tale, subordina l’interesse nazionale a quello statunitense. Questa nuova religione chiamata bolsonarismo è un pericolo, una chiarissima minaccia a ciò che si propone di difendere: la sovranità brasiliana. Il movimento, già di per sé, rappresenta un pericolo indecente per la democrazia.
Domenica (18), durante le manifestazioni bolsonariste che, secondo le stime della polizia, hanno riunito più di 80 mila persone sull’Avenida Paulista, nel centro di San Paolo, una cosa ha attirato l’attenzione: un missile gonfiabile di plastica con la seguente scritta: «Trump, sgancia una bomba atomica sul Brasile». La richiesta dei sostenitori di Flavio Bolsonaro ha messo in evidenza una cosa: la cosiddetta sovranità è importante soltanto nella retorica, nella pratica, non importa. Quello che conta è vincere a ogni costo.
Le espressioni “Stati Uniti” e “Donald Trump” compaiono 6 volte nel programma di governo di Flavio, mentre “sovranità” compare 9 volte. Come termine di paragone, il programma di assistenza alle persone più bisognose, che ricevono farmaci gratuiti nelle farmacie grazie al sostegno del governo, “Farmácia Popular”, non viene menzionato neanche una volta nel programma. Questa assistenza, durante il governo del padre, Jair, ha subito un drastico taglio degli investimenti, dimostrando l’esistenza di un rischio concreto per il futuro.
La difesa dell’identità brasiliana, la protezione della famiglia e la religione come presunto segno di idoneità rappresentano un modo per mascherare una campagna elettorale debole, priva di idee chiare e di un progetto per il Paese che possa offrire alle persone un futuro in cui credere. Il bolsonarismo, come movimento, ha soffocato l’opportunità per il Brasile di vivere un processo democratico pieno, lontano dalla pericolosa e palese minaccia alle istituzioni che costruiscono e garantiscono la sana convivenza all’interno della grande struttura democratica.
L’estremismo è uno spazio che alimenta una profonda inquietudine. Avere un leader che ti dà la certezza di poter tirare fuori il peggio che hai dentro non è una novità: l’Italia ha vissuto tutto questo durante il Ventennio, la Germania e la Spagna offrono altri esempi. Il bolsonarismo ha tolto alla società brasiliana la possibilità di avere una destra, un centrodestra, un centro, un centrosinistra e una sinistra, e di scegliere senza paura.
Il dibattito non esiste. È una distruzione della capacità critica di un’intera generazione: della capacità di criticare, di interrogarsi, di mettere da parte il cuore e il fegato e di analizzare la politica con il cervello. Questo è un concetto fondamentale per costruire una democrazia forte e strutturata.
Tutto questo ha trasformato il primo dibattito presidenziale, trasmesso da Band, in un vero e proprio film tragicomico. Il dibattito si è trasformato in un battibecco, senza presentare ai brasiliani alcuna proposta, nulla sul futuro. Bolsonaro non ha risposto a nessuna domanda di Lula né a quelle dei giornalisti. Lula, da parte sua, ha cercato di difendersi dagli insulti e dalle fake news di Flavio. Durante due ore, i brasiliani, al di là delle divisioni, hanno assistito a una nuova realtà: il caos come retorica politica. È desolante. È una vergogna.
La settimana che ci separa dal ballottaggio ci pone più domande che risposte. Il sentimento dell’antipolitica cresce, visto che più di 30 milioni di brasiliani non sono andati a votare. La sensazione che la politica possa non essere la strada giusta per cambiare la società è sconcertante, perché ci porta a una domanda a cui non è certo facile rispondere: se non è la politica, come faremo a cambiare le cose?
Quando la società civile non vuole prendere in mano il potere di cambiare rotta, ci sarà sempre qualcuno, a volte con motivazioni peggiori, disposto a farlo al suo posto. E potrebbe essere troppo tardi per riprendersi questi diritti. La democrazia non è un gioco, è un diritto conquistato, sempre minacciato da chi vuole il potere soltanto per sé.
Ennio Ricanelo

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