
Ieri, 13 ottobre, ho partecipato alla manifestazione davanti a Palazzo d’Orléans, a Palermo, per chiedere le dimissioni del Presidente della Regione Renato Schifani e del suo governo. Sono tornata a casa con tanta rabbia, indignazione e amarezza. È difficile assistere a ciò che sta accadendo nella nostra terra senza provare un profondo senso di sconforto. La Sicilia ha bisogno di risposte, serietà e rispetto, non di vicende che continuano ad alimentare la sfiducia dei cittadini nelle Istituzioni.
A indignarmi ancora di più è la vicenda che coinvolge Gaetano Armao, avvocato, docente universitario, politico, già vicepresidente della Regione e consulente giuridico di Schifani in questa legislatura. Parliamo di una persona che ha ricoperto incarichi prestigiosi e percepito compensi da diversi ruoli professionali e istituzionali. E allora la domanda mi viene spontanea: con tutti gli incarichi assunti e gli stipendi che ne derivano, perché mai ci sarebbe stato bisogno di prendere anche soldi in presunte tangenti? È una domanda che nasce dalla rabbia e dall’incredulità davanti a una vicenda che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, riguarderebbe denaro nascosto dentro un orologio a pendolo. Le immagini delle telecamere diffuse sui social hanno contribuito ad alimentare lo sconcerto dell’opinione pubblica. Saranno gli accertamenti giudiziari a stabilire le responsabilità, ma il danno alla fiducia dei cittadini è già motivo di profonda preoccupazione.
Proprio quell’orologio è diventato il simbolo della protesta. In piazza, gli organizzatori, ne hanno portato uno antico, preso in prestito da un antiquario e decorato con banconote finte da cento euro, per rappresentare una vicenda che ha colpito profondamente l’opinione pubblica. Un’immagine forte, che richiama il contrasto tra le difficoltà quotidiane di tanti siciliani e le ombre che si addensano attorno alla politica regionale.
In questa storia, però, c’è anche un episodio che restituisce un po’ di speranza. Come raccontato da Ismaele La Vardera sui social, un lavoratore che stava spostando l’orologio nello studio di Armao avrebbe trovato una borsa piena di denaro. Secondo il racconto, l’uomo avrebbe guardato dentro, senza prendere nulla, avrebbe richiuso la borsa e l’avrebbe rimessa al suo posto, per poi riferire l’accaduto a una segretaria. Un gesto che, se confermato nei dettagli, merita rispetto. In mezzo a una vicenda che solleva tanti interrogativi, il comportamento attribuito a questo lavoratore ci ricorda che esistono ancora persone capaci di agire con onestà, anche quando nessuno sembra guardare. È da persone così che bisogna ripartire.
Alla manifestazione erano presenti rappresentanti di diverse forze politiche, con bandiere e striscioni, insieme a cittadini e rappresentanti della società civile. Tra le forze presenti figuravano il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Controcorrente, Europa Verde-AVS, Italia Viva, Possibile, Più Uno, il PSI (Partito Socialista Italiano), il PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano) e +Europa. Una partecipazione ampia e trasversale, unita dalla richiesta di dimissioni di Schifani e del suo governo. Al di là delle appartenenze, il messaggio lanciato dalla piazza è chiaro: la Sicilia non può continuare a essere governata ignorando la rabbia e le preoccupazioni dei suoi cittadini.
Perché, mentre la politica è travolta da polemiche e inchieste, le famiglie devono fare i conti con il costo sempre più alto della vita. Fare rifornimento è diventato un peso, riempire il carrello della spesa costa sempre di più e arrivare alla fine del mese è difficile per tante persone. A tutto questo si aggiunge il dramma dei giovani che non riescono a trovare in Sicilia opportunità di studio e lavoro adeguate e sono costretti a trasferirsi in altre regioni o all’estero per costruirsi un futuro. Ogni ragazzo che parte è una perdita per la nostra terra, che vede allontanarsi energie, competenze e speranze.

È questo che mi fa più male: vedere una Sicilia ricca di potenzialità, ma troppo spesso incapace di offrire ai propri cittadini le condizioni per vivere dignitosamente e restare. Non possiamo rassegnarci all’idea che partire sia l’unica possibilità per chi vuole lavorare, studiare e realizzarsi. La politica dovrebbe occuparsi di questi problemi, dare risposte concrete e dimostrare con i fatti di essere al servizio della comunità.
Per questo ero in piazza e per questo ritengo necessarie le dimissioni di Schifani e del suo governo. Non si tratta soltanto di una protesta contro singole persone, ma di una richiesta di responsabilità, trasparenza e cambiamento. Chi governa deve rispondere del proprio operato e riconoscere quando è venuto meno il rapporto di fiducia con i cittadini.
La Sicilia non ha bisogno di una politica che difenda se stessa. Ha bisogno di una politica che difenda i siciliani, che contrasti il caro vita, crei opportunità per i giovani e restituisca credibilità alle Istituzioni. La fiducia non si conquista con le parole, ma con i comportamenti, la trasparenza e la capacità di rispondere delle proprie responsabilità. E oggi, davanti a Palazzo d’Orléans, ho sentito forte la necessità di dire che la nostra terra merita molto di più.
P.S. Per arrivare oggi a Palermo da Catania ci sono volute ben quattro ore. Quattro ore, quando normalmente percorro questa autostrada in un’ora e mezza, al massimo due se c’è traffico. Un viaggio interminabile, tra interruzioni continue, deviazioni e percorsi alternativi. E allora mi viene spontaneo chiedermi: mentre alcuni politici finiscono al centro di indagini o procedimenti giudiziari per vicende legate a presunti illeciti e al denaro, noi siciliani non riusciamo nemmeno ad avere un’autostrada degna di questo nome, capace di collegare in tempi ragionevoli Catania e Palermo.
E che dire della Sicilia occidentale, spesso difficile da raggiungere in automobile, mentre alcuni collegamenti ferroviari richiedono tempi di viaggio lunghissimi, che possono arrivare anche a nove ore? Questa è la contraddizione che fa rabbia: c’è chi, secondo le accuse, avrebbe cercato di ottenere denaro che non gli spettava, mentre i cittadini continuano a pagare il prezzo di infrastrutture inadeguate, disservizi e anni di promesse. La Sicilia non chiede privilegi: chiede strade sicure, collegamenti efficienti e una classe politica che si occupi finalmente dei problemi reali delle persone.
Angioletta Massimino

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