
Conte sterza a sinistra. Anzi sterza a tutta forza verso la sinistra radicale. Il presidente del M5S vuole fare il pieno di voti nelle elezioni politiche del 2027 e imbocca a tutta velocità la strada progressista. Sono solo un lontano ricordo i tempi nei quali Grillo e Di Maio definivano il Movimento cinque stelle “né di sinistra né di destra”.
Fissa con nettezza l’identità politica. Vuole vincere le elezioni e cancellare le scelte dell’esecutivo di Giorgia Meloni: «È il momento di una politica radicalmente e autenticamente progressista». Il progetto progressista da attuare ha un taglio di sinistra radicale basato sullo stop all’invio di altre armi all’Ucraina per difendersi dalla Russia. Giuseppe Conte sterza a sinistra. Rilancia l’accusa di «genocidio» a Netanyahu per gli stermini a Gaza. È un tornado alla convention del M5S di Milano: «No al riarmo, no ad accordi militari e commerciali con Israele, restaurazione del reato di abuso d’ufficio, no alla norma salva politici dalla Corte dei Conti; cancellazione delle norme che limitano gli strumenti investigativi e le intercettazioni. Cancelleremo anche le leggi bavaglio».
La base gli consegna una maggioranza plebiscitaria nella trattativa con il centro-sinistra sul programma elettorale: il 91,7% degli iscritti cinquestelle vota contro l’invio di altre armi all’Ucraina perché «allontana la pace». Il 97,9% vota per riconoscere lo Stato di Palestina, il 94,1% contro il riarmo europeo, il 91,8% boccia l’aumento delle spese per la difesa.
Conte sterza a sinistra. Vuole cogliere il vento della paura della guerra per mietere voti pacifisti. Teme la concorrenza della Sinistra italiana e dei Verdi suoi alleati e soprattutto quella delle destre populiste di Vannacci (all’opposizione) e della Lega di Salvini (al governo) con forti simpatie per Putin.
Il presidente dei cinquestelle con un fortissimo mandato della base si blinda e mette in difficoltà sia Beppe Grillo sia Elly Schlein. Grillo ha fatto causa contro il M5S di Conte rivendicando la titolarietà del nome e del simbolo del Movimento da lui fondato. La rottura tra i due personaggi è scoppiata dopo la cancellazione dallo statuto dell’incarico di garante del comico genovese. Grillo ha accusato l’ex presidente del Consiglio di aver tradito i valori pentastellati. Ha sentenziato: «Il Movimento è stramorto». Sembrava voler fondare un nuovo partito ma successivamente smentisce: «Non ho il potere, le facoltà di farlo». Però aggiunge: «Io posso dare degli input…». C’è chi prevede grandi novità. Il comico genovese piomba a Roma e incontra a pranzo Andrea Stroppa, braccio destro in Italia del miliardario Elon Musk. Gira l’ipotesi che possa costruire un nuovo partito attrattivo mettendo insieme giovani e nuove tecnologie digitali. Elio Lannutti, ex senatore grillino, lascia aperto uno spiraglio: «Mai dire mai. Mai mettere limiti alla provvidenza».
Un analogo discorso vale per la segretaria del Pd. Elly Schlein non dà via libera all’ambizione per la leadership di Conte alle elezioni politiche; anche lei, come l’ex presidente del Consiglio, è pronta a correre nelle primarie come candidata delle opposizioni a Palazzo Chigi. Le differenze con l’”avvocato del popolo” sono forti. Dice: prima va steso un programma comune di coalizione e poi si faranno le primarie. Riconosce l’esistenza di contrasti in particolare sull’invio di armi all’Ucraina, ma è fiduciosa su una intesa: «Finché non c’è una pace giusta, è giusto sostenere un Paese che subisce un’invasione. Su questo discuteremo e troveremo un compromesso». Tuttavia il “campo largo” al quale lavora da mesi la segretaria democratica per battere l’alleanza di destra-centro guidata da Meloni ancora non c’è e per ora esiste solo un “campo minato”.
Conte si prepara alle due sfide sbandierando un consenso interno enorme: gode della fiducia di oltre il 90% degli iscritti cinquestelle. Può discutere con Schlein e Grillo da posizioni di forza.
Rodolfo Ruocco

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